L'Uomo del Fare Vittorio Sgarbi è depresso, malinconico: chiede a Silvio di farlo rientrare nella squadra, magari con un'Authority ad hoc per lui, che ha dato tanto alla causa pollista.
Odia sempre Urbani, l'uomo al quale la sua fidanzata Sabrina Del Colle deve una parte in un film finanziato dall'Urbani stesso.
Sù, ragazzi, quest'uomo ha problemi di soldi, diamogli una mano, contribuiamo alle sue spese che lui è abituato ad un certo tenore di vita.
Corriere, 12.10.02
Il sottosegretario «licenziato»: mi ero fidato, sono andato a lavorare per quattro milioni al mese
Sgarbi: Silvio fammi rientrare, sono un militante decorato
«Il mio è stato un colpo di teatro, non posso allearmi con Rutelli. Ma se Urbani andasse alla Rai o agli Esteri tornerei»
ROMA - «Ma no, non volevo fare pettegolezzi... E neppure passare da anima bella, detesto i moralisti. Diciamo che il mio è stato un colpo di teatro. Giuliano Ferrara, in diretta, intervistandomi a La7 , mi ha chiesto dei rapporti con Giuliano Urbani e io ho denunciato gli sprechi, i finanziamenti di miliardi a una produttrice amica del ministro, a sua figlia, ai suoi amici, mentre lo stesso ministero nega pochi spiccioli a chi intende proteggere il nostro patrimonio artistico. Ho avuto moltissime solidarietà, tutti hanno capito che volevo dare scandalo a fin di bene, ma ho incontrato Gianni Letta e l’ho visto molto perplesso. ...Ho combattuto per dieci anni dalla loro parte. Sono un vecchio militante, decorato. E adesso? Che faccio? Non posso allearmi con Rutelli, non posso fare l’opposizione al governo. Solo Berlusconi può risolvere la situazione. Se mandasse Urbani alla Rai, o agli Esteri... potrei anche rientrare, con un mandato chiaro».
Incontro Vittorio Sgarbi in una pausa della sua vita frenetica. Gli giro la domanda che tutti si fanno, in questi giorni: cosa gli è successo? Come mai insulta Urbani, il suo ex braccio destro Alain Elkann e rompe in questo modo una prassi antica che - finora - ha tenuto fuori dallo scontro politico i fatti privati dei singoli? «Sono stato licenziato senza una telefonata, senza un preavviso, senza una parola. Il consiglio dei ministri, il 21 giugno scorso, ha eseguito un ordine di Urbani. Lui ha sempre sofferto di un complesso di inferiorità nei miei confronti. Non ci possono essere due ministri, diceva. O me, o lui. E loro hanno scelto di buttarmi via. Dopo qualche giorno, il presidente del Consiglio, per primo convinto della nullità di Urbani, al telefono mi ha detto: "Sa, mi dispiace, non volevo che finisse così..." Ora sono in una situazione imbarazzante: posso fondare un partito, Bella Italia o Benedetta Italia. Sa che mi ha detto Mancuso l’altro giorno? Ci costringeranno ad andare a sinistra, non ci vogliono più con loro...».
"Loro", anzi "Lui" aveva personalmente chiamato il fedelissimo Vittorio per affidargli in esclusiva la tutela del patrimonio artistico-monumentale del nostro Paese, ancora prima di contattare Giuliano Urbani per il posto di ministro. «Ho lasciato il posto di parlamentare europeo, ho detto subito sì a Berlusconi, mi aveva promesso delle deleghe vere, mi sono fidato, sono andato a lavorare per quattro milioni di lire al mese: avevo la sensazione di avere conquistato quel posto con dieci anni di vigilanza, di denunce, di interventi a difesa delle nostre chiese, delle nostre piazze, dei nostri musei. Invece, dopo mesi, non avevo ancora il potere di firmare una carta, di spendere una lira senza chiedere il permesso del ministro. Cercavo di risolvere in fretta i problemi, di intervenire, mentre lui paralizzava tutto, affidava anche i più piccoli casi a delle commissioni che non decidevano niente... ora non ci sto a diventare una caricatura. Posso elencare per ore i miei interventi di un anno: dalle mura di Castelfranco Veneto ai vincoli al porto vecchio di Trieste, dal recupero delle opere provenienti dall’Istria all’integrità del museo egizio di Torino, dalla difesa degli Uffizi alla ricostruzione del Petruzzelli. Duecento mila chilometri in auto, centinaia di sopralluoghi, decine di missioni all’estero, non un giorno di vacanza, non un fine settimana, visto che per me le settimane non cominciano neppure... Ora Urbani ha detto al vostro giornale che ero detestato da vescovi, sovrintendenti, carabinieri. Ma non è vero: mi rimpiangono tutti. Li strapazzavo, a volte, ma era sempre per proteggere l’arte. Uscito io, sono ricominciati gli scempi, i disastri, le demolizioni...». Le solite mani nei soliti capelli, il sorriso dietro agli occhiali, la passione nelle parole che scorrono facili: Sgarbi si sente davvero una sorta di SuperZorro, una specie di pronto soccorso dei monumenti in difficoltà. Un ruolo che gli hanno riconosciuto in tanti, anche fra i suoi antichi nemici, quando si è scagliato come un fulmine contro il trasferimento dei beni demaniali alla Patrimonio Spa, la società delegata dal ministero dell’Economia alla valorizzazione delle opere d’arte pubbliche, al grido di «Non si possono vendere gli Uffizi». Le stesse parole del presidente della Repubblica, dice lui: «Un errore colossale, altro che esperti di comunicazione: un danno alla nazione. Mi hanno telefonato da tutta Europa per domandarmi cosa stesse succedendo da noi...».
Un licenziamento che brucia. E che lo storico del Medioevo Franco Cardini deplora: «Non è giusto dare gli otto giorni a un uomo del valore di Sgarbi. Si possono criticare i suoi eccessi, ma dobbiamo essergli grati per la sua competenza e la sua passione». Il disoccupato Sgarbi non ha più lo spazio televisivo, mantiene - per ora - la rubrica sul Giornale . L’altro giorno ha scritto: «Un’oscura forza negativa domina il mondo. Sono malinconico, quasi disperato. Ho sperimentato, senza rassegnarmi, la troppo profonda ignoranza dei potenti e la mia impotenza a fermarli». Esagerazioni? In fondo, anche la sua fidanzata Sabrina Colle sta girando un film finanziato dal ministero dei Beni Culturali, era proprio il caso di scagliare tante pietre? «Ma è una piccola parte, recita soltanto... Il regista è Pasquale Pozzessere, la produttrice Renata Ranieri». L’impressione è che questa storia - con un piccolo sforzo da parte di tutti i protagonisti - possa perfino concludersi con una tregua: «Se intervenisse Berlusconi... Si potrebbe creare un’Authority per la difesa dei beni culturali. Sarebbe una soluzione perfetta, si impone comunque un chiarimento». Un’attenuante, all’irrequieto Vittorio Sgarbi, va riconosciuta: sul piano del gossip, a sua volta è stato davvero tormentato, quasi perseguitato. «Non mi hanno perdonato nulla... Per fortuna, il rapporto con il mio figlio Carlo è recuperato: ora fa la terza media a Milano, ma l’anno prossimo verrà a Roma a vivere con me. Intanto, se resterò a spasso, scriverò molti libri...».




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