LIGURIA

Burlando: «Vinceremo con le liste civiche»
di Carlo Brambilla

I sondaggi sfornano esiti uniformi da settimane: in Liguria l’Unione compatta, guidata da Claudio Burlando, è in vantaggio sul centrodestra capeggiato dal governatore uscente Sandro Biasotti. Partita già segnata quindi? L’ex sindaco di Genova ed ex ministro dei Trasporti non si fida delle cifre, e preferisce scherzarci sopra: «I sondaggi? Meglio averli a favore che contrari». Anche perchè Burlando è convinto che quel consenso crescente sia il frutto di una lunga fatica elettorale, cominciata addirittura la scorsa estate. «Poi - dice - non dobbiamo dimenticare che l’ultima volta abbiamo perso e che il candidato uscente gode di qualche vantaggio».

Onorevole Burlando, sondaggi positivi a parte, qual è la sua fotografia di questa campagna elettorale ligure.
«Intanto va registrata una marcata differenza d’impostazione fra noi e la destra che in questi ultimi tempi sta usando la Regione come una grancassa propagandistica con investimenti massicci in pseudoiniziative istituzionali. Per quanto mi riguarda, la mia candidatura era stata resa nota già dallo scorso luglio, così da settembre ho girato tantissimo la Liguria, battendola palmo a palmo, da Ponente a Levante, dalla costa ai paesini dell’entroterra. Voglio dire che i due schieramenti hanno adottato modalità completamente diverse di fare politica. Il nostro progetto è frutto di tantissimi contatti. Biasotti ha puntato sull’immagine televisiva. Risultato: la fiducia è cresciuta dalla nostra parte».

Può fare qualche esempio concreto dei due stili?
«Ce ne sono molti. Quello che avviene in Liguria è una sorta di paradigma dello scontro nazionale: politica contro antipolitica. Un esempio? Eccolo: il presidente uscente ha comprato blocchi di biglietti del Carlo Felice di Genova, poi ha messo la gente in fila intrattenendola con vino bianco e focaccina, poi ha consegnato manciate di posti a teatro. Per me questa è antipolitica. Ma qualcuno se n’è accorto che le cose non funzionano così. Lo dimostra il licenziamento dell’assessore al Bilancio della giunta Biasotti, avvenuto un paio d’anni fa. Risultato: il professore d’economia Giovanni Pittaluga, un liberale, accademico stimato, ora si è candidato con noi, ed è capolista della Lista civica per Genova. Pittaluga è la prova della rottura in corso fra alcuni ambienti moderati e questa destra».

Sembrano premesse per una vittoria. È vero che il segreto del suo vantaggio è nelle Liste civiche.
«Sulla carta, guardando alle europee, siamo avanti di una decina di punti. A dir la verità qui vinciamo dal 2001. Abbiamo vinto a Chiavari e San Remo, città mai conquistate. Sono stati segnali di discontinuità col centrodestra. Per questo ho voluto una Lista civica (”Gente di Liguria per Burlando”, con logo una vela gonfiata da un vento di Ponente, ndr) che fosse un contenitore di liste civiche per il centrosinistra».

La lista del governatore, che tante polemiche ha suscitato nello schieramento berlusconiano?
«No, niente di simile. La nostra Lista delle liste civiche non fa concorrenza ai partiti, semmai li aiuta in quelle realtà territoriali e sociali dove sono più deboli. Una forza politica complementare, non un’interferenza. Del resto questa esperienza nasce in un clima di grandissima collaborazione, niente a che vedere con la confusione a destra con le liste dei governatori. Questa è davvero una lista di appoggio per vincere e governare. Una situazione di grande collaborazione che si riflette anche nella composizione del listino. Gli otto della mia squadra, sei uomini e due donne, sono rappresentativi di tutte le realtà provinciali liguri, compresa la cosiddetta quinta provincia di Chiavari-Tigullio».

Come si spiega il declino di Biasotti?
«Io so che intorno a noi c’è molto entusiasmo. Forse lui, magari sentendosi forte mediaticamente e politicamente più debole, ha puntato troppo sul virtuale. La tv non è tutto nella caccia al consenso».

Qual è il nocciolo del vostro programma per la Liguria?
«Siamo partiti dall’esperienza molto importante fatta in una città in crisi come Genova. Così come noi pensammo a una Genova che si rilancia attraverso l’uso della città come risorsa, da qui quel recupero urbano ormai noto al mondo, fatto di gigantesche ristrutturazioni e di iniziative forti per il potenziamento della cultura e del turismo, così abbiamo pensato molto a una Liguria che si rilancia con la stessa intensità. In pillole significa valorizzare: ambiente, territorio, enogastronomia, agricoltura, floricoltura, costa, entroterra, consolidando l’apparato industriale competitivo e sviluppando la portualità e la logistica. Un nostro slogan riassume tutto: “La Liguria forte per com’è e per dov’è”».

Anche la Liguria, in provincia di Imperia, è sfiorata dallo scandalo firme false...
«Siamo una coalizione e un partito che le firme se le raccoglie bene e che fa della raccolta uno strumento di rapporto con l’opinione pubblica. Altri, evidentemente, fanno più fatica. Ciò detto lasciamo che a giudicare la corretteza delle operazioni siano gli enti deputati...».