di Mauro Bottarelli
«Non possiamo continuare a far finta che tutto sia normale con un governo che, nelle migliori tradizioni fasciste, chiude le frontiere». Parole e musica dell’ex portavoce dei centri sociali del Nord-Est, Luca Casarini, secondo il quale - dopo la decisione di sospendere il Trattato di Schengen nei giorni del Social Forum di Firenze - con le forze dell’ordine non c’è più trattativa: «Tanto le carte sono truccate e Serra esegue gli ordini del governo Berlusconi. Quanto al nostro comportamento in piazza a Firenze, dipende: se c’è la guerra all’Iraq o se non c’è». Bontà loro, forse non distruggeranno proprio tutto. Quanto ai rapporti con le istituzioni fiorentine, Casarini aspetta di vedere se sono veramente disponibili a dare ai no global gli spazi per le giornate del Forum: «Noi in ogni caso gli spazi ce li prendiamo». Capito, loro gli spazi se li prendono comunque. Loro vanno in piazza con il volto coperto, loro si scontrano con la polizia, loro fanno ciò che vogliono. Perché loro sono i “disobbedienti”, non persone normali, sono il sottoprodotto di un lassismo culturale che creato burattini impuniti, piccoli e arroganti capipopolo immuni da ogni concetto di convivenza civile e di legalità. Ma tant’è, questa è l’aria che tira. In Urss per privare della voce i dissidenti bisognava incarcerarli, nella società del politically correct targata Ulivo basta definirli nemici del movimento. Questa non è dialettica politica, né tantomeno opposizione democratica: è un’opera di rimozione preventiva e falsa dei germi del “malpensare” conservatore dalle menti degli individui, la pianificazione di un’educazione civica che è in verità allevamento al culto del pensiero unico mondialista, obbligatorio e inevitabile perché - per una sorta di legge naturale non scritta ma “democraticamente” imposta - universalmente migliore e dunque non rifiutabile se non da soggetti fascisti e bisognosi di sprangate. Il mondo possibile di Casarini e soci è un mondo dove ognuno è libero di fare ciò che vuole senza leggi né doveri: quindi è soltanto l’altra faccia della moneta della globalizzazione mondialista che tanto dicono di contestare, ovvero la trasformazione del mondo in un parco di attrazioni, in un supermercato del divertimento regolato dal piacere materiale, dalla logica del profitto e della legge del denaro. Per trovare conferma basta leggere i nomi dei burattinai occulti di questo movimento. Partiamo da Edward Goldsmith, miliardario boss della rivista The Ecologist, tra i principali sponsor del movimento e collegato ai vertici di Wwf, Greenpeace, International Forum on Globalization (IFG). Passato agli onori delle cronache per la dichiarazione di Siena, sparata propagandista scritta e orchestrata dai vertici mondialisti Usa per affossare gli ultimi ancoraggi dell’economia allo spirito di Bretton Woods e spianare la strada alla truffa borsistica, Goldsmith è il miglior amico del banchiere di Wall Street, John Train. C’è poi George Soros, noto speculatore per conto dei Rothschild e membro permanente del forum mondialista di Davos. Convertitosi tardivamente all’etica no global - dopo aver rovinato decine di economie, tra cui quella italiana - Soros ha sposato la causa riproponendosi di abbattere lo stato nazionale per ricostruire l’Impero: ovvero, proseguire la propria battaglia dall’altra parte della barricata. Anello di congiunzione tra vertici mondialisti e mondo no global sono personaggi come il giornalista e scrittore Walden Bello, ideatore delle strategie di movimento al G8 di Genova e, guarda caso, legato mani e piedi alla Soros Foundation. Ma sono le rappresentanze stesse del movimento a tradire radici tutt’altro che antagoniste. Il World Social Forum, ad esempio, è stato fondato a Porto Alegre in Brasile per egemonizzare l’intero mondo no global, grazie ad un sapiente gioco delle parti orchestrato da Goldsmith e Soros a Davos. Il suo “zoccolo duro” è costituito dai reduci del Forum di Sao Paulo, ovvero le forze sovversive latinoamericane che dopo la caduta del comunismo si autofinanziavano con i traffici di droga. Queste forze hanno intrattenuto strani e tutt’altro che segreti rapporti con i vertici di Wall Street tanto che nel 1999 il presidente della New York Stock Exchange, Richard Grasso, si recò in visita ufficiale ad incontrare i leader dei narcoterroristi colombiani delle Farc nella zona da essi controllata. Abbracciò il leader del Farc, Raul Reyes, auspicando che la sua visita «segni l'inizio di rapporti nuovi tra il Farc e gli Stati Uniti». Qualche settimana prima dell'incontro l’ente di statistica colombiana DANE aveva reso noto che nel Pil colombiano in futuro sarebbero stati compresi «i raccolti illeciti della produzione agricola», su richiesta esplicita, udite udite, del Fondo Monetario Internazionale. Niente male per dei rivoluzionari duri e puri, contemporaneamente soggetti attivi e utili idioti della propaganda mondialista: la loro presenza legittima la globalizzazione dimostrandone la democraticità nel rispetto delle forme di dissenso, la loro guerriglia serve per creare paura e disapprovazione nell’opinione pubblica veicolandone inconsciamente il consenso verso la pacifica e rassicurante globalizzazione che i “cattivi” combattono. La stessa logica che, nel corso della Rivoluzione francese, vedeva i giacobini controllati dai servizi segreti inglesi di Bentham. Stessa moneta, due facce opposte e complementari: ecco il nuovo mondialismo dei “Giano bifronte”.




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