PADOVA
I vigili del fuoco (qui in immagine di repertorio) sono stati protagonisti del salvataggio del bambino
Via Viotti. Per un equivoco tra i genitori il piccolo è rimasto incustodito: sceso dal letto in pigiama, ha raggiunto il terrazzino al terzo piano
Bimbo di due anni salvato dai pompieri
Tre ore sotto la pioggia, finché un inquilino ha udito i suoi singhiozzi
Era bagnato fradicio e impaurito: alle sue spalle la porta bloccata I vigili hanno dovuto ricorrere all'autogru
di Paola Malagoli
Rannicchiato sotto lo stendibiancheria, piangeva disperato da quasi tre ore. Invocando la mamma. Il piccolino era molto spaventato e tremava di freddo, con i lacrimoni che gli bagnavano completamente il viso. Mescolandosi alla pioggia. Era scalzo, con il pigiamino inzuppato, sotto l'acquazzone: si era chiuso fuori, nel terrazzino della sua abitazione, in via Viotti. I genitori, il papà medico e la mamma infermiera, erano andati al lavoro alle 8.30, convinti entrambi che fosse all'asilo nido.
Per un incredibile equivoco, invece, il figlioletto di due anni era rimasto nella sua camera da letto, ancora avvolto nel sonno. Quando si è svegliato non ha trovato, come al solito, le braccia della mamma, che lo sollevavano e lo stringevano a sé. L'ha chiamata più volte, poi è sceso da solo dal lettino. Ed è andato a cercarla. Non c'erano né lei né il papà, e ha cominciato a piangere. Dopo aver vagato per le stanze, si è diretto con passo incerto verso il terrazzino: in punta dei piedi, allungandosi, è riuscito a raggiungere e abbassare la maniglia. Ed è uscito fuori, restando imprigionato all'esterno, in quanto la porta si è subito rinchiusa alle sue spalle.
Il pianto è diventato convulso: era rimasto al freddo e all'umidità, sotto la pioggia battente che in un attimo gli ha inzuppato il pigiamino. Le sue urla disperate sono andate avanti per quasi tre ore, anche perché, nel tentativo di ripararsi, si era seduto sotto lo stendibiancheria, risultando quindi invisibile da sotto casa.
Erano le 11.30 quando una vicina, che da parecchio tempo udiva i lamenti del bimbetto, si è allarmata. Troppo lungo quel pianto - ha pensato - per essere giustificato da uno sculaccione dei genitori. Così è andata a suonare il campanello, convinta che in casa ci fosse qualcuno. Poi, angosciata, ha chiamato mezzo mondo. Sono sopraggiunti i vigili del fuoco con l'autogru e gli agenti della Volante.
Il capo-squadra, dopo aver steso la scala, è salito fino al terrazzino. Raggiungendo il piccolo. L'ha preso in braccio, cercando di calmarlo. Piangeva e starnutiva. Fortunatamente non aveva pensato di arrampicarsi sulla sedia, che era vicino alla ringhiera, con il rischio di precipitare giù.
«Sono anch'io padre di un bimbo piccolo - racconta ancora emozionato il pompiere - Era molto raffreddato ed aveva il visetto bagnato dalla pioggia e dai lacrimoni. L'ho preso in braccio e portato dentro casa, e l'ho subito avvolto in una coperta. L'ho accarezzato molto, alla testa, in maniera da rassicurarlo, tanto che ha smesso di piangere. Mi sono messo a scherzare con lui, riuscendo alla fine a farlo anche sorridere. Quando finalmente si è calmato l'ho affidato alla vicina, in attesa dei suoi genitori».
Sono stati i poliziotti della Volante a rintracciarli, attraverso alcuni incartamenti che hanno trovato nell'abitazione. Il papà era al lavoro in ospedale, non poteva muoversi. Così ha chiamato la moglie, che si è precipitata a casa. Era disperata e incredula. Nel frattempo era arrivata anche l'ambulanza, e il piccolino è stato portato per precauzione al pronto soccorso, dove è rimasto un'oretta per effettuare tutti gli accertamenti necessari sul suo stato di salute. Stava abbastanza bene, così i medici l'hanno rimandato a casa con i suoi genitori.
Sono stati entrambi sentiti dagli agenti, e la loro posizione è ancora al vaglio degli inquirenti. Un terribile disguido, quello che sarebbe all'origine della vicenda. La mamma era uscita un attimo per andare a comperare il pane e il latte in un negozio sotto casa, pensando che il marito vestisse e portasse all'asilo il bimbo più piccolo. Risalita su, aveva trovato silenzio nell'appartamento, aveva appoggiato la spesa sul tavolo ed era tornata fuori per andare al lavoro, certa che il figlioletto fosse con il papà. Ragionamento opposto aveva fatto il marito, che aveva lasciato il piccolo a dormire, convinto che si prendesse cura di lui la moglie.
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Ecco dove ci ha portato questo sistema del sempre di corsa e del sempre di fretta.




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0, ora in cui una persona con un lavoro normale non ci puo andare.