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Discussione: Frate Porcello

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    Predefinito Frate Porcello

    L’Osteria della Fola

    Frate Porcello

    racconto di Giuseppe Pederiali



    C’era una volta la Bassa. Altri tempi, lontanissimi. Ancora non esistevano gli alberghi e i ristoranti, e nei boschi pascolavano i porci.

    Gli antenati dei ristoratori facevano altri mestieri. Per questo motivo San Francesco, di ritorno da Bologna dove era stato a predicare, per riposare si accontentò dell’ombra di una grande quercia. Mentre gli occhi giocavano con la voglia di dormire, vide un maiale staccarsi dal branco che pascolava poco lontano e venire a frugare con il muso tra l’erba bassa sotto la quercia. Ghiande qui non ce n’erano e San Francesco capì subito che non era cibo ciò che cercava l’animale. Infatti, dopo alcuni giri intorno all’albero e a Francesco, il maiale si decise finalmente a fermarsi e parlare: "Tutti dicono che sei un uomo giusto e buono, e che ami gli animali, tanto da chiamarli fratelli e sorelle".

    "È così, frate Porcello. Io ti amo perché fai parte anche tu di questo bellissimo mondo".

    "Consideri bellissima anche la pianura dove ti trovi ora?"

    "Nessun luogo al mondo è più dolce della pianura del Po. I suoi campi, le sue foreste, le sue città, i suoi abitanti laboriosi e gentili..."

    "Gentili poi!"

    "... e le sue stagioni colorate: verde d’erba la primavera, gialla di grano l’estate, grigio di nebbia l’autunno, bianco di neve l’inverno. Neppure nella lontana..."

    San Francesco non finì la frase perché il maiale aveva ripreso a grufolare tra l’erba come se fosse in compagnia dei suoi simili, o completamente solo. Laggiù c’era il magister porcarius intento a sorvegliare un altro branco, ma attento anche ai porci da questa parte della strada.

    "Neppure nella lontana Sicilia, dove il sole riscalda tutto l’anno, la terra è profumata come nella pianura del Po" continuò San Francesco.

    Il maiale continuò a fingersi sordo o indifferente per un bel po’, fino a quando Francesco non riprese a lodare gli abitanti della pianura. Allora frate Porcello sbottò: "Sarà come tu dici, ma per me questo è il luogo più brutto della terra, e i suoi abitanti sono i più crudeli degli uomini..."

    "Credo di avere indovinato i motivi del tuo malumore".

    "Proprio di questo volevo parlarti. La pianura del Po è un inferno per noi maiali. Ci nutrono e ingrassano sai per cosa?"

    "Per uccidervi e mangiarvi".

    "Proprio così. Di noi non resta neppure un orecchio, che divorano lessato con altre cotiche, neppure il codino, che preparano con verze bollite e condiscono con aceto balsamico, neppure le ossa, che pur di non buttarle via usano per tappare il buco dei mastelli o arrostiscono insieme a quel poco di carne che può restare intorno, e neppure una goccia del nostro sangue, che mischiano a farina per fare i sanguinacci, al miglio per fare i migliacci, al miele per fare i cervellati. Ti pare un destino giusto per una povera bestia che non ha mai fatto male a nessuno?"

    San Francesco, che aveva camminato l’intera mattina senza fermarsi, e aveva lo stomaco vuoto dalla sera prima, a sentir parlare di tutti quei destini di maiale cominciò a soffrire doppiamente: con il cuore per la sorte di frate Porcello, con lo stomaco per la fame.

    Frate Porcello riprese, con un tono da litania: "Prosciutti, salami, zamponi, cotechini, mortadelle, salsicce…"

    "Salama da sugo" aggiunse San Francesco.

    "Culatelli, cicciole…"

    "Per non parlare del lardo, delle braciole e della pancetta" aggiunse ancora San Francesco, deglutendo.

    "Tutto questo, e altro, noi maiali diamo all’uomo. Perché siamo troppo buoni. Sai che il nostro sterco, essiccato al forno e polverizzato, guarisce il sangue dal naso?"

    "Nessun animale del creato è utile all’uomo quanto il maiale" disse San Francesco.

    "E io ti voglio bene anche per questo. Ma non credo sia possibile convincere i miei simili a riservarti un destino diverso dai salami e dai culatelli".

    "Non pretendo tanto, santo Francesco" rispose il maiale. "Sarebbe come convincere me a non mangiare ghiande".

    "Allora cosa vuoi?"

    "Parla ai tuoi fratelli, ricorda quanto sono buono. E pregali di rispettarmi. Di’ loro di non chiamare porco un uomo che non si lava, oppure roia un fannullone o troia una donna di malaffare. Lo facciano almeno per gratitudine".

    "Hai ragione, frate Porcello. Dirò ai miei fratelli di non dimenticare i tuoi meriti". Francesco accarezzò il porco tra le orecchie, si alzò, riprese il cammino.

    Fatti pochi passi, Francesco estrasse dalla bisaccia un pezzo di pane. Peccato non poterlo accompagnare con una fetta di salame.

    http://www.pubit.it/sunti/psi0004a.html

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  2. #2
    ilariamaria
    Ospite

    Predefinito

    asburgico, ma hai fame ?

    io adesso si

    bellissima storia.
    Sono davvero grata ai maiali, non per niente sono anhe il simbolo di Milano....

 

 

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