09.10.2002
La Cgil svela la «Finanziaria truffa»: costerà 300 euro a famiglia
di c.b.
La Cgil squarcia il velo sulla Finanziaria. La legge di Tremonti e Berlusconi costerà alle famiglie 300 euro al mese. Taglierà la spesa sociale. Non diminuirà l'Irpef di 5,5 miliardi, ma solo di 1,88. Non riguarderà 28 milioni di contribuenti, ma solo 19 (cioè solo il 52,6% dell'intera platea). Ma soprattutto, con la riforma fiscale che il governo vuole introdurre, quella con le due aliquote del 23% e del 33%, ad avere i maggiori benefici saranno i redditi più alti. E, più sarà alto il tenore di vita, più sarà consistente il risparmio delle tasse, tanto che per la Cgil la riforma finirà «per avvantaggiare supermiliardari come il presidente del Consiglio e il suo ministro dell'Economia, che vedranno abbattuta la propria Irpef del 25%».
A svelare in modo chiaro tutte le sperequazioni nascoste nella legge economica è stato uno studio presentato a Roma da Beniamino Lapadula, coordinatore delle politiche economiche della Cgil e dalla segretaria confederale Marigia Maulucci. Dai calcoli del sindacato guidato da Guglielmo Epifani, risulta evidente che il 2% di tagli alla spesa degli enti locali, previsto dalla Finanziaria, si concentrerà nella spesa sociale e costerà alle famiglie interessate circa 300 euro al mese. La stima fatta dalla Cgil si basa sulla spesa media in alcune grandi città e su alcune fasce di servizi più colpiti e rivela che l'aumento non riguarderà tutti i cittadini ma solo quelli direttamente interessati e più bisognosi.
Questi tagli, osservando in particolare i singoli settori, produrranno un taglio del 7% nella spesa delle scuole elementari e materne, impedendo a 40 mila bambini di usufruire degli attuali servizi. Per i disabili nelle scuole il taglio sarà del 5% e, su una platea nazionale di 180 mila persone, riguarderà 9 mila utenti disabili. In questo caso interverrà una doppia scure: il taglio della spesa che non consentirà alle scuole di fornire a tutti i disabili gli attuali servizi e la riduzione degli insegnanti in organico, che comporterà un aumento delle richieste di servizi comunali che non potranno essere erogati. Per gli asili nido il taglio sarà dell'11% e dunque, poichè attualmente solo 120 mila bambini tra 0 e 2 anni su un totale di 1.600.000 usufruiscono degli asili nido comunali gratuiti, il taglio riguarderà 13.200 bambini.
Per quanto riguarda l'assistenza domiciliare il taglio sarà del 30% e, su un totale di 1.800.000 utenti riguarderà 400 mila assistiti. Infine per il sostegno degli affitti delle famiglie disagiate il taglio medio sarà del 25%. In pratica per ognuno dei servizi che non riceverà più, ogni famiglie dovrà tirare fuori di tasca propria questi 300 euro in più. Ciò significa che ci saranno cittadini che non pagheranno niente perché non usufruivano di questi servizi e altri che potranno pagare anche il doppio, o il triplo di 300 euro se usufruivano di più servizi.
da www.unita.it




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