Campo Antiimperialista
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Oct. 12, 2002
Notiziario del Campo Antimperialista del 12 Ottobre 2002
Prieto è libero!
1. Prieto e' libero!
Il Tribunale di Johannesburg, riunitosi ieri mattina (11 ottobre) per decidere sul caso di Prieto (Prof. J.) --arrestato dalla Interpol il 7 agosto scorso in Sud Africa dopo essere stato espulso dall'Italia mentre partecipava al Campo Antimperialista-- ha deciso di metterlo in liberta'. Piu' esattamente: l'ordine di arresto e' stato sospeso con la motivazione che la documentazione cilena relativa alla richiesta di estradizione era incompleta e fallace.
Un buon auspicio per una finale e positiva soluzione del caso. Il Tribunale tornera' a riunirsi entro due mesi per una decisione definitiva. Secondo l'avvocato, anche ammesso che le autorita' militari cilene siano in grado di produrre incartamenti sufficienti per supportare l'accusa a Prieto (quella di aver partecipato, il 30 agosto 1983, come militante del MIR, all'uccisione del braccio destro di Pinochet , carnefice Carol Urzua), le probabilita' che la richiesta di estradizione venga accettata, sono scarsissime.
La scarcerazione di Prieto e' una piccola ma significativa vittoria della campagna internazionale che c'e' stata in questi due mesi, e che ha visto impegnati gruppi, associazioni, singoli compagni).
Ma la lotta continua! Il compagno Prieto deve essere internazionalmente riconosciuto come perseguitato politico, perseguitato dalla 'giustizia' militare cilena che vuole condannarlo a morte per essere stato un antifascista. Lotteremo quindi affinché le autorita' italiane, non solo annullino il decreto di espulsione, ma gli riconoscano lo status di profugo politico.
2. Questa e' la mia vera storia. Memorandum di Prieto dalla Prigione
Carcere di Modderbee (Sud frica) - 30 settembre 2002
MEMORANDUM DI JAIME YOVANOVIC PRIETO COMPOSTO SULLA BASE DI APPUNTI PRESI DURANTE UNA CONSULTAZIONE ALLO SCOPO DI INFORMARE IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, DOTTOR PENUEL MADUNA, E IL DIRETTORE DEL PUBBLICO MINISTERO (WLD).
1. Sono cittadino cileno di nascita. Sono nato il 5 gennaio 1948.
2. Nel settembre 1970 Salvador Allende fu democraticamente eletto Presidente del Cile.
3. A quel tempo io ero studente presso l¹Università Cattolica di Valparaiso, Cile.
4. Feci campagna elettorale e sostenni Allende alla presidenza; subito dopo feci volontariato nelle organizzazioni non governative che si erano unite per contrastare i tentativi da parte dei militari di rovesciare Allende, il nostro presidente democraticamente eletto.
5. Portai avanti questo lavoro volontario con le organizzazioni non governative per circa 2 mesi poichè ero ancora studente a tempo pieno all¹università.
6. Tre anni dopo, l¹11 settembre 1973, il presidente Allende venne ucciso durante un colpo di stato compiuto dai militari guidati dal generale Pinochet.
7. Dopo il rovesciamento del nostro presidente mi unii al movimento istituito per ristabilire il governo eletto per volontà del popolo. Divenni membro del MIR, il Movimento di resistenza della Sinistra Rivoluzionaria, che si opponeva alla dittatura militare del generale Pinochet.
8. Circa due mesi dopo il colpo di stato, il 13 novembre 1973 fui incarcerato dai militari e tenuto in prigione fino al mio rilascio avvenuto il 13 novembre 1974.
9. Durante il mio periodo di incarcerazione fui sottoposto a tortura: mi furono rotte tutte le dita, comprese quelle dei piedi, e le spalle. Ancora adesso soffro molto a causa delle fratture procuratemi durante le torture dei militari.
