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    Arrow Il PNV basco propone,de facto,la secessione dei Paesi Baschi

    Popolari temono la sfida secessionista del governo regionale basco
    «Aznar si deve ricandidare»

    Aumentano le pressioni sul premier perché non si ritiri a fine legislatura


    DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
    MADRID - Dalle file del suo Partido Popular e dalla colonne dei giornali filogovernativi si moltiplicano gli appelli a Josè Maria Aznar affinché riconsideri la sua decisione di non presentarsi alle prossime elezioni politiche. Il capo del governo ha detto e ripetuto che la sua scelta di non restare al potere più di otto anni è irrevocabile, a meno che non sussistano circostanze eccezionali. Coloro che vogliono un terzo mandato per Aznar battono proprio su questo tasto. La loro opinione è che si tratta di «circostanza eccezionale», la maggiore crisi costituzionale vissuta da questo Paese in democrazia, la sfida portata dai nazionalisti baschi non violenti al governo centrale di Madrid.
    E' il fantasma del secessionismo quello evocato dal presidente del governo regionale basco Juan José Ibarretxe con la sua proposta di un Euskadi «Stato libero associato» ad una Spagna «plurinazionale», sul modello della associazione di Portorico con gli Stati Uniti, di «sovranità condivisa» e di un referendum di autodeterminazione fra un anno. Il governo basco, guidato dai nazionalisti «moderati» del Pnv, ha scelto un momento caldo per lanciare la sua proposta di riforma dell'attuale Statuto di autonomia, detto «di Guernica», approvato nel 1979 dal 53% degli elettori. La mossa del Pnv viene giudicata la risposta all'offensiva giudiziaria e politica contro Batasuna, il partito nazionalista radicale considerato il braccio politico dell'Eta. Il «supergiudice» Garzón ne ha sospeso l'attività e con la legge sui partiti politici, approvata a grande maggioranza dalle Cortes, si arriverà alla sua messa al bando.
    Gli osservatori ritengono che la sfida di Ibarretxe sia un tentativo del Pnv di sedurre l'elettorato separatista e radicale di Batasuna, una formazione che ha ottenuto alle elezioni regionali fra il 10 e il 18% dei voti e che, con ogni probabilità, non potrà presentarsi alle prossime elezioni comunali nella primavera 2003.
    Uniti dal patto antiterrorismo, il Partido Popular e il Psoe, il partito socialista, principale forza di opposizione, hanno reagito con forza. Il capo del governo ha evocato lo spettro della balcanizzazione della Spagna a causa del «delirio di fanatici», e il suo vice Rajoy ha detto che «la posizione dell'esecutivo è tutta nella Costituzione e nello Statuto di autonomia, e non ci poniamo il problema di modificarli», aggiungendo: «Se a qualcuno venisse in mente di rendere effettive le proprie minacce, il governo userà i mezzi necessari per ristabilire lo Stato di diritto».
    In altri termini, sarebbe applicato un articolo della Costituzione che prevede la sospensione della autonomia regionale, una delle più generose d'Europa in quanto a devolution di poteri ma che evidentemente non soddisfa i nazionalisti, e l'uso eventuale della forza. I socialisti hanno definito «irresponsabile» il progetto Ibarretxe che porta i Paesi baschi ad un confronto senza precedenti con le istituzioni dello Stato. Ed è irresponsabile per i costituzionalisti un progetto che può stimolare simili rivendicazioni ai nazionalisti catalani, moderati, non violenti e attentissimi a ciò che avviene nei Paesi baschi.
    E' difficile capire come il progetto del governo regionale possa venire attuato sia sul piano giuridico che politico. In base alla Costituzione spagnola ogni modifica dello Statuto di autonomia deve essere approvata dal parlamento nazionale controllato per quattro quinti dal Partido Popular e dal partito socialista, due formazioni che si oppongono alla secessione basca. Una missione impossibile, quella di Ibarretxe? Il futuro non lontano ci dirà se i nazionalisti del Pnv vogliono veramente la secessione oppure se inaspriscono il braccio di ferro con Madrid per strappare nuovi poteri.

    Mino Vignolo

    Esteri

  2. #2
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    Sarà dura, ma é bello vedere la coerenza del progetto basco e dei suoi artefici politici. Fa sperare.
    Paolo

 

 

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