Spero che questi pensieri di J Rostand possano appassionare qualcuno, ecco tutto...
Tutta la diversità umana è il prodotto della varietà quasi infinita delle combinazioni di geni. Noi tutti siamo formati della stessa polvere cromosomica, nessuno di noi ne possiede un solo granello che possa rivendicare come suo. E' il nostro insieme che ci appartiene e ci fa nostri: noi siamo un mosaico originale di elementi banali.
Qualunque sia l'importanza della "grazia germinale", bisogna guardarsi da un giansenismo biologico che supporrebbe l'essere predeterminato nell'uovo che gli dette origine. L'ambiente interviene possentemente nella realizzazione umana. Ed è per ciò che sarebbe abusiva la pretesa di apprezzare, anche grossolanamente, il valore nativo degli individui, in una società come la nostra, dove infierisce una tale diversità di condizioni. Quanti esseri ben concepiti hanno avuto la fortuna di nascere male! L'uomo nasce differente dall'uomo, è vero, ma finchè l'uomo non sarà trattato come l'uomo, sarebbe fuori luogo riferire le inuguaglianze apparenti alle inuguaglianze originali. Evitiamo di giudicare l'uovo dall'adulto.
Gli uomini non conosceranno mai abbastanza la contingenza della loro persona, e a quanto poco debbano di non essere quello che disprezzano.
Tutto quello che un individuo è, in bene o in male, lo è per aver ricevuto dai suoi genitori alcune molecole e per aver subìto alcune influenze esterne. Le nostre ricompense o i nostri castighi derivano sempre dalla chimica e dalla sorte.
La società ha senza dubbio il diritto di proteggersi contro i protoplasmi antisociali; ma bisogna bene che sappia che , quando crede di punire un uomo, non punisce mai che un uovo o delle circostanze.
[...]Per salvare la nozione di responsabilità individuale, bisognerebbe, credo, arrivare fino ad ammettere che si sia responsabili dei propri cromosomi.
Condannare il colpevole è necessario. Ma è odioso, poichè egli era determinato. Non è possibile alcuna soluzione umana là dove i dati del problema sono inumani.
Forse, non tanto per il suo crimine vogliamo punire quest'uomo, quanto per il turbamento in cui ci mette differendo da noi soltanto per il suo delitto.
Illudersi di migliorare l'ereditarietà umana migliorando l'ambiente sociale è quasi tanto ingenuo quanto credere che si potrebbe far nascere un bambino bianco da genitori negri, dopo averli verniciati di bianco.
Da quando è apparsa la specie umana, la superficie della terra ha cambiato aspetto molte volte. Il nostro patrimonio ereditario è più stabile di un continente.
L'uomo può illudersi d'essere ciò che di meglio viene prodotto nel laboratorio dell'ignoto.
La mente più alta non ha forse la prerogativa per comprendere l'universo; ma l'ultimo dei cuori che soffrono ha il diritto di accusarlo.
Su tutti i punti che c'interessano, la scienza ha finito di informarci. O sa tutto o non saprà mai niente.
Se Dio trasparisse nella struttura degli esseri, i biologi sarebbero troppo favoriti rispetto ai comuni mortali.
Non credere che una cosa esista perchè sarebbe troppo spaventoso se non esistesse. L'orribile non costituisce una prova.
Non posso arrivare a credere che, da morti, si sia meno morti di quando si sia addormentati.
E' l'inerte che prevale nell'universo e non ciò che vive. Morire è passare dalla parte del più forte.
Lo spaventoso, morendo, è di scomparire senza aver capito. Il crimine della morte non è quando ci uccide, ma quando nel troncare la nostra angoscia le conferisce l'eternità.
Negli istanti in cui la vita ci appare tollerabile, non le domandiamo di avere un senso; è la disperazione del cuore che induce lo spirito ad essere troppo esigente.
La sola cosa di cui sono veramente sicuro è che noi siamo della stessa stoffa delle bestie; e se abbiamo un'anima immortale, bisogna che ve ne sia una anche negli infusori che stanno nel retto delle rane.
La credenza nell'immortalità dell'individuo potrebbe essere considerata come un turbamento dell' "immagine del corpo", ma nel tempo, non nello spazio: ci aggiungiamo nel tempo, come alcuni malati si aggiungono un membro illusorio.
Forse il pessimista è in errore quando afferma il nulla, ma si ammetterà che ha molte scuse per il suo pronostico atroce.
E' abusivo approfittare di ciò che si pensa per disprezzare il pensiero.
La morte prematura di un grande scienziato rallenta l'umanità, quella di un grande scrittore la frustra.
Opera dell'uomo, la scienza è sicuramente incerta, relativa, soggettiva, frammentaria, provvisoria. Ma constatandolo, che cosa guadagna l'anti-scienza?
Non si deve eludere l'incomprensibile, ma nemmeno servirsene come spiegazione.
Bisogna aspettare dal caso che ci procuri i nostri pensieri.
Si assolve la macchina umana che fa il male funzionando male, si condanna quella che lo fa funzionando bene.
Non vorrei un paradiso dove non si avesse il diritto di preferire l'inferno.
Si libererà l'energia dell'atomo, si viaggerà fra gli astri, si prolungherà la vita, si guarirà la tubercolosi e il cancro, ma non si troverà il segreto da farsi governare da uomini meno indegni.
Il cervello umano: mostruoso tumore dell'universo, dove, come cellule maligne, si moltiplicano senza freno le domande e le angosce.
Di Jean Rostand, da Pensieri di un Biologo edizione de "Il Borghese". Edizione francese dell'anno 1954 (Editions Stock).
Ho scelto questi aforismi tradendo molto l'organicità dell'opera, ma era l'unico modo per toccare più temi che, in realtà, sono trattati molto più approfonditamente, sempre, però, con quella semplicità che rende la lettura di Rostand efficace oltre che piacevole. Un piccolo assaggio, quindi, di questo scienziato con la penna in mano. Ho quasi il rimorso di aver tralasciato troppo. Anzi, ho sicuramente tralasciato troppo.
Un saluto


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