10. Fui torturato perché rifiutai di divulgare i nomi di altri attivisti che si opponevano alla dittatura militare.
11. Ho pagato un prezzo molto alto per il mio silenzio, ma non potevo dire i nomi degli attivisti ai militari perché sapevo che sarebbero stati radunati, torturati e probabilmente uccisi.
12. Durante la mia incarcerazione ho personalmente assistito alla tortura e all¹uccisione di diversi attivisti. Non era insolito che gli attivisti scomparissero dopo essere stati arrestati dai militari. Ad oggi non è ancora stata data alcuna spiegazione da parte dei militari per la sparizione di oltre 1000 attivisti durante il governo della dittatura militare.
13. Al momento del mio rilascio mi fu detto dalle autorità militari che ero ³ideologicamente pericoloso² e che non potevo essere autorizzato a restare in Cile.
14. Mio padre, che a quel tempo stava lavorando in Colombia, chiese alla Corte Navale di Valparaiso di rilasciarmi sotto la sua tutela in Colombia. Mio padre si offrì di pagare il biglietto aereo per il mio viaggio in Colombia.
15. La Corte Navale autorizzò quindi la mia espulsione in Colombia. Lasciai Valparaiso con la mia ex-moglie Maria Eugenia Catepillan Clares e mia figlia, Tania Yovanovic Catepillan.
16. Ritornai in Cile nel 1978 quando i militari mi concessero l¹amnistia. Ricordo che l¹amnistia fu concessa a 100 attivisti. I nostri nomi furono pubblicati nel giornale cileno Mercurio. Il mio nome era il 99esimo della lista.
17. Ritornai in Cile senza alcuna difficoltà. Tuttavia mi resi subito conto che ogni istante della mia vita era tenuto sotto controllo dalle autorità. Ero sotto stretta sorveglianza.
18. Tutti i miei tentativi di trovare un qualunque lavoro fallirono perché ero nella lista nera dei militari.
19. Dopo 3 settimane in Cile decisi che non potevo vivere in quelle intollerabili condizioni e mi trasferii in Ecuador. Mi sentivo perseguitato in patria.
20. Restai in Ecuador fino al 1979. L¹Ecuador godeva di un boom economico dovuto alla vendita di petrolio. Per vivere io vendevo dizionari.
21. Nel 1979 entrai in Cile clandestinamente usando un passaporto sotto falso nome.
22. Al mio ritorno a Santiago mi unii al movimento popolare contro i militari.
23. Poiché mi trovavo nel paese illegalmente non potevo stare a lungo allo stesso indirizzo e per evitare l¹arresto mi spostavo continuamente.
24. Quando fui espulso in Colombia, nel 1973, avevo completato soltanto 4 anni del mio corso di studi. Poiché mi restava ancora un anno di studio non avevo conseguito alcun titolo. Stavo studiando legge.
25. Il movimento a Santiago mi offriva soltanto uno stipendio minimo per sopravvivere. Parte delle mie attività politiche comprendevano il sabotaggio economico. Tuttavia, era principio del movimento non svolgere attività che potessero portare alla morte di qualcuno. Era la nostra alta posizione morale in contrapposizione alla spietata repressione dei militari che portò alla detenzione, alla tortura, all¹uccisione e alla sparizione di numerosi civili cileni.
26. Usai molti nomi falsi per evitare l¹arresto ma posso dire con certezza che non usai mai il nome Hugo.
27. Il generale che fu ucciso il 30 agosto 1983 faceva parte del gruppo di generali che aveva pianificato il colpo di stato e assassinato il presidente Allende.
28. Il generale Carol Urzua (deceduto) occupava una posizione molto alta nella giunta militare. Il defunto era il numero 5 nella gerarchia militare. Egli era il capo militare della regione di Santiago e non il sindaco civile della città.
29. Nel 1983 il movimento organizzò manifestazioni e protestò ogni mese contro il governo illegittimo del generale Pinochet.
30. Durante una di queste manifestazioni a Santiago, circa tre giorni prima della sua morte, il generale scaricò tutta la potenza dell¹esercito sui dimostranti. Come conseguenza dei suoi ordini una ventina di civili furono uccisi e molti altri furono gravemente feriti.
