Gli ebrei americani pagano una campagna di spot su un centinaio di tv per migliorare l'immagine di Israele presso l'opinione pubblica. Gli arabi: messaggi razzisti.


Una campagna pubblicitaria per migliorare l'immagine di Israele agli occhi dell'opinione pubblica americana, che negli ultimi tempi guarda con sempre meno benevolenza all'alleato in Medioriente.
Gli spot, che saranno mandati in onda questo mese da un centinaio di tv americane via cavo, saranno pagati da due associazioni di ebrei americani, "American Jewish Committee" e "Israel 21C", che per l'opera di "convincimento" sborseranno un milione di dollari.

La campagna segna una svolta significativa nella divulgazione del messaggio pro Israele, sia nel mezzo che nel contenuto. Finora, gli ebrei si affidavano a interviste o a spazi sui quotidiani, e tendevano a focalizzare l'attenzione sul conflitto con i palestinesi, sottolineandone le responsabilità e le violenze. Un discorso che ha registrato però lo scettiscismo crescente degli americani, sempre più propensi alla neutralità verso il problema mediorientale.

Così, ora la strategia cambia: per riportare l'uomo della strada di New York o di Los Angeles dalla propria parte, gli ebrei hanno pensato di cambiare strategia, e di sottolineare il punto in comune tra Usa e Israele: l'amore per la democrazia e per i diritti umani. Negli spot si vedono scene di vita quotidiana in Israele, con particolare rilievo alle donne arabe che si recano a votare e a slogan come: "America e Israele, valori comuni, visioni comuni".
Concetti che però sono a tratti esposti comunque in chiave anti araba: se la libertà vige in Israele, altrettanto non si può dire dei Paesi circostanti. Inevitabile la reazione del comitato arabo-americano anti discriminazione, che ha giudicato "razzista" la campagna proprio per la tesi che vi sarebbe insita: gli israeliani sono come agli americani, gli arabi invece no. Le due associazioni hanno replicato definendo queste accuse "fuochi d'artificio verbali".

Ma la polemica resta, ed è destinata a ingrossarsi, visto che la campagna prevede altre fasi e altri messaggi che insisteranno su un fatto: Israle ha sempre cercato il raggiungimento della pace nella regione, dal piano di divisione agli accordi di pace con Egitto e Giordania, fino al Trattato di Oslo e ai colloqui di Camp David. Così come parecchie discussioni saranno provocate dall'insistenza dei prossimi spot sulla necessità di cambiare la leadership palestinese, e di sostituire Arafat con una figura che ricordi quelle moderate di Sadat o re Hussein di Giordania, che cercarono di raggiungere concrete soluzioni di pace con Israele.

(2 OTTOBRE 2002, ORE 12:04)
http://www.ilnuovo.it/nuovo/foglia/0...153810,00.html