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    Arrow San Escrivà: La Santificazione del Lavoro

    Un testo del fondatore dell'Opus Dei consente di cogliere nella sua globalità la concezione della santificazione da lui predicata:
    "Chi pensasse che la vita soprannaturale si edifica volgendo le spalle al lavoro, non comprenderebbe la nostra vocazione; per noi infatti il lavoro è il mezzo specifico di santificazione. La nostra vita interiore - di contemplativi nel bel mezzo della strada - scaturisce e prende slancio dalla vita esteriore di lavoro di ciascuno. Non separiamo la nostra vita interiore dal lavoro apostolico; sono tutt'uno. Il lavoro esteriore non deve provocare nessuna interruzione nella preghiera, così come il battito del nostro cuore non distrae l'attenzione che dedichiamo alle nostre attività, quali che siano".
    Mons. Escrivà mostra tutta la portata del passo del libro della Genesi (2, 15) dov'è scritto che l'uomo è stato creato ut operaretur, per lavorare. Se è questa la condizione dell'uomo, il lavoro ordinario è il perno della sua santificazione e lo strumento soprannaturale e umano appropriato per aiutare gli altri uomini, suoi fratelli.
    L'affermazione divina è posta prima del peccato originale dei nostri progenitori. Pertanto il lavoro è una funzione che appartiene all'essenza dell'essere umano. Soltanto l'aspetto faticoso delle attività umane fa parte del castigo conseguente al peccato originale. Il lavoro, in sé stesso, è cosa buona e nobile. L'uomo si realizza pienamente lavorando in modo cosciente e responsabile; donde la sua superiorità sugli altri esseri creati.
    Il lavoro, inteso nel senso più ampio, fa dunque parte del piano di Dio per l'uomo: "È il mezzo con cui l'uomo partecipa all'opera della creazione; pertanto il lavoro, qualunque esso sia, non solo nobilita l'uomo, ma è anche uno strumento per raggiungere la perfezione umana - terrena - e la perfezione soprannaturale".
    Co-creatore, l'uomo è anche, in unione a Dio, corredentore. Il lavoro, infatti, essendo stato assunto da Cristo, che volle apprendere da san Giuseppe il mestiere di carpentiere, si presenta come una realtà a sua volta redenta. Non è soltanto una cornice nella vita dell'uomo, bensì strumento e cammino di santificazione: una realtà santificante e santificabile. Il lavoro professionale appare allora come il perno attorno ai quale gira l'intero compito della propria santificazione. In base a questo principio, il fondatore dell'Opus Dei poteva sintetizzare il destino dell'uomo sulla terra con queste parole: "Santificare il lavoro, santificarsi nel lavoro, santificare con il lavoro". L'ordine delle tre proposizioni non è casuale; esso esprime la convinzione di mons. Escrivà che la santità personale (santificarsi nel lavoro) e l'apostolato (santificare col lavoro) non si realizzano approfittando del lavoro, come se si trattasse di realtà fortuitamente giustapposte e pertanto separabili; bensì attraverso il lavoro, elemento imprescindibile dell'esistenza umana e pertanto destinato a essere santificato in quanto tale (5).

