Arriva nel profondo sud Giacomo Stucchi, parlamentare "bossiano", per parlare di federalismo: la cronaca di una presenza nel catanese che mancava da dieci anni.
di Marco Benanti

CATANIA - E' sbarcato sotto l'Etna proveniente dal "sua" Bergamo, in abito scuro e fazzoletto verde ben visibile dal taschino della giacca: così si è presentato al pubblico catanese, che non accoglieva da circa dieci anni esponenti leghisti, Giacomo Stucchi, 33 anni, deputato della Lega Nord, ma soprattutto Presidente della Commissione Politiche dell'Unione Europea della Camera.

L'appuntamento era con una tavola rotonda sul federalismo, organizzato dal coordinamento provinciale locale di Forza Italia, in un albergo del comune pedemontano di Zafferana Etnea, a quindici chilometri da Catania, città di tradizione politica moderata, ma i cui abitanti non hanno, spesso, nascosto la loro irritazione per talune "esternazioni" di stampo "nordista" della Lega. Un dato è certo: le uniche "camicie verdi" che hanno mai attraversato le vie sotto l'Etna sono state quelle degli alpini, nello scorso maggio, in occasione del loro raduno nazionale.

Significativo, al riguardo, lo slogan di apertura del convegno: "Forza Sud". Due parole ripetute sui depliant e sulle locandine affissi nella sala congressi dell'hotel, che hanno fatto da cornice all'arrivo di Stucchi, insieme ad altri parlamentari, fra cui i senatori Francesco D'Onofrio (Udc), Carlo Vizzini (FI), Guido Ziccone (FI), Pino Firrarello (FI) Ida Dentamaro (misto Udeur).

Ad accogliere l'esponente della Lega un catanese famoso, Mario Petrina, già Presidente dell'Ordine dei Giornalisti e moderatore dell'incontro: "Lei è il benvenuto, qui" ha detto Petrina, rivolto a Stucchi e il pubblico in sala ha applaudito, convinto. La tavola rotonda dal titolo "dal regionalismo al federalismo" è diventata così occasione per fare un paragone, anche storico, sugli sviluppi delle Regioni del Nord e di quelle del Sud. Stucchi, aria giovanile, pizzetto e lessico molto pratico, in "stile bossiano", non ha certo "mostrato i denti" e ha fatto sfoggio di ottimismo: "nutro molte speranze per il federalismo" ha esordito. Le preoccupazioni? "Le comprendo". Ecco, allora, dopo l' "atto di fede" per il primo punto del programma leghista, le rassicurazioni sui pericoli di secessioni: "Il federalismo è fatto per unire non per dividere." Certo, lo dice anche l'etimo della parola federalismo: "foedus cioè patto, unione" ha chiosato Stucchi.

La Lega simbolo dell'egoismo del Nord? No, infatti "nessuno -ha precisato l'on. leghista - vuole sottrarsi all'obbligo di aiutare le zone svantaggiate del Paese". Cos'è allora il federalismo? Prima di tutto efficienza, "volere servizi della pubblica amministrazione di qualità, di livello accettabile. La proposta federale va proprio nella direzione di maggiore responsabilizzazione degli enti locali, della Regione". Giù applausi. Poi, massima attenzione ai suoi interlocutori che hanno parlato di Sud e Nord, di regole e Costituzione e non hanno dimenticato il "dramma Fiat" di Termini Imerese: no secco alla chiusura dello stabilimento, da parte di Carlo Vizzini. Giù applausi. Il sorriso di Stucchi è arrivato repentino a confermare un'impressione: probabilmente la vicinanza di Berlusconi ha convinto i leghisti a curare di più l'appeal verso il grande pubblico. Anche meridionale.

(11 OTTOBRE 2002, ORE 185)