Dal Giornale di Brescia di lunedi' 7 ottobre...è da leggere
salucc
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CAVALLI E RONZINI
La Lega al Governo ed il federalismo
Cosa ci stiamo a fare? Lo dico come leghista, anzi come uno che insieme ad altri ha fondato questo partito. Anche se oggi posso essere solo elettore a causa della mia defenestrazione, ma pur in questa veste mi domando: «Cosa ci stiamo a fare in un Governo che fino ad oggi ci ha riservato solo pesci in faccia?». Bossi ha detto: «Federalismo subito o mai più». E la risposta è stata pronta nella notte della Finanziaria: «Se ne riparlerà fra due anni». E forse è meglio, perché l’interpretazione che l’attuale Governo ha del federalismo è esattamente all’opposto di quello che un qualsiasi leghista pensa: non devoluzione di poteri dal centro alla periferia, ma doppione di tutto, compreso le spese e i conflitti che inevitabilmente matureranno. E d’altronde si è visto cosa è successo, solo per qualche produzione della Rai che si intendeva spostare da Roma alle sedi periferiche! L’immigrazione, altro cavallo di battaglia che si è rivelato un ronzino e neppure da giostra di paese: mai visti tanti sbarchi, mai vista una sanatoria di queste dimensioni che neppure il buonismo più sviscerato, sommato a quello falso, avevano osato immaginare. Vedremo signori, di mezza età con pancetta, in questura e agli uffici postali contornati da «badanti» con tacchi a spillo e vestiti similpelle. Bel risultato! Forse, ma del senno di poi come dicono..., valeva la pena invece di defenestrare il Tabla, a seguirne almeno un filo le sue indicazioni. In fin dei conti s’era limitato a dire ch’era meglio non allearci, anche a costo di molti parlamentari in meno e accontentarsi di eventuali appoggi esterni. Forse avremmo recuperato parte di quei voti che se n’erano andati (due milioni e mezzo su meno di quattro) per le giravolte, per Milosevic, per le offese al Papa, per gli inutili insulti alla bandiera e per quello stupido antiamericanismo che persino Fidel Castro avrebbe considerato esagerato. Ed ora, se mi è permesso dirlo a bassa voce, anche per quel servilismo nei confronti del potente alleato che fa sembrare «Braveheart» un cameriere alla corte di Arcore. E mi dispiace, ma io avevo sgobbato per fare grande questo partito e sono finito anche sotto processo, più di una volta. E non è ancora finita. E non m’ero dato da fare, come è avvenuto poi per molti altri, per mire di potere, anche perché allora il risultato migliore era uno zero virgola qualche cosa conquistato nel Comune di Lonato.
FRANCESCO TABLADINI
Brescia




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