    2. Santificare il lavoro. - "Santificare il lavoro" che si realizza nel mondo è il primo elemento della triplice affermazione appena ricordata. Il mondo in sé stesso è buono, perché fattura di Dio. L'odio, l'orgoglio, la violenza, le rivalità, le passioni disordinate che vi si agitano sono la conseguenza del peccato originale di Adamo ed Eva e dei peccati personali di ogni uomo, che guastano il mondo e lo allontanano da Dio.
    Lo spirito dell'Opus Dei è ottimista riguardo al mondo: il cristiano ha ricevuto la missione di restituirgli la bontà originale riconducendolo a Dio e facendone occasione di santificazione. Di fronte al "disprezzo del mondo" o al "distacco dal mondo" propri della vocazione religiosa, mons. Escrivà propone l'amore del mondo, "perché esso è l'ambito della nostra vita, perché è il luogo del nostro lavoro, perché è il nostro campo di battaglia - meravigliosa battaglia d'amore e di pace -, perché è in esso che dobbiamo santificarci e che dobbiamo santificare gli altri".
    Per il fondatore si tratta di ricondurre a Dio tutta intera la creazione e, come il re Mida che cambiava in oro tutto quello che toccava, fare del lavoro umano "per amore, l'Opera di Dio, Opus Dei, operatio Dei, un lavoro soprannaturale".
    Posto questo principio, si può affermare che tutte le mansioni oneste degli uomini, specialmente le loro attività professionali, possono e devono essere santificate. In quanto partecipazione all'opera creatrice di Dio, il lavoro deve essere compiuto dai cristiani in prospettiva soprannaturale, in modo che nessun mestiere possa essere considerato di poco conto. Al servizio di Dio, tutti i mestieri hanno valore, tutti sono di grande importanza perché, in fin dei comi, "la loro importanza dipende dall'amore di Dio che vi mette chi li esercita".
    Mons. Escrivà reagiva contro ogni tendenza a dividere gli uomini secondo il maggiore o minor rilievo del loro lavoro: "Che cosa importa a me - diceva - che uno sia ministro o spazzino? Quello che mi importa è che si santifichi nel suo lavoro".
    Tale concezione del lavoro permette di prendere in considerazione le possibilità di "mettere Cristo nel cuore di tutte le attività umane", di condurle, cioè, alla loro pienezza, con tutte le conseguenze spirituali che ne derivano. Ne consegue, nel cristiano, una duplice tensione:
    A) Per prima cosa, egli deve compiere il suo lavoro con la maggior perfezione di cui sia capace, sia sotto il profilo naturale, sia sotto quello soprannaturale. Perché il lavoro sia santificato, è necessario che chi lo esegue abbia intenzione retta e soprannaturale, concetto che mons. Escrivà riassume così: "Da' un motivo soprannaturale alla tua ordinaria occupazione professionale, e avrai santificato il lavoro". Per santificare la propria attività è necessario anche saper scoprire il suo ultimo fine - che è Dio, bene supremo -; essa va realizzata, pertanto, con carità e nella speranza. Questo fine ultimo soprannaturale si colloca sul piano della Redenzione; esso assume in sé e perfeziona i fini umani intermedi (fini naturali, sul piano della creazione) che vengono così elevati all'ordine della grazia. Una parte essenziale della santificazione del lavoro ordinario consiste, pertanto, nel curare "la buona realizzazione del lavoro, la sua perfezione naturale, l'esatto compimento di tutti i doveri professionali e sociali".
    B) In secondo luogo al cristiano compete un giudizio di valore sull'ambiente in cui vive; potrà dare così il suo contributo ed esercitare il suo benefico influsso per "restituire al mondo la bontà divina del suo vero ordine", secondo la dottrina sociale della Chiesa. Il lavoro imprime sul creato l'orma dell'uomo: gli consente di provvedere ai bisogni della famiglia, di contribuire al perfezionamento della società e al progresso dell'intera umanità. Suscita infatti modi di vita, di coesistenza e di fraternità che, rendendo i propri simili più umani, li dispongono a ricevere il messaggio soprannaturale di salvezza.

