Donna trentina denunciata per avere detto questa frase a 3 ragazzine marocchine che andavano in città avvolte dallo chador parlando la loro insulsa lingua.


Dopo le ingiurie di una cinquantenne trentina a tre maghrebine. Breigheche: io non la colpevolizzo, la perdono
«Insulti razzisti? Una denuncia al giorno»
Lara Olivetti dell'Atas: «Questi episodi purtroppo sono nella norma»


TRENTO. «Quello di via Garibaldi non è un caso isolato. Purtroppo c'è molta ignoranza e anche il Trentino non ne è immune: questi episodi di razzismo rientrano nella norma». A lanciare l'allarme, o forse semplicemente a dire chiaro quello che molti pensano, ma nessuno vuole ammettere è Lara Olivetti, responsabile dell'ufficio legale dell'associazione trentina accoglienza stranieri.
L'episodio a cui fa riferimento la responsabile dell'Atas è capitato pochi giorni fa nel centro di Trento: tre ragazze, due sorelle marocchine di 16 e 17 anni e un'amica tunisina di 15 anni, sono state ferocemente insultate da una donna cinquantaduenne di Trento, successivamente fermata e denunciata dalla polizia. Soltanto perché indossavano abiti tipici della loro tradizione, perché chiaccheravano nella loro lingua natale.
«Ma Trento non è una capitale del razzismo - chiarisce Lara Olivetti. La denuncia è stata giustissima, purtroppo di questi episodi ce ne vengono raccontati tantissimi, ma poche volte vengono denunciati: su molti stranieri pesa l'inferiorità della propria posizione giuridica». Ma quale la portata di queste violenze "nascoste", quanti gli episodi di una "normale" e "giustificata" inciviltà? «Quotidianamente c'è qualcuno che ci riporta piccoli grandi episodi di razzismo - spiega la resposnsabile legale dell'Atas. Ad esempio ci è stato riferito di una maestra che cestina davanti alla classe un regalo, del cibo, ricevuto da una bambina pakistana perché "chi sa come è fatto". Un altro episodio molto triste è accaduto quest'anno durante il primo giorno di lezioni in una scuola elementare: ogni alunno raccontava una cosa di sè ed ad ogni intervento c'era un appaluso, tranne che quando ha parlato una bambina albanese. Credo che gli episodi che avvengono a scuola sono i più gravi. Ma è importante che questi fatti escano dall'anonimato, che la società civile reagisca con indignazione: è una manifestazuione di salute di una comunità».
Cerca di non alimentare le polemiche Aboulkheir Breigheche, presidente della comunità islamica trentina «C'è un po' di amarezza - dice, ma questi episodi esprimono un sentimento che serpeggia nel cuore, per fortuna, di poche persone: non partiamo da questo fatto per dire che c'è una situazione di allarme a Trento, che anzi, rispetto ad altre città, è molto tranquilla. Anche se chiaramente le forze dell'ordine fanno bene a denunciare certi avvenimenti. Per attirare l'attenzione pubblica, per sottolineare la gravità di fatti che rischiano di incrinare l'amicizia e la buona convivnza fra culture che esiste in Trentino: bisogna avere rispetto verso la diversità, verso l'Islam, come noi l'abbiamo verso la cristianità».
Chi si aspetta accuse, astio, parole dure da parte di Breigheche, riceve in cambio una analisi lucida, una ferma volontà di conciliazione. «Mi spiace per questa signora, sono a disagio, personalmente non la colpevolizzerei, piuttosto la perdonerei. Purtroppo credo che la situazione internazionale, il riflesso di questa ondata di propaganda antiislamica, dove si confondono i terorristi con le persone inermi che le guerre colpiscono, crea forti disagi fra i mussulmani, peggiora le cose. Ma ora per me la cosa principale è sottolineare la completa solidarietà della comunità islamica alle tre ragazze».