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    Predefinito Terrorismo islamico:trovate divise militari e video pro guerra santa

    Terrorismo, arrestato il sesto uomo
    E' stato preso a Malta un altro dei componenti della cellula di al-Qaeda che preparava un attentato in Italia. A Milano trovato il covo con divise militari e video inneggianti alla "guerra santa".


    MILANO - E’ stato arrestato a Malta il sesto uomo della cellula italiana di al-Qaeda sgominata dai carabinieri del Ros. Manca all’appello solo uno dei sette tunisini che, stando alle indagini dei carabinieri, confermate dalle intercettazioni telefoniche, preparavano un sanguinoso attentato in Italia. Per la prima volta nelle indagini milanesi sull’eversione fondamentalista, è stata formulata l’accusa di terrorismo internazionale: è il reato contestato al gruppo di tunisini finito in manette ieri con l'operazione Bazar. "Si sono associati tra loro e con altre persone non identificate allo scopo di compiere atti di violenza (quali attentati) anche in stati diversi dall'Italia, con finalità di terrorismo" ha scritto nell'ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip Maurizio Grigo.

    E' stato intanto perquisito quello che gli inquirenti ritengono essere il covo milanese della presunta cellula legata ad Osama Bin Laden.

    L'appartamento si trova al centro di Milano in Corso XXII Marzo e all'interno gli investigatori hanno rinvenuto decine di divise militari complete per essere spedite, oltre a materiale e a videocassette inneggianti alla 'guerra santa'. Per gli inquirenti i sette presunti appartenenti alla cellula erano in contatto con Abu Hani, ritenuto responsabile dei kamikaze in Afganistan. Tre gli appartamenti perquisiti: due in centro a Milano, quello già noto di viale Bligny e quello di Corso XXII Marzo, e in un terzo nell'hinterland, ad Arluno.

    Secondo il gip, 'Hamza il Libico', Nassim Saadi e Said Ben Abdelhakim Cherif (tre delle persone coinvolte nell’inchiesta) avrebbero “organizzato e diretto l'associazione, indottrinando ideologicamente gli associati e dando tutte le disposizioni necessarie per il raggiungimento degli scopi prefissati”. Gli altri componenti del gruppo invece “hanno partecipato all'associazione, eseguendo le disposizioni impartite dai capi, dirette al procacciamento di documenti falsi, al reclutamento di altre persone da inserire nell'associazione, alla raccolta di finanziamenti necessari per il raggiungimento degli scopi prefissati, alla predisposizione dei mezzi necessari per l'attuazione del programma terroristico”. Tutti sono anche accusati di avere contraffatto un gran numero di documenti.

    E' stato interrogato, oggi, dal giudice Anna Bonsignorio di Sanremo, e si è avvalso della facoltà di non rispondere, Imed Ben Mekki Zarkaoui, 29 anni, il giovane tunisino arrestato, ieri, dai carabinieri del Reparto Operativo Speciale, nel corso dell'operazione ''Bazar''.

    (11 OTTOBRE 2002, ORE 13:25, aggiornato alle ore 190)


    Terrorismo, arrestati dai Ros 4 magrebini
    Quattro sono gli arresti eseguiti finora dagli investigatori tra il capoluogo lombardo e Napoli e riguardano tre magrebini. Ma l'indagine coinvolgerebbe anche altre persone da tempo individuate nelle indagini.


    MILANO - “Stiamo preparando per giocare una partita”. E’ una frase, apparentemente insignificante, pronunciata da Lazer Ben Khaklifa, detto Salmane, una della quattro persone arrestate ieri dai Ros a termine di un’indagine su una cellula di Al-Qaeda di stanza in Italia. La frase, secondo gli investigatori, è una delle più allarmanti tra quelle “catturate” dai Ros nel corso della lunga operazione “Bazar”.

    Già, perché nel linguaggio “coperto” dei fondamentalisti islamici la parola “partita” coprirebbe “attentato”, ovviamente impronunciabile in una conversazione telefonica. A fornire il codice per decrittarla sarebbe lo stesso Bin Laden. In un Video Osama parla di “una partita di calcio contro gli americani”. E riferimenti ad una “partita” sono presenti anche in un dialogo intercettato poco prima dell’attentato alle Torri Gemelle.