    3. Santificarsi nel lavoro. - II secondo aspetto della spiritualità del lavoro, nella concezione dì mons. Escrivà, riguarda la santificazione personale realizzata attraverso il compimento del lavoro stesso.
    "Se mi dicono che Tizio è un buon figlio mio - un buon cristiano -, ma un cattivo calzolaio, che me ne faccio? Se non si sforza di imparare bene il suo mestiere, o di esercitarlo con cura, non potrà santificarlo né offrirlo al Signore; perché la santificazione del lavoro quotidiano è il cardine della vera spiritualità".
    Il lavoro appare come il luogo privilegiato dove si forgiano tutte le virtù. Realizzato alla presenza di Dio, il lavoro è infatti preghiera continua, perché mette in esercizio le virtù teologali che costituiscono il vertice della vita cristiana.
    A) La carità, in primo luogo, consiste "nell'impregnare ogni azione d'amor di Dio, nel prodigarsi generosamente al servizio degli uomini nostri fratelli, al servizio di tutte le anime". E infatti, chi compie il proprio dovere professionale con vero senso di responsabilità, rende un chiaro servizio alla società, allevia i pesi degli altri e giova anche alle opere di assistenza e di sviluppo a favore di persone e popoli meno fortunati. I problemi dell'umanità non si risolvono facendo ricorso unicamente alla giustizia. È necessaria anche la carità, come ai tempi degli apostoli, che si sono aperti un cammino nel corrotto mondo pagano proprio per mezzo di questa virtù soprannaturale; la carità è infatti quel "generoso traboccare della giustizia" che porta l'uomo, con la grazia di Dio, a compiere innanzitutto i propri doveri di stato: "Si comincia con ciò che è strettamente giusto; si continua con il criterio dell'equità...". Ma poi, la carità porta a decidere di lavorare per il bene di tutti. Il Signore, in definitiva, pone l'uomo davanti a un'alternativa: o lavorare egoisticamente, o mettere tutte le forze al servizio degli altri.
    B) Anche la fede è presente nel lavoro. Da una parte, mons. Escrivà è convinto che l'occupazione ordinaria, per quanto umile e irrilevante possa apparire, ha sempre un grande valore agli occhi di Dio e un suo posto preciso nel piano della salvezza.
    D'altra parte, egli sa bene che la presenza di Cristo nel centro dell'anima attualizza la fede, la mette in opera costantemente, favorendo la contemplazione: "La nostra vita è lavorare e pregare e, inversamente, pregare e lavorare. Perché giunge il momento in cui non si sa più distinguere tra questi due concetti, tra queste due parole, contemplazione e azione, che finiscono per significare la stessa cosa nello spirito e nella coscienza". Senza il lavoro, senza il compimento dei doveri personali, non ci può essere per un comune cristiano vita di preghiera, vita contemplativa. Senza vita contemplativa non servirà a molto voler lavorare per Cristo.
    C) In terzo luogo, la speranza: speranza di santificarsi per mezzo del lavoro e di ottenere da Dio il premio per il lavoro compiuto, perché quando si agisce nell'ordine della grazia nessuno sforzo è compiuto invano. Accanto alle virtù teologali, il lavoro da santificare mette in esercizio molte altre virtù. Richiede la fortezza per perseverare, giorno dopo giorno, a costo di duri sforzi e malgrado le circostanze avverse, fino a portare a compimento l'opera iniziata, superando le difficoltà e l'eventuale carenza di mezzi, e operando sempre in modo esemplare. Richiede la prudenza, che ci fa riflettere, momento per momento, su che cosa fare e come convenga farla. Richiede diverse virtù sociali, quali la lealtà e la fedeltà agli impegni presi, ai legami d'amicizia, ai vincoli imposti dal lavoro stesso, ecc. Richiede la naturalezza, che esclude le eccentricità e tutto ciò che non si addice alla propria condizione. Quest'ultima virtù è un segno della maturità umana e spirituale di chi sa assumersi pienamente le proprie responsabilità, avendo però l'umiltà di non cercare di soddisfare sé stesso, perché ama soltanto la volontà di Dio: "Quando senti gli applausi del trionfo, fa' che risuonino nelle tue orecchie anche le risa che hai provocato con i tuoi insuccessi".
    In questo modo la vita ordinaria, nella dottrina di mons. Escrivà, rivela la sua grandezza. "Se il fatto di compiere ogni giorno le stesse cose sembra privo di interesse, tedioso e monotono, ciò accade perché manca amore. Quando l'amore è presente, ogni giorno che passa ha un colore nuovo, una vibrazione nuova, un'armonia nuova".
    La santità, pertanto, non è riservata a qualche privilegiato, a coloro che hanno ricevuto il sacerdozio o che la professione religiosa separa dal mondo. Il messaggio del fondatore dell'Opus Dei appare risolutamente ottimista, aperto e, insieme, rivoluzionario rispetto al momento storico in cui è stato proclamato: tutti, uomini e donne, di ogni condizione sociale, razza, cultura, lingua, professione o mestiere, giovani e anziani, sposati vedovi e celibi, malati e sani, sacerdoti e laici, possono e devono cercare la santità, come confermerà trentacinque anni più tardi il Concilio Vaticano II.
    La santificazione è una sola, la stessa per tutti: consiste nell'"identificarsi" progressivamente con Dio, a immagine e somiglianza del quale l'uomo è stato creato. Ciascuno dovrà tendervi nelle circostanze che gli sono proprie: lavoro professionale, vita familiare, relazioni sociali, tempo libero, ecc.

