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  1. #1
    Franciscu Pala
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    Predefinito Cubeddu: Costituente e diritto all'autodeterminazione dei sardi.

    www.unionesarda.it


    di Salvatore Cubeddu

    Quella lettera l’avranno ricevuta un centinaio di persone: quelle più attive, da più di due anni, affinchè il Consiglio regionale sardo ed il Parlamento italiano approvino, in serenità di rapporti, l’elezione di un’Assemblea costituente sarda. La spedisce la Cisl, che ritiene importante rilanciare l’iniziativa, coinvolgendo direttamente i lavoratori ed i nostri concittadini, dopo due mesi dal passaggio della legge sarda in Commissione bicamerale per gli affari regionali ed in presenza della devolution bossiana in un ramo del Parlamento. La lettera contiene l’invito ad un incontro. È un foglio spoglio, vuoto, quasi completamente bianco: stupisce, dopo che si apre la busta. Il sindacato vuole alludere? Che l’Assemblea costituente sarda sia poco più che un bianco foglio, ancora tutto da scrivere? Le imprese costituenti presuppongono “idee comuni e fiato morale”, scriveva da poco un commentatore della presente vicenda italiana. L’impresa sarda ne richiede anche di più. Lo sappiamo da prima, da sempre. Essa rischia di arenarsi nei tempi lunghi della distanza da Roma non meno che nell’opera demolitoria dei permanenti nemici interni, nello scoramento dei tiepidi e nei fuggevoli opportunismi dei tattici e degli scettici.
    Le assemblee costituenti, abbastanza frequentemente, sono state successive a una guerra di liberazione, con un popolo e la sua classe dirigente in lotta e, sovente, solo dopo lacrime e sangue, hanno convinto gli avversari e la comunità internazionale della bontà e della correttezza dei propri diritti. Alcuni di questi processi storici sono in corso. In un continuum tra guerra e pace possono porsi, alle due estremità, da una parte la lotta palestinese e, all’altro capo, l’autonomismo catalano. Ogni vicenda ha le sue peculiarietà. Ai paesi baltici, ad esempio, una speciale congiuntura internazionale e interna ha permesso la riacquisizione della propria identità storica. In Italia, l’attuale mutamento costituzionale, contrariamente a quelli successivi alle due guerre mondiali, avviene in una fase pacifica. La nuova Costituzione europea è allo studio in un clima di fondato ottimismo e nell’attesa di centinaia di milioni di persone. Al presente è il caso più esemplare di “idee comuni e di fiato morale”. Anche ciò che ci circonda, quindi, parla di fase costituente: si va finalmente a ricominciare. Oggi in Sardegna questa Assemblea rappresenta la proposta più matura, coerente e condivisa che possa interessare un qualsiasi organismo che voglia definirsi nazionalitario. Come la Noa Carta de Logu presentata dal senatore Cossiga rappresenta la piattaforma costituzionale più vicina a ogni ipotesi sardista. È difficile capire come le due proposte non camminino insieme. Come Cossiga, generosa punta di lancia della giusta difesa dei catalani e dei baschi, chieda ai suoi compatrioti di prendere atto che lo Stato italiano “mai ci consentirà la Costituente”. E per quale motivo? Non appartiene forse - come afferma “il progetto nazionalitario sardo”, dei suoi amici dell’UDR - al “diritto naturale dei sardi di costituire una nazione”?
    E questo diritto non viene protetto dai trattati internazionali? Perché la nazione sarda no? Forse perché non si ha fiducia che tra i cittadini ci sia gente abbastanza seria, onesta, capace, coerente, libera, per arrivare attraverso strumenti pacifici e democratici a quello che catalani, baschi e corsi hanno cercato perfino con mezzi violenti? Se si pensa così, lo si dica. Accettando la prova del contrario. All’Hotel Mediterraneo, questo pomeriggio, il sindacato dei lavoratori invita i cittadini a scrivere di proprio pugno quel foglio bianco della propria storia. Con responsabilità e senza complessi. Non lasciamo che altri, anche tra di noi, ci definiscano sulla base del nostro passato. Facciamo che sia solo parte del futuro che vogliamo.

