"Dissuaderemo chi tenterà di potenziarsi coltivando la speranza di sorpassare o eguagliare la potenza degli Stati Uniti"
E' questo il punto centrale e qualificante della dottrina detta del "first strike" elaborata da Condoleeza Rice per conto di George Bush contenuta nelle 33 pagine del "National Security Strategy of the United States". Un'agghiacciante documento in cui si disegnano le nuove strategie globali statunitensi, secondo la logica imposta da Bush e dalla sua cosca affaristica allo stesso popolo americano per la prima volta contrario ad un sistema di potere che avverte come estraneo. Un fatto, questo, che nessuna forza politica e, conseguentemente, nessun organo d'informazione di massa ha voluto prendere in considerazione.
Per opportunismo e per servilismo. L'opportunismo degli avversari tradizionali di sinistra dell' "imperialismo" americano, il servilismo degli amici di sempre dell' "alleato" di oltre oceano. I comportamenti dei girotondini di complemento e gli atteggiamenti persino estetico-patetici-imitativi di Berlusconi ne costituiscono la prova più sfacciata e più irridente.
L'attacco preventivo al nemico, che è costituito da qualunque Stato osi porsi come potenza "pensata" alternativa ed autonoma, si giustifica come dovere morale da chi pretende esercitare il Dominio Mondiale in nome d'interessi innominabili e perciò noti.
In tale dimensione l' "approccio multilaterale" diviene un'opzione accettabile "solo sino a che non contrasta con la volontà" di Bush. Diversamente la dissuasione e l'aggressione va esercitata prima che gli "Stati canaglia" possano anche virtualmente colpire. S'introduce in termini di brutale arroganza il principio dell'azione preventiva a scavalco della strategia superata e - comunque - inaccettabile della reazione all'attacco.
"Gli eventi dell'11 settembre ci hanno insegnato che Stati deboli come l'Afghanistan possono rappresentare un grande pericolo".
Da un tale postulato ne discende - in base alla teorizzazione delle nuove strategie globali - l'equazione che povertà+nazione debole è uguale a pericolo. Naturalmente per la Security Usa. Di qui la formulazione di una nuova strategia dell'intervento economico che dev'essere finalizzato a "dar vita ad una nuova era di crescita mondiale" purchè il libero commercio e il libero mercato vengano usati per "per generare più alta produttività e crescita economica sostenuta". Certamente funzionali agli interessi del Dominio. Viene, infatti, esplicitamente dichiarato nel documento che gli aiuti economici vanno forniti non in base alle reali condizioni di povertà dei popoli ma soltanto in base alla disponibilità di sudditanza dichiarata alle volontà di chi "aiuta". Sviluppo in cambio di "democrazia". Il mantenere in stato di povertà, insomma, talune (e quelle) Nazioni "deboli" risponde ad una scelta strategica nella previsione di poter disporre di una "riserva di pericolo" che dia agio ad interventi militari "preventivi".
La filosofia globale del "National Security Strategy" impone la liquidazione dei Trattati non ritenuti organici con gli interessi statunitensi, ad iniziare dal Trattato di Kyoto. Una liquidazione che si estende, naturalmente, agli accordi internazionali in tema di giustizia. Il Tribunale Internazionale viene considerato, pertanto, come una Corte "la cui giurisdizione non si estende agli americani". Loro sono legibus solutis. E ciò era noto: Cermis - tanto per fare due esempi - ce lo ha insegnato e Guantanamo (le colline che la sovrastano sono divenute grazie ai cubani una meta turistica di tutto rispetto) ce lo ha confermato. La novità consiste nella spudoratezza con cui viene gettato in faccia al mondo il principio di una giustizia-ingiusta, o meglio di una giustizia che vale per taluni e non vale per altri. E ciò soltanto in apparente contrasto con la globalizzazione della giustizia. La giustizia globalizzata ha, infatti, valore in quanto norma imposta agli "altri" dal vincitore e, quindi, da chi detiene il potere mondiale. All'Aja si processa Milosevic, non si processeranno mai i protettori yankee dei miliziani kosoviani.
Apparentemente non vi è nulla di nuovo e di diverso a fronte delle strategie seguite dagli Usa dopo il "costruito" (a parlarne ed a fornirne la prova sono inospettabili fonti americane ed ebraiche antisioniste) 11 settembre. Il nuovo è rappresentato - anche qui - dal modo con cui vengono espresse e dalla brutalità con cui vengono imposte agli "alleati", considerati un'appendice ininfluente della potenza militare statunitense. "Nell'esercitare la nostra leadership, noi rispetteremo i valori, i giudizi e gli interessi di amici e partners. Pure siamo pronti a far da soli quando i nostri interessi e la nostra responsabilità, che è unica, lo richieda".
Un'unicità che vuole essere più che un monito uno sberleffo in faccia agli alleati della Nato che vengono anche formalmente considerati e trattati alla stregua di servi inaffidabili.
Paolo Signorelli




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