    4. Santificare col lavoro. - La vocazione professionale è intrinsecamente legata all'esistenza cristiana, e il lavoro è "la lucerna che illumina" colleghi e amici. Nel pensiero del fondatore, la santificazione delle strutture temporali è un aspetto essenziale dell'apostolato, che si traduce in un rapporto confidenziale e amichevole, a tu per tu, con le singole persone. La situazione professionale e civile di ciascuno intesse la trama di una serie di legami con i colleghi di lavoro, con altre persone interessate a questo stesso lavoro, con l'ambiente sociale e familiare; si creano in questo modo rapporti di coesistenza e di amicizia. L'amicizia sincera, vera, disinteressata, propone il bene più grande: Dio stesso. Da questa amicizia, avvalorata dal sacrificio, nasce spontanea la confidenza. II cuore dell'amico si apre ai problemi essenziali, agli aneliti più profondi, alle esigenze intime dell'anima.
    "Quelle parole lasciate scivolare proprio al momento giusto all'orecchio dell'amico che vacilla; quella conversazione orientatrice che hai saputo provocare così a proposito; e quel consiglio professionale che migliora il suo lavoro universitario; e la discreta indiscrezione che ti porta a suggerirgli orizzonti insospettati di zelo... Tutto questo è "apostolato della confidenza"".
    Secondo l'espressione del fondatore, l'Opus Dei è "una grande catechesi" per combattere, con l'apostolato dell'esempio e della dottrina, contro l'ignoranza, "il più grande nemico di Dio". Tale attività apostolica è principalmente individuale è praticata da ciascuno con la propria presenza tra i colleghi di lavoro. Questa presenza suscita con naturalezza le occasioni per parlare di Dio, di temi spirituali e della vita che ogni cristiano deve condurre nella trama molteplice del quotidiano. Come chi ne ha ben fatto l'esperienza, il fondatore esortava i suoi ascoltatori:
    "Lavora dove già sei, adempi i doveri del tuo stato, e compi fino in fondo gli obblighi corrispondenti alla tua professione o al tuo mestiere, maturando, migliorando ogni giorno. Sii leale, comprensivo con gli altri, esigente verso te stesso. Sii mortificato e allegro. Sarà questo il tuo apostolato. E senza che tu ne comprenda il perché, data la tua pochezza, le persone del tuo ambiente ti cercheranno e converseranno con te in modo naturale, semplice - all'uscita dal lavoro, in una riunione di famiglia, nell'autobus, passeggiando, o non importa dove -: parlerai delle inquietudini che si trovano nel cuore di tutti, anche se a volte alcuni non vogliono rendersene conto. Le capiranno meglio quando cominceranno a cercare Dio davvero".
    Tale è il servizio che la Chiesa cattolica si attende dai membri dell'Opus Dei, servizio che si compie, come esplicitamente afferma il Decreto Primum inter di approvazione solenne dell'Opus Dei (16 giugno 1950), "per mezzo dell'esempio che essi danno ai loro concittadini, ai loro colleghi e compagni di lavoro, nella vita familiare, sociale e professionale, sforzandosi sempre e dovunque di essere i migliori".
    Il lavoro ben fatto ha valore d'esempio. I cristiani vi devono trasfondere tutta la perfezione di cui sono capaci sia sul piano umano (competenza professionale) sia sul piano divino (amore di Dio e servizio alle anime), affinchè tale lavoro sia oggettivamente un'opera ben compiuta. Difficilmente potremo santificare un lavoro non compiuto fino in fondo, fino alla perfezione. Mancando questa compiutezza, sarà anche difficile acquistare quel necessario prestigio professionale che mons. Escrivà considera "la cattedra da cui si insegna agli altri a santificare il lavoro e a conformare la propria vita alle esigenze della vita cristiana". Donde il bisogno di una formazione professionale costante per acquisire, nel proprio campo, tutta la scienza umana di cui si è capaci. Per essere d'aiuto agli altri, ognuno dovrà cercare di adempiere il proprio compito come lo adempie il migliore dei colleghi e, se possibile, meglio del migliore.
    L'apostolato, pertanto, non può limitarsi a spingere gli altri a compiere delle pie devozioni, senza legarsi a ciò che costituisce la parte più cospicua dell'impiego del tempo. In quanto l'apostolato è "ansia che consuma interiormente il cristiano della strada", esso è intimamente legato al lavoro quotidiano. Prima ancora che all'amicizia e all'apostolato personale a cui conduce, la preoccupazione di santificare gli altri col proprio lavoro si ricollega con l'idea di servizio che si rende al prossimo e alla società con la propria attività professionale ben compiuta.

