A Firenze presentato alla Fortezza da Basso il Forum sociale europeo che si terrà dal 6 al 10 novembre
Porto Alegre sull'Arno
Checchino Antonini Firenze - nostro servizio
Pane al pane, vino al vino: per il suo debutto in società - la presentazione ufficiale - il Forum sociale europeo (Fse) ha scelto un taglio colloquiale e accogliente nello scenario suggestivo della Fortezza da Basso, che sarà cuore e quartier generale dell'evento fiorentino che si terrà tra il 6 e il 10 novembre prossimi. Qui, ieri mattina, i promotori hanno voluto distribuire ai cronisti pane, vino e formaggi - rigorosamente biologici - per diradare la nebbia delle non-notizie che già circolano allarmanti su alcuni mass media governativi o filo governativi.
Il Forum sociale europeo prende atto della smentita del prefetto fiorentino Achille Serra su un'eventuale zona rossa nei giorni del forum e sulla sua sospensione in caso di guerra all'Iraq, come "svelato" da Panorama ma contro la fumogena informazione che rischia di avvolgere il Forum sociale europeo si è tentato, con una conferenza stampa collettiva, di spiegare i cinque mesi di lavoro svolto da un centinaio di organizzazioni europee. «Abituatevi alla nostra pluralità, a vederci in tanti» avverte Bruno Paladini del Movimento antagonista toscano mentre, per tutta risposta, decine di flash simultanei quasi accecano i pochi volti più noti della galassia no global in barba alla presenza di almeno una trentina di porta voce di reti, associazioni, sindacati.
«Siamo quelli di Porto Alegre - esordisce Luciano Muhlbauer del gruppo "Allargamento rete del Forum sociale europeo" - siamo quelli che credono che quella di Schengen e del Patto di stabilità non sia l'unica Europa possibile». E Muhlbauer, esponente del SinCobas, snocciola il percorso che dalle prime marce di Amsterdam e Colonia ha consentito l'approdo a Firenze dopo i controvertici di Nizza, Praga, Genova, Barcellona: «Siamo la nuova generazione impegnata contro la fortezza Europa e la Bossi-Fini e contro le guerre e gli embarghi. Per questo il forum si aprirà dedicando ai migranti il suo primo evento di piazza e tre giorni dopo, il 9 novembre, ospiterà il grande corteo europeo contro la guerra, al quale prenderanno parte delegazioni palestinesi e israeliane». Poi, è stata ricordata l'adesione di Via Campesina, dell'arcipelago del sindacalismo di base e, particolare inedito, quella della Ces, la confederazione europea dei sindacati, ossia di tutti quei soggetti che in Gran Bretagna, Grecia, Spagna e Italia stanno riaccendendo il conflitto sociale, come testimonierà, il 10 novembre, una grande assemblea dei movimenti sociali.
In questa città dei movimenti ci saranno almeno 15-20mila partecipanti al forum e molti di più al corteo. «Gli eventi si svolgeranno su tre assi fondamentali - illustra il programma Alessandra Mecozzi, della Fiom (è stato scelto che le conferenze stampa fossero tenute a rotazione tra i vari portavoce) - critica e opposizione al liberismo, no alla guerra, democrazia partecipata e cittadinanza universale. Il forum vorrà dare voce a tutti gli esclusi con le sue manifestazioni, le grandi assemblee di precari e disoccupati, studenti, migranti, donne; con 18 conferenze, 150 seminari, 200 laboratori e ancora dialoghi e "finestre sul mondo" diffusi in vari luoghi della città, nel corso dei quali saranno delineati gli impegni futuri delle campagne: sarà questa la nostra sfida a chi prepara la guerra e pretende che questa sia la migliore, e unica, Europa possibile». Per il programma si rimanda per ora al sito www. fse-esf. org, ma si può anticipare che l'Fse vivrà «tra la Fortezza da Basso, l'auditorium del Palazzo dei congressi e la stazione Leopolda - dice Stefano Kovac che si occupa dell'organizzazione - mentre eventi culturali e spettacolari sconfineranno anche nei comuni dell'interland».
La trattativa non si è ancora conclusa per quel che riguarda l'accoglienza e l'alloggio dei partecipanti e la definizione del percorso del corteo, «il primo vero grande appuntamento europeo contro la guerra e che coinvolgerà tutta la città». Per coinvolgere i fiorentini e demistificare la campagna allarmistica si è messo al lavoro il locale social forum che ha attivato una campagna su Firenze città aperta (vedi a fianco l'articolo di Sara Nocentini n. d. r. ).
A margine della conferenza, Alfio Nicotra, responsabile Pace del Prc, annuncia che Rifondazione chiederà la diretta Rai per il corteo del 9 novembre «che sarà contro la guerra anche se l'Onu la dovesse autorizzare». La sua è una richiesta di chiarezza indirizzata anche a chi sta preparando iniziative contro la guerra per sabato prossimo «compresa quella indetta dai Ds proprio qui a Firenze con l'obiettivo di sovrapporsi/dialogare con il movimento». I Disobbedienti annunciano per i giorni del forum una serie di azioni «di conflitto e consenso nella disobbedienza» come evoca il veneto Luca Casarini: «stiamo pensando ad azioni contro le banche armate, quelle che lucrano comprando le azioni delle multinazionali dell'industria bellica». A proposito del clima costruito intorno al Forum, Casarini annuncia: «siamo noi che dobbiamo mantenere l'ordine pubblico, siamo per la legittima difesa della democrazia». Poi polemizzando col regista Franco Zeffirelli, che aveva invocato una cauzione dai no global per i possibili danni al patrimonio artistico della città, commenta «a noi i monumenti piace guardarli, mentre è a qualcun altro, come Berlusconi, che non piacciono e infatti li svende». Ma ci sarà un nuovo "laboratorio Carlini"? «Speriamo che non sia solo per i Disobbedienti - risponde Michele De Palma, dei Giovani comunisti - noi abbiamo aperto con il Comune un confronto per uno spazio dedicato al protagonismo delle giovani generazioni e a quei soggetti europei che già quest'estate si sono incontrati a Leden (Olanda). Quello spazio ci serve per discutere sulla riconversione delle pratiche della disobbedienza sul conflitto in Italia e in Europa e sulla ridefinizione di un piano comunicativo che parta dalle condizioni reali del conflitto: ci sono segnali allarmanti, dalla Gran Bretagna ai Paesi Baschi, di repressione rispetto alle spinte sociali e alle migrazioni». Rispetto al quadro politico, i Giovani comunisti lanciano l'idea di una molteplicità di linguaggi che eviti la competizione tra i movimenti in campo in Italia: «contro chi gioca a separare la guerra militare dalla guerra sociale».
I Cobas, in alleanza col movimento antagonista toscano e altre aree sociali continentali, lavoreranno a Firenze su due grandi ipotesi contro la guerra ma anche, spiega Piero Bernocchi, «per andare oltre l'equivoco della guerra al terrorismo che è servita a etichettare e reprimere le composizioni sociali». E' dai Cobas che scaturisce l'idea di una manifestazione, il giorno dell'apertura del Forum sociale, a Camp Darby, base statunitense tra Pisa e Livorno. Come anche altre reti, i Cobas lavoreranno alla costruzione di una rete europea, una sorta di «internazionale» del lavoro dipendente in tutte le sue forme (migranti e stanziali, precari e non) e per una rete contro le privatizzazioni dei servizi pubblici.




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