Il direttore del giornale fondato da Gramsci censura gli articoli
dei suoi collaboratori. Il caso Chierici
di Igor Iezzi
L’Unità è l’organo ufficiale dei gruppi parlamentari dei Democratici di Sinistra. Ma è cosa nota che gli eredi del vecchio partito comunista italiano sono democratici... solo se la si pensa come loro. Furio Colombo, attuale direttore del quotidiano fondato da Antonio Gramsci, si è immediatamente adattato a questo principio di vita e zac, usando un colpo di forbice o di mouse, taglia gli articoli non in linea. Il fattaccio è capitato più volte nella redazione di via dei Due Macelli. In quanto ad uguaglianza, nelle stanze di Colombo non si fa torto a nessuno: così vengono tagliati articoli di ex editorialisti del Corriere della sera, di noti scrittori e di uomini dell’establishment dalemiano. Senza ovviamente dimenticarsi di oscurare le vignette di un famoso disegnatore di “sinistra”.
«L’Unità è un giornale in cui se si ha da dire qualcosa la si scrive e ci si confronta» mentre al vecchio “Corrierone” no, ti censurano e basta. Con questa motivazione Maurizio Chierici ha lasciato armi e bagagli i corridoi di via Solferino per trasferirsi nelle stanze dell’informazione rossa. Ma i risultati si sono subito fatti vedere. Un suo articolo contro la guerra in Iraq è stato brutalmente “sforbiciato”. La parte incriminata raccontava di come una sua intervista a Giuseppe Dossetti fatta ai tempi della prima guerra del Golfo fosse stata censurata dall’allora capo degli esteri del “Corsera” Livio Caputo. Ironia della sorte, proprio quelle frasi sono cadute nelle mani, anzi nelle forbici, della censura dell’Unità, che il giorno seguente, per rimediare, le ha pubblicate nello spazio delle lettere, in terzultima pagina. «I quadri del Corriere sono in genere delle brave persone. Poi ci sono i prestigiatori. Gente - afferma Chierici - che gli dai un articolo e, come per magia, te lo ritrovi in pagina tagliato. Quando proprio non sparisce del tutto: “Sai, si è perso…”. Poi il direttore mi chiedeva che fine avesse fatto quel pezzo, io glielo ridavo e lui me lo metteva in prima». Già, sul Corriere finiva in prima e sull’Unità a pagina 30. Chissà se dopo essersi lamentato con chi gli ha dato uno stipendio per decenni, il censurato Chierici rilascerà interviste anche su Furio Colombo. Ma l’Unità non è nuova a queste cose. A furia di dare del fascista a tutti, l’ex uomo di Agnelli negli Usa si è dimenticato che sotto quel regime la censura era routine. O forse lo sa benissimo...
Sicuramente cos'è la censura lo sa Aldo Busi, “il più grande scrittore italiano vivente”, come si definisce lui stesso con estrema modestia. Forse sarà anche un grande scrittore, di certo non ha molto intuito. Ma come poteva pensare di criticare il radical-chic Eugenio Scalfari sul giornale più salottiero del paese? Infatti Furio Colombo, frequentatore delle vellutate stanze del potere “torinese”, l’ha cestinato. Ma di salotto in salotto si arriva ai girotondi, estrema manifestazione della sinistra chic che vuole immigrati per usarli come schiavi, ovviamente sottopagati, nelle loro dimore nel centro storico delle grandi città. Su l’Unità non si può criticare il girotondo, Colombo non lo permette. Per avere delucidazioni in proposito basta chiedere a Gianni Cuperlo al quale è stato tagliato un articolo in cui rispondeva all’ideologo dei girotondi Flores D’Arcais. Stessa sorte del vignettista Staino: una sua vignetta raffigurante un D’Alema alla Berlinguer che guardava schifato i girotondi è stata “rifiutata”. Da un salotto ad un girotondo, ci chiediamo dove Furio trovi il tempo per controllare tutto. Un’attenzione da far girare la testa, e in questo caso i girotondi non c’entrano niente.




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