  2. #2
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    «Intellettuali a luci spente
    nella sfida dell'identità sarda»

    di Giacomo Sanna

    LA VIA SARDA per la Costituente è per i sardisti una proposta credibile e politicamente realizzabile per riscrivere lo Statuto della Sardegna. È il più straordinario degli strumenti per conquistare la nuova carta costituzionale dei sardi, per riscrivere il nuovo patto fra il nostro popolo e la Repubblica italiana. Significa, principalmente, l'apertura di una nuova stagione dell'autonomia e della partecipazione e non certo l'avvio di percorsi per "cannibalizzare" alcunché. L'occasione per affermare la nostra identità di popolo, la nostra peculiare storia, le nostre specificità culturali, politiche, sociali ed economiche, per ritrovare una unità da troppo tempo perduta. È senz'altro una sfida, questo sì, ma una sfida di modernità e sviluppo che i Sardi meritano di poter giocare, come popolo fra i popoli della nostra Europa. Così come, fanno con successo altre realtà europee, gli scozzesi come i gallesi, i catalani come i baschi.
    Sganciare i giudizi sulla Costituente da tali irrinunciabili premesse significa, nella migliore delle ipotesi, rendere un cattivo servizio all'informazione e a quanti da tempo vanno sostenendo la necessità di un percorso partecipato per riscrivere la più importante delle nostre leggi. Aggiungere poi un'analisi crudele e assai superficiale sull'operato dei sardisti significa, per noi, la conferma del persistere di una marcata insofferenza da parte di una certa intellettualità verso un'accresciuta sensibilità identitaria in Sardegna. Viene da chiedersi, quale sia l'utilità di simili atteggiamenti, a chi giovino. Ed è lecito domandarsi se non sia più utile per tutti che costoro si adoperino, invece, per l'affermazione dei valori della sardità in Europa e nel Mondo.
    Distruggere il lavoro altrui senza offrire alternative credibili è un esercizio inutile e inopportuno. Soprattutto quando alcuni intellettuali si ostinano a non comprendere che il vero problema non è la competizione con le proposte identitarie dei sardisti, quanto con quei modelli che ci sono estranei, ma che si vanno affermando, non senza preoccupazione, anche fra i sardi.
    Non intravediamo, dunque, nessun pericolo nell'Assemblea costituente, semmai siamo impegnati a garantire alla Sardegna quei poteri necessari per governare le rinnovate necessità dei sardi nell'era della globalizzazione. Vogliamo offrire alla Regione quei poteri che le servono per affermare nel Mondo il grande valore dell'identità del popolo sardo.
    È impresa difficile. Per i sardisti lo è ancor di più, se si considera la portata dei tentativi in atto, tutti tesi a omologare la politica sarda alle logiche e agli schemi della politica italiana. Diventerà un'impresa quasi impossibile se nel buio dello scenario politico sardo dovremo continuare a imbatterci ancora per molto in "un dodge a fari spenti". Sarebbe ora che qualcuno decidesse di illuminarsi un po' e pensasse a costruire qualcosa di importante, piuttosto che dedicarsi a critiche che, seppure autorevoli, sono limitanti in quanto soltanto distruttive. Quasi che una volta abbattute le idee sardiste, ci sia, in Sardegna, un futuro più roseo per quelle di certi intellettuali progressisti. O quasi che sia più utile per i sardi, mistificare la realtà parlando di "uno Statuto sbrana Costituzione", piuttosto che soffermarsi a riflettere che continuando di questo passo, certi intellettuali sardi contribuiscono a rendere la cultura sarda ancora più minoritaria nella sua stessa patria.
    Se poi vogliamo ragionare nel merito non possiamo certo essere accusati di aver fatto noi carta straccia della Costituzione. È sufficiente considerare le volte che il Parlamento italiano ha mancato di attuarla. Per esempio, tutte le volte che ha evitato di pronunciarsi sulle proposte di legge di modifica costituzionale che il Consiglio regionale ha trasmesso a Roma, in oltre mezzo secolo di autonomia "vigilata".

