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  1. #1
    Hanno assassinato Calipari
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    Predefinito Veneto, buoni scuola una legge da abrogare

    Il 6 ottobre si svolge nel Veneto il referendum abrogativo della legge regionale sui "buoni scuola". E' il primo referendum che si svolge nella nostra regione ed è stato possibile indirlo grazie alle migliaia di firme raccolte tra i cittadini della regione, che hanno capito perfettamente quanto questa legge sia iniqua ed ingiusta. Iniqua ed ingiusta perché, con un meccanismo furbesco di franchigia, finanzia esclusivamente chi frequenta la scuola privata escludendo i 500mila alunni della scuola pubblica. Iniqua ed ingiusta perché finanzia i ricchi: alzando al massimo il livello del reddito netto e giocando sul meccanismo delle esenzioni si danno soldi a redditi che superano i 100 milioni di vecchie lire. Mentre nella scuola pubblica si tagliano i fondi persino per gli insegnanti di sostegno, la Regione Veneto fa un ulteriore regalo alle scuole private e alle famiglie più ricche, un regalo di circa 18 miliardi per l'anno 2001
    La maggior parte delle famiglie dei 500mila alunni della scuola pubblica del Veneto fa sacrifici per mandare i figli a scuola, per pagare i libri di testo, le spese per le mense, per i trasporti. Loro non possono usufruire dei "buoni scuola" che servono solo a pagare le rette alle scuole private.

    Contro questo referendum si sono schierati i partiti del centrodestra e le gerarchie della Chiesa cattolica con una campagna che invita all'astensione, non vogliono che il 6 ottobre sia raggiunto il quorum e confidano sulla poca, o quasi nulla, informazione che stampa e televisione stanno dando sul referendum. Non vogliono che i cittadini del Veneto siano informati, non vogliono che vadano liberamente ad esprimere la loro opinione perché ne hanno paura, hanno paura del confronto e sanno che pochi capirebbero un uso dei soldi di tutti a favore di pochi privilegiati.

    Il referendum del 6 ottobre diventa un appuntamento importantissimo, un'occasione per ristabilire il diritto allo studio nella nostra regione, un'occasione per evitare che vengano tolte altre risorse alla scuola pubblica. La scuola pubblica è l'unica che garantisce un'educazione al pluralismo culturale, che non fa distinzioni in base al reddito, che assicura il sostegno a chi ha problemi. E' la scuola di tutti sancita dalla Costituzione e va difesa da tutti. Il 6 ottobre andate a votare e votate Sì.

  2. #2
    Hanno assassinato Calipari
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    Predefinito Una legge che parla di diritto allo studio per tutti ma che ...

    Una legge che parla di diritto allo studio per tutti ma che poi finanzia esclusivamente le famiglie che mandano i figli alle scuole private.


    Come avviene
    l'imbroglio
    Si limitano le spese rimborsabili a quelle di iscrizione e alle rette; le spese per i libri di testo e altre (frequenza, trasporti, mense) vengono demandate ad altri provvedimenti.

    Si fissa un limite minimo per accedere ai buoni scuola (franchigia) di 300mila lire, sotto la quale non avverrà nessun rimborso.

    Si escludono dal rimborso quelle scuole dove le spese di iscrizione e di frequenza sono elevate anche nel settore pubblico (scuole materne, professionali).

    Con questi criteri si escludono tutte le scuole pubbliche in cui, con l'eccezione delle scuole alberghiere e degli educandati, la tassa di iscrizione è bassa. I finanziamenti della regione "per il diritto allo studio" andranno per il 98% alle scuole private.


    A tutte le private
    Le scuole private sono diverse: dalle scuole d'ispirazione religiosa, a quelle imprenditoriali, ai "diplomifici", che garantiscono ad alto costo e nessun merito la conquista di diplomi di ogni ordine e grado.

    Per includere nel contributo tutti i tipi di scuola privata si produce uno sfondamento dei criteri della legge sulla parità scolastica (n°62 del 10/3/2000) che fissava i criteri per le scuole private per accedere ai contributi pubblici (rispetto dei programmi, tutela sindacale, organi collegiali) e si estende il finanziamento a tutti i tipi di scuola (recita il testo: «nonché legalmente riconosciute, parificate, autorizzate…altre»). I contributi pubblici vanno così non solo alle scuole no profit ma anche ai diplomifici.


    Con quale criterio
    di reddito
    L'art 34 della Costituzione Italiana stabilisce: «I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende efficace questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie…». Compito dello stato è quindi quello di garantire alle categorie più deboli l'accesso a tutti i diritti e in primo luogo alla scuola.