    •   Alt 

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    Il Papa: "Un santo contro il conformismo"


    Nell'omelia il Pontefice indica alla folla dei pellegrini l'essenza del messaggio del fondatore dell'Opus Dei canonizzato oggi: "Non farsi intimorire dalla cultura materialista".


    ROMA - Il messaggio del nuovo santo, José Maria Escrivà de Balaguer, “per non lasciarci intimorire dalla cultura materialista, che minaccia di dissolvere l'identità più autentica dei discepoli di Cristo”. Con queste parole il Papa ha indicato ai 250mila pellegrini, fra fedeli e amici della Prelatura, “l'ideale che il santo fondatore ci indica: elevare il mondo a Dio e trasformarlo da dentro”.

    Un silenzio impressionante, sotto il sole quasi estivo della capitale, accompagna a piazza San Pietro e via della Conciliazione la canonizzazione del sacerdote spagnolo che ha fondato l'Opus Dei. “Egli si è lasciato docilmente guidare dallo Spirito, convinto che solo così si può compiere appieno la volontà di Dio”, dice il Papa, apparso in discreta forma, durante l'Omelia letta in italiano e spagnolo.

    Escrivà de Balaguer “non cessava di invitare i suoi figli spirituali a invocare lo Spirito Santo per far sì che la vita interiore, la vita cioè di relazione con Dio, e la vita familiare, professionale e sociale, fatta tutta di piccole realtà terrene, non fossero separate - osserva Giovanni Paolo II - ma costituissero una sola esistenza 'santa e piena di Dio'”.

    “Il lavoro e qualsiasi altra attività – spiega il Papa in spagnolo - portati avanti con l'aiuto della grazia, si trasformano in mezzi di santificazione quotidiana”. Tale visione soprannaturale della vita, prosegue Wojtyla, “apre un orizzonte straordinariamente ricco di prospettive salvifiche perché anche nel contesto solo apparentemente monotono dei normali accadimenti terreni, Dio si fa vicino a noi e possiamo cooperare al suo piano di salvezza. Per questo ancora oggi il fondatore dell'Opus Dei ci ricorda che “di fronte a una cultura materialista che minaccia di dissolvere l'identità più autentica” dei cristiani occorre “ripetere con vigore che la fede cristiana si oppone al conformismo e all'inerzia interiore”.

    Il nuovo santo ha infine spronato i suoi figli spirituali a “evangelizzare tutti gli ambienti”, attraverso “un'incessante orazione”. “Questo è in fondo - dice il Papa - il segreto della santità e del vero successo dei santi: non è un paradosso, ma una verità perenne, la fecondità dell'apostolato sta innanzitutto nella preghiera e in una vita sacramentale intensa e costante”.

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    FOLLA RECORD A SAN PIETRO PER LA CANONIZZAZIONE DI ESCRIVA’ DE BALAGUER


    Santo il fondatore dell’Opus
    Dei Trecentomila applausi per il Papa


    7 ottobre 2002

    di Marco Tosatti


    CITTÀ DEL VATICANO. Josè Maria Escrivà de Balaguer è santo: Giovanni Paolo II lo ha proclamato ieri in San Pietro, di fronte a una folla grandissima, - forse trecentomila persone - che riempiva la piazza, via della Conciliazione e dilagava fino ai giardini di Castel Sant’Angelo. Una moltitudine che sarebbe piaciuta al «Fondatore» dell’Opera: decorosa e dignitosa, anche negli inevitabili disagi di un evento di strada. Un record di folla, superiore probabilmente a quella già notevolissima che ha assistito alla canonizzazione di Padre Pio, e anche un record di partecipazione vescovile. Sul sagrato oltre quattrocento vescovi e numerosi cardinali facevano da corona alla celebrazione.