    E la frase è tanto allarmante perché la “partita” di cui si parla nell’intercettazione si sarebbe dovuta giocare in Italia. Perché “l’Italia è sotto l’America”, come si sente in un altro dialogo registrato. Insomma, secondo gli investigatori, il nostro paese poteva essere un bersaglio dei quattro fondamentalisti arrestati ieri a conclusione dell’operazione “Bazar”.

    L’indagine, coordinata dai pm milanesi Stefano Dambruoso e Massimo Meroni, era iniziata circa un anno fa, sulla scia di una precedente inchiesta sul Gia (Gruppo islamico armato). E ieri, dopo lunghi pedinamenti e moltissime intercettazioni, sono scattate le manette, con le accuse di associazione per delinquere finalizzata al terrorismo, traffico di documenti falsi e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Due arresti sono stati eseguiti a Napoli, uno a Milano e uno a Sanremo. Gli ordini di custodia cautelare disposti dalla procura milanese sono in totale 7. Due persone sono irreperibili. E uno è già in carcere in Gran Bretagna.

    Si tratta di Farj Hassan, detto Hamsa il libico, considerato dall’intellgence internazionale un elemento di spicco del terrorismo islamico. Tanto di spicco da avere dialoghi telefonici addirittura con uno dei tanti figli di Osama Bin Laden, rifugiato in Iran dopo la guerra in Afghanistan. E proprio dai vertici di Al-Qaeda riparati in Iran, Amsa avrebbe ricevuto in gennaio l’ordine di lasciare Milano, dove era finito nel mirino dell’Fbi, perché l’Italia era considerata un paese non più sicuro. Consiglio ben accolto: Amsa è stato infatti arrestato perché in possesso di documenti falsi in Inghilterra, dove è giunto dopo aver toccato Francia e Olanda. E proprio ad Amsterdam, secondo le intercettazioni, stava organizzando un attentato contro l’ambasciata Usa.

    Agli ordini di Amsa "il libico" si muovevano, secondo l’inchiesta, i quattro uomini arrestati ieri: il tunisino Abdelhakim Cherif, presunto rappresentante di Al-Qaeda in Italia, Saarim Passim, anch’egli tunisino, responsabile della logistica, Ben Mekki Zarkaoui, l’uomo che sapeva come far entrare i clandestini, arrestato a Sanremo, e Lazer Ben Khaklifa, detto Salmane, il “postino” che recapitava i documenti falsi nella centrale di Napoli .

    (10 OTTOBRE 2002, ORE 20:47, aggiornato l'11 OTTOBRE alle ore 7:00)


    Ma insomma!Basta padanogeni!

  2. #2
    MILANESE DI UNA VOLTA
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    Sara' una bufala come quella di Bologna, dove i 4 malcapitati sono stai rilasciati con tante scuse.

  3. #3
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    Bisognerà aspettare il terzo grado di giudizio.

    Sempre che non possano invocare il "legittimo sospetto" perchè i giudici potrebbero essere prevenuti contro Bin Laden...

  4. #4
    MILANESE DI UNA VOLTA
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    Originally posted by pcosta
    Bisognerà aspettare il terzo grado di giudizio.

    Sempre che non possano invocare il "legittimo sospetto" perchè i giudici potrebbero essere prevenuti contro Bin Laden...

  5. #5
    Israele= Paese terrorista
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    Per andare ad ammazzare qualche migliaia di persone innocenti in IRAQ bisognera' pure impaurire l'opinione pubblica con queste bugie architettate proprio per farci credere che gli ISLAMICI sono dei terroristi, per quanto mi riguarda sono molto piu' pericolosi i vari BUSH, SHARON e se ne avese i mezzi e le capacita' BOSSI sarebbe il piu' pericoloso tra tutti.

  6. #6
    MILANESE DI UNA VOLTA
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    Originally posted by FLenzi
    Per andare ad ammazzare qualche migliaia di persone innocenti in IRAQ bisognera' pure impaurire l'opinione pubblica con queste bugie architettate proprio per farci credere che gli ISLAMICI sono dei terroristi, per quanto mi riguarda sono molto piu' pericolosi i vari BUSH, SHARON e se ne avese i mezzi e le capacita' BOSSI sarebbe il piu' pericoloso tra tutti.
    Ben detto.

 

 

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