    Per far rientrare nella normativa, ma non nel decoro, i criteri di attribuzione dei finanziamenti l'amministrazione regionale è costretta a escogitare i più suggestivi e ignobili meccanismi. Ne viene fuori una normativa vergognosa il cui criterio ispiratore è quello di includere ricchi e ricchissimi, alzando il più possibile il limite massimo al netto (80 milioni di vecchie lire) e utilizzando all'estremo i meccanismi dell'esenzione (10 milioni per familiare a carico). Così mentre per gli altri contributi, libri di testo, borse di studio, il limite massimo e unico per l'erogazione è rispettivamente di 30 e 35 milioni con esenzioni per figlio a carico di 1 milione, limitando così l'utilizzo dei benefici alle famiglie numerose e a basso reddito, i buoni scuola vengono elargiti ai redditi alti ed altissimi. Ciliegina sulla torta, a tutt'oggi non risulta sia stato effettuato nessun controllo da parte della Regione sull'autocertificazione dei redditi, controllo moralmente e legalmente obbligatorio.


    Perché cancellare
    questa norma
    E' un attacco alla scuola pubblica, a cui vengono sottratti fondi, una offensiva ideologica che coglie la forte domanda della gerarchia religiosa per il finanziamento della scuola cattolica e risponde ad una operazione imprenditoriale che punta a occupare e gestire un terreno tradizionalmente pubblico. L'operazione anticipa la più generale operazione di smantellamento messa in atto dal governo di centrodestra: la libertà di scelta, la libera concorrenza nel processo educativo diventano le parole d'ordine che aprono alla privatizzazione, alla disarticolazione del percorso educativo e introducono, sul percorso tracciato dalla riforma Berlinguer, alla scuola differenziata per censo, per religione, per identità etnica. Si vuole smantellare la scuola come diritto universale, sancito dal pluralismo culturale e dalla visione laica, improntato alla convivenza civile, alla tolleranza. Si punta alla scuola come servizio che ognuno sceglie secondo le proprie opzioni politiche e religiose secondo, magari, la matrice etnica, sicuramente secondo il proprio reddito. Non più la scuola di tutti e per tutti garantita dallo stato e finanziata dalla fiscalità generale ma una scuola in cui non siamo più cittadini ma utenti.

    La nostra battaglia per l'abrogazione, è quindi contro una legge iniqua e truffaldina, per una legge sul diritto allo studio che risponda ai bisogni delle categorie più deboli, che rilanci e qualifichi la scuola pubblica, ma è anche una battaglia per una concezione solidale della società, per la tutela dei diritti.


    Negare l'informazione
    è un sopruso
    La campagna elettorale della Casa delle libertà, rigidamente orientata dalla parte più retriva della gerarchia ecclesiastica, è ormai chiara. Poche parole d'ordine (i buoni scuola garantiscono la libertà di scelta, favoriscono le famiglie meno abbienti) e una campagna forsennata per l'astensionismo. L'obbiettivo della destra è quello di svuotare il referendum e di ottenere il non raggiungimento del quorum attraverso il soffocamento dell'informazione e l'invito al non voto.

    Per raggiungere il primo obbiettivo la giunta ha anticipato la giornata del voto dall'ultima alla prima domenica di ottobre, comprimendo gli adempimenti tecnici e la stessa campagna elettorale.

    La campagna per il non voto, il tentativo di svuotare un importante strumento di democrazia e di partecipazione come il referendum, è gravissima. E' un invito al qualunquismo, alla disaffezione democratica. E' un segno di debolezza, la dimostrazione che questa maggioranza pensa di essere sconfitta sul piano del confronto e della libera espressione democratica e sceglie di sottrarvisi impedendo un libero e positivo confronto elettorale. La nostra battaglia va dunque al di là del merito, importantissimo, del quesito referendario, diventa anche un confronto per la difesa degli assetti democratici, degli strumenti partecipativi e di controllo.

    a cura del Comitato regionale veneto per il referendum - Comitato per il sì

  3. #3
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    Purtroppo mi sa che siete in pochi a sapere di questo referendum.

  4. #4
    Hanno assassinato Calipari
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    Bravo. Avete vinto in Friuli, contenti del presidenzialismo alla Fini?

  5. #5
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    Personalmente odio il proprzionale.

  6. #6
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    Com'è andata ? Mi sa che non abbiamo raggiunto il quorum...
    "Le donne belle ? Vanno lasciate agli uomini senza fantasia" Marcel Proust

  7. #7
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    Senza informazione adeguata è difficile portare la gente al voto

  8. #8
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    Originally posted by Oasis
    Senza informazione adeguata è difficile portare la gente al voto
    Ma anche informandoli a quanta gente importava di questa cosa ?
    Anche io stamattina mi sono ricordato ad un certo punto che dovevo andare a votare...
    Non credo che fosse una cosa così sentita neanche a sinistra.
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  9. #9
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    Tieni conto che l' istituto del referendum non è che sia amato molto dai cittadini.
    E poi ci sono gli astensionisti a cui di queste cose non frega niente.

  10. #10
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    Originally posted by Stalker
    Com'è andata ? Mi sa che non abbiamo raggiunto il quorum...
    Galan e' un fascista. Ha impedito di raccogliere i dati parziali di affluenza, e ad oggi non c'e' accenno sul isto della Regione, ne sul ministero degli Interni del risultato.

    Dal Gazzettino ho appreso che hanno votato il 24%.

 

 
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