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Disc-jockey padovano arrestato per aver taciuto alle compagne di una sera che era affetto dal virus Hiv
Sesso col dj, rischiano l'Aids
Conosciuto in varie discoteche: otto ragazze sieropositive
PADOVA. Otto ragazze sono state contagiate da un «dj» padovano che ha avuto rapporti sessuali non protetti: bello e dannato, l'uomo ha trascinato nel baratro dell'Aids le amiche, inconsapevoli dei rischi che correvano. Lui è sieropositivo da almeno cinque anni e non l'ha mai rivelato, almeno fino a quando le vittime hanno presentato denuncia e l'hanno fatto arrestare.
Il disc-jockey, che vive in città, è agli arresti domiciliari accusato di lesioni gravissime per aver trasmesso il virus Hiv ad almeno otto ragazze conosciute in locali del Padovano e del Veneziano dove loro si recavano a ballare la domenica. L'inchiesta, che rischia di assumere dimensioni assai più drammatiche, è stata affidata alla pm Paola De Franceschi.
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PADOVA. Una roulette russa. Un «gioco» perverso e drammatico che, nel breve spazio di una passione, ha distrutto la vita di alcune ragazze. Assolutamente inconsapevoli dei terribili rischi che correvano. Bello e dannato, l'uomo del quale si erano innamorate, che le ha trascinate con sè nel baratro dell'Aids. Lui è un quarantenne, padovano, che da anni lavora nell'ambiente delle discoteche. Tra Padova e Venezia. A volte come disc-jockey, altre come pierre. Ora è agli arresti domiciliari, accusato di lesioni gravissime plurime nei confronti di alcune ragazze che l'hanno denunciato. Giovani donne con le quali ha avuto rapporti sessuali senza protezione, pur essendo consapevole della sua condizione di sieropositività.
L'incubo per le ragazze si è materializzato negli ultimi mesi, quando si sono sottoposte ai test dell'Hiv, scoprendo la tremenda realtà. Avevano contratto l'infezione che non perdona.
Un contagio che, ripercorrendo il loro vissuto, aveva trovato origine nella comune frequentazione dei templi notturni della musica. E nelle brevi relazioni sentimentali che avevano avuto con lo stesso personaggio, unico filo rosso che accomunava le loro dolorose vicende.
Non a caso, a distanza di qualche settimana, il suo nome è comparso, spruzzato con lo spray a caratteri cubitali, sul muro della toilette femminile di una discoteca. «Bastardo, portatore di morte», era scritto su quella parete candida, violento e sacrosanto sfogo di chi aveva saputo la verità.
Alcune storie risalgono ad oltre cinque anni fa, ma solo di recente sono arrivate le denunce (sarebbero otto), una volta che le vittime hanno superato il primo momento di choc, raggiungendo la piena consapevolezza di essere state trascinate a fondo da qualcuno. Disperazione mista ad odio, quella che le ha spinte ad uscire allo scoperto. Per denunciare chi ha rovinato la loro vita.
Due sono amiche, hanno pianto insieme quando si sono presentate davanti agli inquirenti per raccontare il loro dramma. Hanno cercato di unire le loro forze, di stringersi una all'altra, di aiutarsi nell'affrontare la sconvolgente realtà, che le ha travolte in un istante. Spezzando per sempre la loro serenità di ventenni, che amano ballare, divertirsi, frequentare le discoteche il sabato sera.
Loro, come forse altre coetanee, che vivono in silenzio la loro angosciante quotidianità o sono ancora inconsapevoli della possibile infezione contratta. Proprio in discoteca avevano conosciuto il giovane, che ora ha quarant'anni. Sempre a cavallo delle ultime tendenze, vestito trendy, trascinatore dietro la consolle, trasgressivo e affascinante allo stesso modo.
Abituato a consumare sesso facile con ragazze stordite dall'alcol e dalla musica assordante, comunque attratte da questi «guru» del popolo della notte. Rapporti spesso superficiali, rubati prima che faccia l'alba, brevi relazioni, che hanno lasciato pesantemente il segno.
Perché lui, pur cosciente della propria condizione, faceva l'amore in maniera scriteriata, senza adottare la minima cautela. Approfittando delle ignare partner, delle travolgenti passioni di una notte, per esporle al tremendo rischio dell'Aids.
Ora è arrivata l'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari, richiesta dal pubblico ministero Paola De Franceschi, che ha seguito la delicata inchiesta, e notificata dagli inquirenti l'altra mattina. Le indagini purtroppo non sono concluse. Incombe l'eventualità di ulteriori casi di contagio, che è tutt'altro che remota.
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Sono letteralmente senza parole, ecco difronte a na cosa del genere io sarei perfino per la pena capitale....perchè quanto commesso da sto delinquente non è altro che omicidio volontario....scusatemi la franchezza ma la penso così.....




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