Da Feltrinelli, a caccia di serate praghesi con Snoopy e Giorgio Bocca
Chi mi conosce sa che la Feltrinelli non mi è mai stata particolarmente simpatica, per la sua nettissima preferenza sinistrorsa ereditata dal padre fondatore Giangiacomo, di cui proprio quest’anno si ricorda, a tre decenni di distanza, la tragica scomparsa. Ma diamo a Cesare quel che è di Cesare e diciamo che non c’è posto in tutta Milano che più della Feltrinelli sa accoglierti e coccolarti mentre viaggi sognante tra le pile di libri in finto disordine. I libri. Ti attraggono quasi fossero vetrine di una raffinata pasticceria. Arrivi, scegli qualcosa che richiama la tua attenzione e, se hai tempo e voglia di farlo, puoi leggertelo tutto d’un fiato sulle piccole panchine senza che nessun commesso pedante venga a romperti le scatole o ti lanci occhiatacce risentite. Una volta che hai abbondantemente sfogliato la tua creaturina, puoi recarti alla cassa e adottarla o rimetterla al suo posto sullo scaffale, senza problemi. In attesa di un altro possibile acquirente. Tutto come fossi in una enorme e sempre aggiornatissima biblioteca.
Le Feltrinelli a Milano sono giusto sotto Galleria Vittorio Emanuele. Un lungo e tortuoso percorso libresco che collega Ricordi Media Store e Spizzico. Non hanno insegna, fatta eccezione per quelle in comune col negozio di dischi e col fast-food, praticamente invisibili. Nonostante questo, a qualsiasi ora ci vai c’è sempre un discreto numero di visitatori, e le panchinette faticano a svuotarsi. La strategia migliore per accaparrarsi l’agognato posticino è fingere totale indifferenza, rimanendo però alla distanza giusta per avventarcisi sopra come iene appena un sedere raggrinzito si leva di torno. Afferrate la prima lettura che vi capita davanti agli occhi e mostratevi particolarmente interessati. Sono concessi gli sguardi sospettosi da sopra alle pagine: serviranno a scacciare eventuali concorrenti nella sfrenata caccia al posto. Risultati garantiti.
Ma non c’è solo lettura a scrocco, alla Feltrinelli. Ci mancherebbe. C’è quell’atmosfera intellettualoide e terribilmente di tendenza che alla Mondadori non se la sognano nemmeno di notte. Ci sono zone disposte con precisione assoluta per fare assomigliare il più possibile la libreria a un salottino accogliente. C’è la scelta saggissima di relegare quei noiosissimi libroni di programmazione da settecento pagine sugli scaffali nel corridoio secondario. Così se li vanno a cercare soltanto gli addetti ai lavori, e tu non ci devi passare davanti per forza. Li hanno lasciati ben lontani dalle ormai celebri panchette, che invece si trovano proprio in mezzo ai libri di viaggi, e neanche distanti dagli immancabili fumetti di Charlie Brown. Così, tra una vignetta di Snoopy e una foto di Praga di sera, la sera su Milano scende veloce, senza che neanche te ne accorgi. Suona il telefonino, opportunamente occultato tra le tasche della giacca e con la suoneria al minimo: sono le sette e mezza, è ora di andare. Fingo di ignorare il tedioso Giorgio Bocca che col suo pungente libretto tutto dedicato al Cavaliere regna incontrastato nella libreria e mi dirigo all’uscita.
Cara Feltrinelli, resti quella che papà Giangiacomo ha lasciato trent’anni fa: rossa e testarda come una bella donna. E nessuno ti potrà sostituire. Parola di Berlusconiano.




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