Intervista a G.P. Mattogno, apparsa su 'Margini' n. 39
Sull’antigiudaismo nell’Antichità classica
Lo studio del giudaismo e dell’antigiudaismo, dell’antisemitismo e dell’olocausto trova riscontro nel panorama dell’editoria mondiale con una fioritura di pubblicazioni che -analizzando l’argomento dalle più varie prospettive- non conosce sosta. Solo per citare alcune pubblicazioni recenti: C. G. De Michelis, La giudeofobia in Russia. Dal Libro del ‘kahal’ ai Protocolli dei savi di Sion (Bollati Boringhieri, 2001); M. Blondet, I fanatici dell’Apocalissse. Ultimo assalto a Gerusalemme (Il Cerchio, 2002); P. Schäfer, Giudeofobia. L’antisemitismo nel mondo antico (Carocci, 1999); M. Ghiretti, Storia dell’antigiudaismo e dell’antisemitismo (Bruno Mondadori, 2002); M. Spataro, Olocausto. Dal dramma al Business? Riflessioni sugli scritti di Norman G. Finkelstein (Settimo Sigillo, 2000); AA.VV., La questione ebraica. Rassegna di studi sulla morfologia dell’ebraismo (Edizioni di Ar, 1998); per non parlare dei sempre più numerosi e rigorosi studi di Carlo Mattogno (l’ultimo: “Sonderbehandlung” ad Auschwitz, Edizioni di Ar, 2001. Euro 19,70).
Recentemente le Edizioni di Ar hanno pubblicato il volume L’antigiudaismo nell’Antichità classica (Collezione Paganitas, 2002. Euro 21,00). Per una rapida ricognizione della prospettiva da cui viene considerato il tema, rivolgiamo alcune domande all’Autore, Gian Pio Mattogno.
D. In cosa si discosta il Suo lavoro dalle altre opere uscite sull’argomento?
R. Si tratta della prima raccolta organica di testi antigiudaici relativi all’Antichità classica sinora apparsa in Italia. Essa è preceduta da uno studio che li inserisce nel contesto delle origini della questione ebraica nel mondo ellenico-romano. Tranne poche eccezioni, gli studi sull’antigiudaismo classico sono in genere lavori apologetici e propagandistici che non ne analizzano le cause reali. Ciò vale sia per gli studiosi più seri come Reinach, Schürer, Tcherikover, Stern, Schäfer, etc. che per i mediocri orecchianti alla Poliakov.
D. Quali sono le principali critiche mosse al Giudaismo dagli autori greci e latini?
R. Da Ecateo di Abdera a Rutilio Namaziano, gli autori greco-egizi e latini individuarono acutamente i tratti fondamentali dell’anima giudaica e ne denunziarono, tra l’altro, il particolarismo ed esclusivismo etnico-religioso, l’amixìa, la misoxenia, la misantropia. Non dobbiamo dimenticare che essi ebbero una conoscenza molto frammentaria e lacunosa della Bibbia ebraica e ignorarono totalmente la letteratura giudaica postbiblica. Le loro cognizioni derivavano da esperienze personali o da informazioni provenienti dalla realtà sociale e religiosa delle comunità della diaspora e della Palestina. Se avessero potuto conoscere gli insegnamenti dei rabbini nel confronti dei goim (i non-ebrei), le loro accuse sarebbero state certamente più dure.
D. Queste critiche, alla luce della letteratura ebraica biblica e postbiblica e della storia sociale del popolo giudaico, sono fondate oppure, come si afferma solitamente, sarebbero frutto di semplici “pregiudizi” e “calunnie”?
R. In effetti, a partire dai più prestigiosi intellettuali contemporanei, come Giuseppe Flavio, fino agli attuali apologeti di Israele, gli ebrei si sono affaticati a liquidare tali accuse come “menzogne” frutto dei “pregiudizi” e delle “calunnie”. Ma una oggettiva disamina della letteratura ebraica biblica e postbiblica (Bibbia, Talmud, Midrash, Apocalittica), nonché della storia sociale di Israele, permette di accertare la veridicità delle accuse degli autori classici e di individuare le cause reali dell’antigiudaismo greco-romano. Come risulta chiaramente dalle fonti bibliche e dall’esegesi rabbinica, quest’ultimo non era che la conseguenza inevitabile della protervia, della asocialità e della misantropia del “popolo eletto”.
D. Di particolare interesse è l’ultimo capitolo della Sua opera, dedicato alle “guerre escatologiche” giudaiche combattute contro Roma. Potrebbe accennarne?
R. Nelle guerre giudaiche contro Roma l’aspetto nazionalistico fu secondario rispetto a quello escatologico e messianico. Tali guerre vanno infatti ricondotte all’aspirazione messianica al dominio mondiale di Israele. Numerose fonti giudaiche affermano esplicitamente che il Messia darà al popolo eletto il dominio universale e che i goim saranno resi schiavi o sterminati. In due midrashim medievali leggiamo che “in quell’ora” tutti i popoli cadranno con la faccia a terra davanti al Messia e ogni Israelita avrà duemilaottocento schiavi gentili.
I rabbini consideravano l’impero di Roma come un impero premessianico e la sua distruzione la conditio sine qua non del regno messianico e della signoria di Israele su tutta la Terra.
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