    Al gran completo anche la Curia, con quasi tutti i capidicastero: con il segretario di Stato Angelo Sodano i cardinali Giovan Battista Re, Crescenzio Sepe, Eduardo Martinez Somalo, Dario Castrillon Hoyos, Jorge Maria Mejia, Paul Poupard, Mario Francesco Pompedda, Francis Arinze, Moussa Daoud, Josè Sanchez, Jorge Medina Estevez, Josè Saraiva Martins, Jozef Tomko, Agostino Cacciavillan, Sergio Sebastiani, gli arcivescovi Julian Herranz e Alfonso Lopez Trujillo. Quando Giovanni Paolo II ha letto in latino la solenne formula di canonizzazione: «Ad honorem Sanctae et Individuae Trinitatis...» «Ad onore della Santissima Trinità per l'esaltazione della fede cattolica e l'incremento della vita cristiana, con l'autorità di nostro Signore Gesù Cristo, dei Santi Apostoli Pietro e Paolo e nostra, dopo aver lungamente riflettuto, invocato più volte l'aiuto divino e ascoltato il parere di molti nostri fratelli nell'episcopato, dichiariamo e definiamo santo il beato Josè Maria Escrivà de Balaguer e lo iscriviamo nell'Albo dei Santi e stabiliamo che in tutta la Chiesa egli sia devotamente onorato tra i Santi», un applauso scrosciante è partito dal pubblico.

    Un applauso che è apparso a molti «decoroso» se paragonato ad altre cerimonie di beatificazione, e in particolare a quella di padre Pio, nel giugno scorso. Per il resto, apparivano straordinarie il silenzio e la compunzione durante la cerimonia: «sembra che stiano in chiesa» ha esclamato un agente della sorveglianza.


    Il Papa ha pronunciato l’omelia in italiano e spagnolo, lingua di gran parte dei fedeli. Ha esortato i cattolici a non farsi intimorire dalla «cultura materialista»; a loro spetta diffondere in tutti gli ambienti la fede cristiana. «Il conformismo e l'inerzia interiore» non devono scoraggiare il popolo di Dio. Ha parlato dell’intuizione avuta dal nuovo santo, la promozione della santità attraverso il lavoro ordinario. «Questa visione soprannaturale dell'esistenza apre un orizzonte straordinario ricco di prospettive salvifiche. Attuale e urgente è anche oggi questo suo insegnamento». Il Papa ha poi citato i tre consigli che Escrivà de Balaguer raccomandava sempre ai suoi discepoli: «in primo luogo adorazione, poi espiazione, in terzo luogo azione».

    Ha infine fatto un accenno all’ostilità incontrata da Escrivà nel corso della sua opera: «Certamente non mancano incomprensioni e difficoltà per chi vuole servire con fedeltà la causa del Vangelo. Il Signore purifica e modella con la forza misteriosa della Croce quelli che chiama a seguirlo».


    Giovanni Paolo II appariva leggermente affaticato, ma ha letto tutta l'omelia con una voce chiara, ricurvo sul trono bianco collocato al centro del sagrato. Alla fine, quando la papamobile lascia il sagrato per un doppio giro d’onore lungo via della Conciliazione, si scatena l’entusiasmo. La folla esplode in un boato festoso, e mentre la vettura avanza lentamente, una «Ola» sorge spontanea e contagiosa dai ranghi dei giovani dell’Opus. E’ un momento di grande frastuono: i rintocchi delle campane si mescolano ai cori di canzoni spagnole, agli applausi ripetuti, agli slogan urlati. Fioccano i «Te quiero» (ti amo) rivolti all'ottantaduenne pontefice. Giovanni Paolo II è affaticato, ma dimostra di gradire le manifestazioni d'affetto e sorride, tenendosi aggrappato alla vettura, accennando di frequente a un gesto di saluto e benedizione.


