Tel Aviv, carta straccia del diritto
Processo Barghouti e accordi di Oslo
Desi Bruno - Fabio Marcelli*
Tel Aviv - La seconda udienza del processo a Marwan Barghouti - tenutasi giovedì mattina a Tel Aviv - è stata incentrata sui problemi della libertà dell'imputato e della giurisdizione. In aula erano presenti delegazioni del Parlamento europeo (Gue), del Parlamento francese e gruppi di giuristi francesi, italiani e spagnoli. La partecipazione delle delegazioni straniere costituisce, per i palestinesi e per gli israeliani non oltranzisti, un fattore molto importante, in quanto sottolinea gli aspetti internazionali, sia politici che giuridici, del processo.
Il clima infuocato che si è registrato nel Palazzo di Giustizia rappresenta dal canto suo un'ulteriore riprova del carattere fortemente politico del processo, peraltro molto carente dal punto di vista delle sue basi giuridiche. La stessa scelta, del tutto arbitraria, di Tel Aviv come sede del processo, rappresenta a sua volta una conferma di tale carattere, che vede lo Stato israeliano in quanto tale procedere contro uno dei più importanti, amati e popolari dirigenti palestinesi.
E' molto significativo il fatto che Barghouti sia difeso, oltre che dal brillante avvocato palestinese con cittadinanza israeliana Jawad Boulos, anche da un avvocato ebreo-israeliano, Shamail Leibowitz, la cui presenza nel processo esprime la necessità di un'effettiva conciliazione e coesistenza fra due popoli e due Stati, oggi presente in settori crescenti della società ebreo-israeliana.
Il fatto che questa stessa società sia oggi peraltro spaccata in due fronti contrapposti sulla questione cruciale del rapporto con il popolo palestinese è dimostrata dalla furibonda rissa scoppiata tra pacifisti e gruppi contrari al processo di pace e dalle tentate aggressioni subite da Leibowitz, che aveva effettutato un affascinante paragone storico-biblico fra Barghouti e Mosé, al termine dell'udienza. Il tutto in un clima davvero non onorevole per quella che si autodefinisce una democrazia (e lo è ma non per i palestinesi, sia per quelli con cittadinanza israeliana che per quelli senza), come osservato con preoccupazione da parte delal stampa israeliana nei giorni successivi.
La strategia processuale adottata da Marwan e dai suoi difensori è basata sulla negazione della giurisdizione israeliana, per effetto della IV Convenzione di Ginevra, degli Accordi di Oslo e della necessità di rispettare la sovranità palestinese. Gli avvocati sostengono d'altro canto, sulla base del diritto internazionale, l'esistenza di un diritto di resistenza dei Palestinesi all'occupazione israeliana che è ovviamente cosa ben diversa, sia dal punto di vista delle finalità che delle modalità di svolgimento, degli atti di terrorismo che vengono imputati a Barghouti.
La IV Convenzione di Ginevra impone infatti una serie di obblighi a Israele in quanto potenza occupante, ripetutamente violati anche in quest'occasione, mentre dagli Accordi di Oslo e da quelli che ne sono scaturiti in seguito emerge senza dubbio un'autonoma sfera giurisdizionale dell'Autorità palestinese, che questo processo pregiudica anche per la qualità di dirigente politico di alto livello rivestita da Barghouti. Il tentativo di criminalizzare quest'ultimo, accusato di essere coinvolto in organizzazioni terroristiche e nel compimento di attentati, risponde alla necessità, sentita dal governo Sharon, di deviare l'attenzione dell'opinione pubblica interna ed internazionale dalla vera causa di fondo della situazione attuale, che è costituita dalla persistente occupazione israeliana dei territori palestinesi, in palese violazione delle norme internazionali.
Significativa appare del resto la circostanza che, incriminando Barghouti, si voglia colpire uno dei dirigenti palestinesi che più si sono adoperati per il dialogo con Israele. Sono d'altronde cinquemila (ma il numero varia continuamente) i palestinesi oggi detenuti da Israele in violazione dei più elementari principi della dignità umana e anche da questo punto di vista Marwan costituisce un simbolo importante.
La questione della giurisdizione sarà definita all'udienza del 21 novembre, per la quale i giuristi democratici italiani puntano ad organizzare una folta delegazione, in collaborazione con il gruppo della Sinistra unitaria del Parlamento europeo e con il Consiglio legislativo palestinese.
*giuristi del comitato per la difesa di Marwan Barghouti
Liberazione 8 ottobre 2002
http://www.liberazione.it


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