Nicola Caldarone, reggente dei giovani di Alleanza nazionale
era stato fermato a Fiumicino con 3 dosi di cocaina
Un'altra coca-story al ministero
Alemanno caccia il segretario
di GIANCARLO MOLA
ROMA - Cento passi, per due storie di droga e politica, di ministri e portaborse, di viaggi in aereo tra Roma e Palermo e di manette che scattano all'improvviso. L'ultima esplode ieri mattina al numero 20 di via XX settembre, nella capitale, quando il ministro delle Politiche agricole Gianni Alemanno si trova sul tavolo la rassegna stampa. Dalla quale apprende che Nicola Caldarone, 26 anni, palermitano, suo collaboratore e reggente nazionale di Azione giovani (il movimento giovanile di Alleanza nazionale) conserva nell'armadio uno scheletro imbarazzante, soprattutto per un militante della Destra sociale: poco più di un anno fa è stato fermato all'aeroporto di Fiumicino con tre dosi di cocaina comprate a Palermo.
Per Alemanno, il caso, riportato dall'Unità, è una doccia fredda. Perché "l'affaire Caldarone" ricorda troppo da vicino quello capitato cento passi più in là, al civico 97 della stessa via. Il caso di Alessandro Martello, anche lui palermitano, protagonista della coca-story che nei mesi scorsi ha scatenato la bufera sul viceministro dell'Economia Gianfranco Micciché. Due vicende che si somigliano e si intrecciano. Tanto che gli inquirenti ritengono che Martello e Caldarone si riforniscano alla stessa fonte: Giuseppe Lucà, ufficialmente imprenditore del sale, ma trafficante di cocaina finito in manette il 10 settembre scorso.
Il ministro taglia corto: il tempo di redigere un comunicato stampa e il giovane dirigente di An è messo alla porta: "Il fatto è grave e la mia personale posizione sulla droga, nonché quella del mio partito, è sempre stata intransigente", scrive Alemanno. Che aggiunge: "Riconosciuto il suo errore il dottor Caldarone ha rimesso il suo incarico di collaborazione presso il ministero".
Episodio chiuso? No, perché la notizia rimbalza sulle agenzie e apre una feroce polemica politica. Pietro Folena, Ds, rispolvera le cronache di una manifestazione del 5 ottobre all'Eur, presente Gianfranco Fini. E ricorda una frase pronunciata proprio da Caldarone: "E' grave che se un no-global scende in piazza a Torino, il Corriere della Sera ne parla in prima pagina e la Rai si mobilita, mentre se Azione Giovani fa una grande manifestazione a Roma contro la droga non ne parla nessuno". Parla anche Livia Turco. Che plaude alla risolutezza di Alemanno ("Ha fatto bene a licenziarlo"). Ma poi attacca: "Attendiamo che il presidente del Consiglio faccia la stessa cosa nei confronti del sottosegretario Micciché. Tra i primati che il governo Berlusconi può vantare c'è anche quello del più alto numero di collaboratori che fanno uso di droghe".
Il centrodestra, intanto tace. Caldarone fa giusto in tempo a replicare. Ricordando che il fatto risale al settembre 2001: "Il mio procedimento è stato archiviato dalla procura di Civitavecchia e non sono indagato in alcuna procura d'Italia", dice. E attacca per le "vergognose strumentalizzazioni". Solo in serata, da An, si levano le prime voci. Non in difesa del portaborse. Ma in risposta alla sinistra, accusata da Roberto Salerno, Alberto Arrighi e Edmondo Cirielli, dirigenti di seconda fila, di "sciacallaggio politico".
da www.repubblica.it




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