    La festa termina, per un migliaio di personalità ecclesiastiche e civili, a Villa Taverna, un palazzo non lontano dal Vaticano che offre le sue sale per avvenimenti pubblici. Il menù è sobrio e raffinato. Si brinda al nuovo santo con spumante. Il primo ad arrivare è stato il presidente dei vescovi italiani, cardinal e Camillo Ruini, seguito dal presidente della Camera Pier Ferdinando Casini, dall'ex leader di Solidarnosc Lec Walesa, dal comandante generale dei carabinieri Guido Bellini.

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    Elevare il mondo a Dio e trasformarlo dall'interno
    Omelia del Santo Padre Giovanni Paolo II nella cerimonia di canonizzazione di Josemaría Escrivá. "Elevare il mondo a Dio e trasformarlo dall'interno: ecco l'ideale che il santo Fondatore vi indica". Riportiamo l'omelia in italiano e castigliano, così come l'ha pronunciata il Papa di fronte a persone di 80 paesi, in Piazza San Pietro.

    06 Ottobre 2002


    1. "Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio" (Rm 8, 14). Queste parole dell'apostolo Paolo, poc'anzi risuonate nella nostra assemblea, ci aiutano a meglio comprendere il significativo messaggio dell'odierna canonizzazione di Josemaría Escrivá de Balaguer. Egli si è lasciato docilmente guidare dallo Spirito, convinto che solo così si può compiere appieno la volontà di Dio.

    Tale fondamentale verità cristiana era tema ricorrente della sua predicazione. Non cessava, infatti, di invitare i suoi figli spirituali a invocare lo Spirito Santo per far sì che la vita interiore, la vita cioè di relazione con Dio, e la vita familiare, professionale e sociale, fatta tutta di piccole realtà terrene, non fossero separate, ma costituissero una sola esistenza "santa e piena di Dio". "Troviamo Dio invisibile - egli scriveva - nelle cose più visibili e materiali" (Colloqui con Mons. Escrivá, n. 114).

    Attuale e urgente è anche oggi questo suo insegnamento. Il credente, in virtù del Battesimo che lo incorpora a Cristo, è chiamato a stringere con il Signore un'ininterrotta e vitale relazione. E' chiamato ad essere santo e a collaborare alla salvezza dell'umanità.

    2. "Tomó, pues, Yahveh Dios al hombre y lo dejó en el jardín de Edén, para que lo labrase y cuidase" (Gn 2, 15). El Libro del Génesis, como hemos escuchado en la primera Lectura, nos recuerda que el Creador ha confiado la tierra al hombre, para que la ‘labrase’ y ‘cuidase’. Los creyentes actuando en las diversas realidades de este mundo, contribuyen a realizar este proyecto divino universal. El trabajo y cualquier otra actividad, llevada a cabo con la ayuda de la Gracia, se convierten en medios de santificación cotidiana.


    "La vida habitual de un cristiano que tiene fe - solía afirmar Josemaría Escrivá -, cuando trabaja o descansa, cuando reza o cuando duerme, en todo momento, es una vida en la que Dios siempre está presente" (Meditaciones, 3 de marzo de 1954). Esta visión sobrenatural de la existencia abre un horizonte extraordinariamente rico de perspectivas salvíficas, porque, también en el contexto sólo aparentemente monótono del normal acontecer terreno, Dios se hace cercano a nosotros y nosotros podemos cooperar a su plan de salvación. Por tanto, se comprende más fácilmente, lo que afirma el Concilio Vaticano II, esto es, que "el mensaje cristiano no aparta a los hombres de la construcción del mundo [...], sino que les obliga más a llevar a cabo esto como un deber" (Gaudium et spes, 34).

    3. Elevar el mundo hacia Dios y transformarlo desde dentro: he aquí el ideal que el Santo Fundador os indica, queridos Hermanos y Hermanas que hoy os alegráis por su elevación a la gloria de los altares. Él continúa recordándoos la necesidad de no dejaros atemorizar ante una cultura materialista, que amenaza con disolver la identidad más genuina de los discípulos de Cristo. Le gustaba reiterar con vigor que la fe cristiana se opone al conformismo y a la inercia interior.