    www.lanuovasardegna.it

  3. #3
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    dall'unione sarda

    Proposta di legge per la Costituente

    mercoledì, gennaio 29, 2003

    CAGLIARI. Una nuova proposta di legge per l’istituzione, con legge regionale, dell’Assemblea Costituente, è stata depositata oggi per redigere il nuovo Statuto della Sardegna. Il progetto di legge è firmato da Pier Sandro Scano, Luca Deiana, Ivana Dettori, Nazareno Pacifico e Giampiero Pinna. La proposta mira ad istituire, con legge regionale, un’Assemblea speciale per la predisposizione del nuovo Statuto. L’Assemblea Costituente avrebbe la funzione di concorrere, secondo una procedura definita in legge, col Consiglio Regionale, ferma restando, per ovvi motivi di conformità alla Costituzione e allo Statuto vigente, la competenza del Consiglio stesso ad assumere conclusivamente la relativa iniziativa verso il Parlamento; ma avrebbe, tuttavia, la forza politica e istituzionale dell’investitura elettorale. L’Assemblea Costituente sarebbe, infatti, eletta a suffragio universale e diretto, con sistema proporzionale.
    I firmatari della proposta sottolineano tre punti. Non solo non c’è alcuna rinuncia alla proposta che è all’esame del Parlamento e che ha di recente ottenuto il parere positivo della Commissione Bicamerale per gli Affari Regionali, ma si ribadisce, anzi, il dovere costituzionale del Parlamento a dare al Consiglio Regionale e alla Sardegna una risposta in tempi brevi. Rispetto al progetto di legge, presentato dal PsdAz, recentemente votato dalla Prima Commissione del Consiglio Regionale, la nuova proposta pur andando nella stessa direzione, presenta alcune significative differenze.
    Mentre la legge approvata dalla prima Commissione è una legge di principi con un forte contenuto ideologico, che potrebbe rendere difficile il raggiungimento di una sintesi politica e porre anche delicati problemi d’ordine costituzionale, la nuova proposta, invece, è una legge essenzialmente di procedure, che può più agevolmente superare il vaglio di costituzionalità e promuovere la formazione di un ampio consenso politico. L’approvazione rapida di una legge che vada nella direzione indicata dalla presente proposta, come anche del resto da quella sardista, consentirebbe l’elezione dell’Assemblea Costituente, in assenza eventualmente del via libera da parte del Parlamento, già prima del rinnovo del Consiglio Regionale e innescherebbe una stagione politica nuova e interessante, nel segno dell’innovazione, delle riforme istituzionali e dell’autonomia federale.

  4. #4
    Franciscu Pala
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    www.unionesarda.it

    Costituente, Serrenti promette «Incontro con Pera e Casini»

    Un immediato incontro con i presidenti di Camera e Senato per sollecitare l’iter, con passaggio diretto in Aula, delle proposte di legge sull’Assemblea Costituente della Sardegna. Lo hanno chiesto i rappresentanti delle parti sociali, delle associazioni, dell’Università e della Chiesa al presidente del Consiglio Efisio Serrenti. «Il presidente Serrenti - come ha riferito il portavoce della delegazione Mario Medde, leader della Cisl sarda - chiederà a Pera e Casini un incontro alla presenza del Comitato. La delegazione ha chiesto un’azione forte perchè siano inserite all’ordine del giorno del Consiglio regionale, subito prima delle elezioni amministrative, le proposte di legge sull’Assemblea Costituente. La delegazione incontrerà domani Mauro Pili per sollecitare un intervento nei confronti di Berlusconi.

 

 

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