Oggi in Parlamento Martino chiede il via libera all'invio degli alpini in Afghanistan
Nella gabbia dell'Ulivo
Rina Gagliardi
Centro sinistra spaccato tra neo atlantici e neo pacifisti. In mezzo i Ds, a loro volta divisi tra le ragioni dell'opposizione alla guerra e le ambizioni di D'Alema Mentre negli Usa è braccio di ferro tra Bush e il Congresso, l'Italia deciderà di farsi coinvolgere direttamente nella guerra che intanto c'è ancora, in Afghanistan? Il rischio che sia questa la decisione del Parlamento, entro le prossime ventiquattr'ore, è molto concreto. Questa mattina, Antonio Martino spiegherà ufficialmente ai senatori e ai deputati le ragioni che rendono "necessario" il prossimo invio a Kabul di mille nostri alpini, a sostegno diretto della presenza americana nel paese e in funzione di "caccia ai covi" di Al Qaeda. Domani, a Montecitorio, si voterà. Ma non è detto - ecco una novità nient'affatto positiva - che il centrosinistra decida di votare contro, come pareva sicuro fino all'altro ieri. Potrebbe finire, come auspica il governo, nell'ennesima scelta bipartisan, consociativa: con un significato politico (e simbolico) che va al di là della missione afgana, e si proietta già, sinistramente, sulla guerra che verrà. Potrebbero, invece, confermarsi le divisioni già emerse, per tutta la giornata di ieri, all'interno della coalizione: da un lato, Rutelli, e con lui la maggior parte della Margherita nonché i socialisti dello Sdi, intenzionati a non rompere con il passato sostegno alla guerra e quindi a votare sì (magari nella forma dell'astensione) all'invio degli alpini; dall'altro lato, i Verdi, il Pdci, la sinistra ds propensi a votare contro. In posizione intermedia, il maggior partito dell'alleanza, i Ds, che appare, a sua volta, incerto e lacerato al proprio interno: anche perché D'Alema punta a diventare portavoce (unico e assai ingombrante) dell'Ulivo, e quindi non vuole rompere con l'ala più moderata e atlantica della coalizione. Così possono esser lette le dichiarazioni rilasciate ieri da Luciano Violante: il presidente del gruppo e fedelissimo dalemiano, in un "filodiretto" a Radio radicale", ha fatto balenare un'ampia disponibilità al compromesso "unitario". Intanto, il risultato immediato è stato lo slittamento del voto. Poi, a conclusione di una giornata molto convulsa e agitata, i Ds hanno mutato posizione: decideranno sì o no soltanto dopo aver ascoltato le parole del ministro.
Alpini a caccia di Al Qaeda
Eppure, Martino ha parlato chiaro, sia nei giorni scorsi sia, ieri, nel corso di una visita in Albania. I nostri soldati, ha detto, saranno impiegati direttamente nell'operazione "Enduring Freedom", su richiesta diretta del Pentagono: e precisamente andranno a pattugliare i confini col Pakistan, per contrastare le eventuali infiltrazioni terroriste. Un concetto ribadito dal sottosegretario agli esteri, Margherita Boniver, reduce dalla capitale afgana e da colloqui diretti con il presidente dell'Afghanistan. Si tratta, insomma, di compiere un gesto politico molto preciso, di solidarietà piena col governo di Washington, cioè con George Bush "Dablju", contestato in patria oggi anche dai democratici (oltre che da una larga parte dei media e dell'opinione pubblica), relativamente isolato internazionalmente. Presumibilmente, lo ha chiesto agli italiani il segretario generale della Nato, George Robertson proprio nella sua recentissima visita a Roma: "Non lasciate sola l'America". Il coinvolgimento italiano in Afghanistan, insomma, non ha certo un peso militare, ma un senso tutto politico. Ma è proprio per queste ragioni che Washington lo chiede al governo di Roma, e il Governo di Roma lo chiede all'opposizione. In questo momento, Berlusconi non appare certo fortissimo: perciò invoca con forza l'antico rapporto consociativo che sulle scelte-chiave di politica estera (e di guerra) ha legato negli anni scorsi centrodestra e centrosinistra. La "missione" dei mille alpini, se fosse approvata dalla gran parte del parlamento, non produrrebbe contraccolpi, o disorientamenti, in un'opinione pubblica sempre meno convinta. Questo, almeno, è il calcolo del Governo. Capiremo soltanto stamani se e quanto esso è disposto a "sfumare" i termini dell'operazione, spacciandola, da capo per una missione umanitaria, di sostegno più che altro logistico e organizzativo, nell'ambito del potenziamento dell'Isaf. (la parte non militare, appunto, di "Enduring Freedom").
Prc: basta incertezze
Ma l'Ulivo, invece? Perché questa incredibile oscillazione? Perché questa difficoltà, come ha detto il presidente dei senatori del Prc, Malabarba, a schierarsi, semplicemente e risolutamente, contro la guerra? Perché questa resistenza diffusa alla mobilitazione pacifista, che riempie le piazze e coinvolge una grande parte del popolo di sinistra? Come non capire, insomma, che ogni ambiguità sulla missione afgana equivale a una ambiguità ancor più pesante sulla vicenda complessiva della guerra? La verità è che l'Ulivo è davvero una gabbia, una prigione che inibisce, perfino, la possibilità di una normale e positiva dialettica interna: esemplare, in proposito, la giornata di ieri, trascorsa tra le sortite ambigue di Violante, il tentativo di Parisi di imporre a tutti una improvvisa "disciplina ulivista" nella forma di un'assemblea quasi coatta del gruppo, le voci di trattative e rinvii, gli incontri bilaterali, le riunioni annunciate in orari notturni. Fino alla dichiarazione quasi patetica di Piero Fassino: tra me e Rutelli, ha detto il segretario diessino, c'è piena identità di vedute. Siamo un'anima sola. Ma perché Rutelli non dice, in persona, che cosa pensa? Perché qualsiasi questione d'un qualche momento, invece che risolvere i problemi, li aggrava: ecco un'altra regola della prigione del centrosinistra. Dove, per altro, una parte rilevante - da D'Alema a Rutelli - teme di essere risucchiato in una spirale "estremista", di perdere la fiducia (potenziale) del grande signore americano, di smarrire la "credibilità italiana" faticosamente raggiunta con la guerra dei Balcani. Anche queste ragioni di merito stanno dietro alle divisioni di un'alleanza, che ancora stenta a fare i conti con se stessa e la propria identità strategica.




Rispondi Citando
Montalbano!
e non capisci le semplici posizioni degli altri. Cmq, hai cannato la posizione del tuo partito, cosa pretendi di sapere degli altri?
