Federalismo, Casini striglia Lega e governatori
Riformare è giusto, dice il presidente della Camera. "Ma non bisogna tornare ai tempi dell'irresponsabilità finanziaria". E la legge non deve allargare il solco fra aree forti e deboli.
VERONA - Un federalismo che non contribuisca ad allargare il solco fra le aree forti e quelle deboli del Paese. Ma che un federalismo che non deve riportare gli enti locali agli antichi vizi: irresponsabilità finanziaria ed espanzione degli apparati pubblici. Anche perché, alla fine, i conti che non tornano finoscono sempre per dovere essere saldati dallo Stato. Un federalismo, infine, che non separi con un tratto di penna il centro dalla periferia ma ne faccia due realtà compenentrate e complementari.
E' la devolution come l'intende il presidente della Camera Pierferdinando Casini, intervenuto oggi a Verona ad un incontro promosso dall'associazione 'Retinopera' su 'Cattolici e federalismo'. Che mette così in riga sia la Lega che i governatori desiderosi dell'autonomia.
"Il principio di sussidiarietà - dice Casini - costituisce la chiave di lettura della disciplina dell'autonomia finanziaria di regioni ed enti locali, contenuta nel nuovo articolo 117 della Costituzione''. Secondo il presidente della Camera si tratta di ''un punto molto importante, perché non è sufficiente mettere in opera un modello federale in cui i diversi livelli istituzionali lavorino in modo armonico''.
" La situazione storicamente presente nel nostro Paese - aggiunge - impone un federalismo che non codifichi, o addirittura accresca, il divario oggi esistente nella disponibilità di risorse tra le diverse regioni ed aree del Paese''.
''Così come - prosegue ha proseguito il- all'opposto, un federalismo che rifiuti la logica dell'irresponsabilità finanziaria, in cui i costi degli errori compiuti dalle classi di governo locali, venivano regolarmente posti a carico della collettività nazionale''. Ecco perché, dice Casini, bisogna arrivare a ''forme di cooperazione nelle decisioni finanziarie'', viste anche le necessità di rispettare i vincoli di bilancio fissati dall'Europa che ''richiede che sia contrastata con forza ogni ipotesi di duplicazione delle spese''. ''Un rischio - conclude - ben presente in ogni intervento di decentramento a carattere federale''.
Ma Casini mette in guardia i governatori. Non torniamo all'epoca del soldo facile. "Nell'opera di redazione dei nuovi statuti regionali, per non venir meno alle attese dei cittadini, dobbiamo assolutamente evitare errori che sarebbero esiziali, quali l'eccessivo velleitarismo autonomistico, l'espansione degli apparati pubblici, l'irresponsabilità finanziaria, la confusione e la sovrapposizione di competenze tra i vari livelli di governo''.
''Dobbiamo invece porci nell'ottica di valorizzare i punti di forza di ciascuna realtà territoriale, senza gelosie di ruoli, ma - aggiunge Casini - aprendo il mondo delle istituzioni regionali, a partire appunto dalla loro carta fondamentale, all'intervento e alla partecipazione dei cittadini''.
E, infine, la sollecitazione a evitare conflitti tra centro e periferia "che determinano effetti di divisione che possono condizionare anche la stessa attuazione delle riforme approvate''. Il modello cui tendere "è quello di un federalismo nel quale vi siano sedi di definizione preventiva e concordata delle diverse responsabilità politiche territoriali''.
Per il presidente Casini ''occorre quindi definire procedure di raccordo tra enti locali, regioni, Stato e Unione europea in grado di sostenere un modello di federalismo cooperativo all'altezza delle richieste di buon governo dei cittadini e delle esigenze di responsabilità del sistema pubblico. Casini è d'accordo ''con quanto recentemente affermato dal presidente del Senato: solo l'introduzione del Senato delle regioni, con la piena partecipazione al processo legislativo dei rappresentanti delle autonomie e' in grado di innestare direttamente a livelli più alti dell'ordinamento un modello di federalismo cooperativo pienamente funzionante''.
(12 OTTOBRE 2002; ORE 15:00




Rispondi Citando