In Senato Lega contro tutti sull’unificazione delle tariffe Rc auto
di Giulio Ferrari
Anche al volante ci sono due “Italie”, soprattutto esistono aree del Paese dove le regole (e quelle del codice della strada non fanno eccezione) vengono considerate un optional: istituire una tariffa unica nazionale in materia di Rc auto, seppur limitatamente alla classe di merito di massimo sconto, costituisce quindi una beffa per le zone più “virtuose”. Soprattutto perchè si ottiene il paradosso di far pagare agli automobilisti più corretti gli effetti delle “disinvolture” stradali consuete ad altre latitudini. Francesco Moro, presidente dei senatori della Lega Nord, spiega in termini molto concreti il voto contrario del Carroccio sull’emendamento al “ddl concorrenza” licenziato ieri a Palazzo Madama. Un provvedimento che sopprime ogni differenziazione tariffaria per quelle fascia di guidatori che non hanno causato sinistri, a prescindere dalla loro residenza. «A Napoli e in certe aree del sud - ironizza Moro - non si paga di più per colpa del Vesuvio o perchè fa caldo, ma perchè - afferma - il tasso d’incidenti supera il 25 per cento, ed è tra i più alti a livello europeo». Per questo il gruppo leghista a Palazzo Madama ha votato contro l’emendamento del senatore Pontone (An), che trasforma il ddl “concorrenza” (dove, tra l’altro, si definisce appunto un nuovo sistema tariffario per la Rc auto) in un regalo al Meridione. Un “omaggio”, a spese del Nord, fatto passare come il necessario rimedio a un’ingiusta sperequazione tariffaria. «Ma questo non è vero - ribatte il presidente del gruppo leghista -: chi è in un’area ad alto rischio, è perchè tutti pagano le colpe di tutti, quindi anche di chi è considerato virtuoso, visto che in questi casi è l’ambiente in cui si vive che è considerato rischioso». Così, senza tenere conto della realtà oggettiva, approvando l’emendamento di Pontone, «il tema dell’equità delle tariffe dal punto di vista territoriale - continua Moro - è stato affrontato in maniera scoordinata, disorganica, superficiale e confusa senza conoscerne gli effetti. Non è così che si riforma il settore assicurativo». E inoltre, aggiunge il parlamentare leghista, «non è assolutamente vero che con queste norme si invoglia a rispettare il codice della strada, un comportamento che rientra nell’educazione del cittadino e non nello sconto della polizza bonus-malus. Avevamo visto giusto, quando tutto il gruppo, insieme ad alri pochi colleghi, ha votato contro l’emendamento Pontone». Il testo è passato, nonostante l’opposizione della Lega, complice il voto favorevole e trasversale di molti parlamentari eletti nei collegi settentrionali. Ma, per Francesco Moro, non è ancora detta l’ultima parola: «Sicuramente - rileva - sia l’antitrust che l’Unione europea apriranno un’infrazione ma questo non basta perchè i tempi saranno, al solito, molto lunghi. Certo non si risolve un problema di mercato con norme contrarie all’ordinamento comunitario e che penalizzano altre zone del Paese». Ed è questo il punto cruciale del pasticcio che si è consumato ieri nell’aula del Senato: un episodio che non soltanto ha spaccato la maggioranza, ma che inevitabilmente divide ancor di più l’Italia. Infatti, le diminuzioni di cui beneficeranno le aree a maggior tasso di inciviltà stradale, come Roma e Napoli, verranno compensate dagli aumenti tariffari nelle città dove il codice è più rispettato e dove, quindi, si verifica un numero minore di sinistri. «Questo pericolo - ammette Gianpaolo Bettamio di Forza Italia, relatore del disegno di legge sulla concorrenza - è senz’altro reale». Lo sanno bene anche i parlamentari leghisti, che hanno già conteggiato le cifre del nuovo salasso per i contribuenti del Nord.




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