    Siguiendo sus huellas, difundid en la sociedad, sin distinción de raza, clase, cultura o edad, la conciencia de que todos estamos llamados a la santidad. Esforzaos por ser santos vosotros mismos en primer lugar, cultivando un estilo evangélico de humildad y servicio, de abandono en la Providencia y de escucha constante de la voz del Espíritu. De este modo, seréis "sal de la tierra" (cf. Mt 5, 13) y brillará "vuestra luz delante de los hombres, para que vean vuestras buenas obras glorifiquen a vuestro Padre que está en los cielos" (ibíd., 5, 16).

    4. Ciertamente, no faltan incomprensiones y dificultades para quien intenta servir con fidelidad la causa del Evangelio. El Señor purifica y modela con la fuerza misteriosa de la Cruz a cuantos llama a seguirlo; pero en la Cruz – repetía el nuevo Santo - encontramos luz, paz y gozo: Lux in Cruce, requies in Cruce, gaudium in Cruce!

    Desde que el siete de agosto de mil novecientos treinta y uno, durante la celebración de la Santa Misa, resonaron en su alma las palabras de Jesús: "cuando sea levantado de la tierra, atraeré a todos hacia mí" (Jn 12, 32), Josemaría Escrivá comprendió más claramente que la misión de los bautizados consiste en elevar la Cruz de Cristo sobre toda realidad humana, y sintió surgir de su interior la apasionante llamada a evangelizar todos los ambientes. Acogió entonces sin vacilar la invitación hecha por Jesús al apóstol Pedro y que hace poco ha resonado en esta Plaza: "Duc in altum!". Lo transmitió a toda su Familia espiritual, para que ofreciese a la Iglesia una aportación válida de comunión y servicio apostólico. Esta invitación se extiende hoy a todos nosotros. "Rema mar adentro - nos dice el divino Maestro - y echad las redes para la pesca" (Lc 5, 4).

    5. Per portare a compimento una missione tanto impegnativa, occorre però un'incessante crescita interiore alimentata dalla preghiera. San Josemaría fu un maestro nella pratica dell'orazione, che egli considerava come straordinaria "arma" per redimere il mondo. Raccomandava sempre: "In primo luogo, orazione; poi, espiazione; in terzo luogo, molto «in terzo luogo», azione" (Cammino, n. 82). Non è un paradosso, ma una verità perenne: la fecondità dell'apostolato sta innanzitutto nella preghiera e in una vita sacramentale intensa e costante. Questo è, in fondo, il segreto della santità e del vero successo dei santi.

    Il Signore vi aiuti, carissimi Fratelli e Sorelle, a raccogliere quest'esigente eredità ascetica e missionaria. Vi sostenga Maria, che il Santo Fondatore invocava come Spes nostra, Sedes Sapientiae, Ancilla Domini!

    La Madonna faccia di ognuno un autentico testimone del Vangelo, pronto a dare in ogni luogo un generoso contributo all'edificazione del Regno di Cristo. Ci siano di stimolo l'esempio e l'insegnamento di san Josemaría perché, al termine del pellegrinaggio terreno, possiamo anche noi partecipare all'eredità beata del Cielo. Là, insieme con gli angeli e tutti i santi, contempleremo il volto di Dio, e canteremo la sua gloria per tutta l'eternità



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  7. #7
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    Originally posted by CESARE BECCARIA
    A quanto pare non piace ne' a sinistra
    http://www.politicaonline.net/forum/...threadid=28418

    ne' a destra:
    http://www.politicaonline.net/forum/...threadid=27359

    Piace a Dio: ed è questo che conta.

  8. #8
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    Ora pro nobis.

  9. #9
    Ospite

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    Concordo con l' ultimo "giudizio". Su San Josemaria , aldila' di molte leggende aleggianti su di Lui , fu veramente santo. Purtroppo le contaminazioni dell' ideologia marxista si notano anche in tantissimi cattolici in buona fede !

  10. #10
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    http://www.it.josemariaescriva.info

    Biografia, insegnamenti, testi e altro ancora.
    Un sito da visitare.

 

 
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