Il governatore del Lazio ripete al workshop Italia-Israele le scuse per le leggi razziali già pronunciate da Fini il 13 settembre. E il ministro della Salute di Sharon gli chiede di tornare in Terra Santa.
ROMA - Un invito ufficiale in Israele da parte di un membro del governo Sharon al governatore della regione Lazio. Sembrerebbe ordinaria amministrazione, soprattutto perché si sta parlando di cooperazione e gestione delle emergenze. Invece è nel suo piccolo un fatto storico, perché alla Guida del Lazio c'è Francesco Storace, esponente di spicco di Alleanza nazionale, una formazione politica che per motivi "storici" non ha mai raggiunto la distensione con Gerusalemme dalla seconda guerra mondiale. Allo stesso presidente di An, Gianfranco Fini, che nel corso dei suoi mandati si è impegnato nel far capire che il partito non ha più nessun cordone ombelicale con il fascismo e con l'antisemitismo, non è stato mai concesso il "placet" per una visita ufficiale.
Ma Francesco Storace sembra aver trovato la via giusta per chiudere i conti con il passato, se è vero che è già stato una volta in terra Santa, e che adesso ha accettato di tornarvi grazie all'invito del ministro della Salute israeliano, Nissim Dahan. Il membro dell'esecutivo Sharon è a Roma per partecipare a un workshop Italia-Israele sulla gestione delle maxi emergenze, e ha formalizzato l'invito al governatore proprio ieri, durante un incontro con il vicepremier Gianfranco Fini.
La data per il viaggio non è ancora stata fissata, e nelle intenzioni di Storace ci sarebbe anche quella di portare con sé una delegazione di governo. Nel suo intervento al workshop Storace aveva ripreso le parole pronunciate il 13 settembre in un'intervista al quotidiano israeliano Ha'aretz da Fini, chiedendo perdono a Israele per quanto era avvenuto in Italia dopo il 1938, con il varo delle leggi razziali ("Come italiano devo accettare la responsabilità nel nome degli italiani - aveva detto Fini - questo è qualcosa che devo fare. Gli italiani portano la responsabilità per quello che è accaduto dopo il 1938, quando vennero emanate le leggi razziali. Hanno una responsabilità storica, che è scritta nella storia, la responsabilità ora di prendere posizione e chiedere perdono")
Un discorso, quello del vicepremier, che aveva comunque destato qualche malcontento, perché Fini aveva chiesto scusa a nome degli italiani, e non dei fascisti, allargando così a tutta la popolazione ciò che invece fu stabilito da un regime dittatoriale che pure aveva nel paese oppositori convinti. Italiani, questi ultimi, che non avevano responsabilità sulle deportazioni e la discriminazione degli ebrei.
Rispondendo a Storace il ministro Dahan si è detto "colpito" dal discorso del governatore, ne ha lodato la sincerità e la profondità, e ha formulato l'invito. "Il viaggio di Storace in Israele - ha detto il ministro israeliano - è importante per continuare un dialogo e far capire che la collaborazione tra Italia e Israele è continua e non saltuaria". "Gli interlocutori stranieri - ha poi commentato il presidente della Regione Lazio - hanno capito che siamo sinceri e che crediamo nella democrazia".
Anche la comunità ebraica romana ha accolto con piacere il segnale di distensione: "Mi fa molto piacere - ha commentato il presidente Leone Paserman - che Storace si sia associato al pensiero di Fini. Aver ammesso la responsabilità collettiva degli italiani per quello che è successo dopo il '38 è coraggioso e non ho dubbi che sia il pensiero di tutto il partito di Alleanza Nazionale''.
Lo stesso quotidiano israeliano che aveva pubblicato l'Intervista a Gianfranco Fini riferisce inoltre di segnali di distensione tra il vicepremier e il governo di Gerusalemme. Citando fonti riservate, il giornale si spinge a dire che la stessa visita del presidente di An in Israele non è lontana, e che potrebbe essere fissata anche per l'autunno. Tra i contrari all'apertura ci sarebbero gli intellettuali israeliani, mentre per il ministero degli esteri di Sharon "non c'è alcuna differenza tra Fini e gli altri politici di destra, come il premier spagnolo José Maria Aznar".
( da IL NUOVO - 7 OTTOBRE 2002)
Prima l’apertura ai diritti degli omosessuali, poi la dichiarazione di perdono per le leggi razziali. Che cosa dobbiamo aspettarci ancora da A.N.? Non mi stupirei se Storace venisse nominato ambasciatore a Tel Aviv!




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