31. Ho sentito dell¹uccisione del generale alla radio.
32. Ricordo con certezza che il generale, il suo autista e un altro aiutante militare furono colpiti a morte. Essi non furono attaccati con bombe. Ho visto la foto dell¹auto del generale su un giornale cileno. Era intatta. Solo i finestrini erano rotti.
33. Il Movimento di resistenza della Sinistra Rivoluzionaria (MIR) si assunse la responsabilità dell¹omicidio del generale e dei suoi aiutanti. Il segretario generale del MIR, Andrés Pascal Allende, si assunse la responsabilità a nome dell¹organizzazione.
34. La notizia dell¹uccisione del generale fu accolta con giubilo nelle strade del Cile. Era un atto politico contro un generale che non provava alcun rimorso nell¹ordinare all¹esercito di uccidere i civili nelle strade di Santiago.
35. Jorge Palma e altre 3 persone furono arrestate e accusate dell¹omicidio del generale e dei suoi aiutanti. Furono condannati a morte dalla corte militare.
36. Essi si appellarono contro la condanna a morte alla Corte Suprema. I giudici della Corte Suprema non raggiunsero l¹unanimità sulla condanna a morte per cui la sentenza fu commutata in carcerazione.
37. Palma fu successivamente rilasciato e ricevette asilo in Europa.
38. Dopo l¹assassinio del generale, l¹esercito cercò di rivalersi arrestando membri del MIR. Molte persone sospettate di essere attivisti furono sommariamente giustiziate nelle vie di Santiago.
39. Benché al tempo non fui accusato di essere coinvolto nella morte del generale, ritenni che la mia vita fosse in pericolo e con altre tre persone mi rifugiai nell¹ambasciata vaticana. L¹ambasciata vaticana ci dette asilo per 83 giorni.
40. Nel 1984 i giornali cileni riferirono di una dichiarazione di Palma che sosteneva il coinvolgimento di Hugo nell¹assassinio politico del generale e che Hugo era il nome da me usato. Nego di aver mai usato il nome Hugo e di essere stato coinvolto nell¹assassinio del generale. Jorge Palma ritirò successivamente la dichiarazione che mi coinvolgeva in quanto era stata estorta con la violenza.
41. Papa Giovanni Paolo II intervenne in nostro favore presso le autorità militari. I militari alla fine cedettero e noi fummo scortati all¹aeroporto sotto la sorveglianza armata dei militari.
42. Volammo in Ecuador con la Ecuador Airlines. In Ecuador trascorsi tre settimane in carcere mentre le Nazioni Unite cercavano un rifugio sicuro per me.
43. Un¹organizzazione europea per i diritti umani, la CIME, ottenne che volassi a Cuba via Panama. Trascorsi tre giorni a Panama.
44. Rimasi a Cuba per circa 8 anni. Terminai i miei studi a Cuba e conseguii la Laurea in Legge all¹Università dell¹Avana.
45. Nel 1985 fui eletto Vice Presidente del Comitato degli Esiliati Cileni a Cuba.
46. Lavorai anche per il comune dell¹Avana sul problema degli alloggi.
47. Nel 1990 lasciai Cuba per il Brasile dove iniziai la mia carriera accademica insegnando legge, inizialmente all¹Università di San Paolo e successivamente anche presso altre istituzioni.
48. Il generale Pinochet si fece da parte nel 1990. Non ritornai in Cile perché mia madre mi aveva informato che la corte militare del Cile considerava il procedimento contro di me ancora aperto.
49. Anche se Pinochet si era fatto da parte, io ritenevo e ritengo tuttora che i militari avessero ed hanno ancora grande influenza nel governo e nell¹amministrazione della giustizia.
50. Non avevo fiducia nelle corti militari in Cile perché Jorge Palma aveva informato i giornali di essere stato forzato ad accusarmi dai militari. Egli informò i giornali di essere stato torturato dai militari affinchè dichiarasse che io ero ³Hugo², accusa che respingo. Tutte le prove contro di me sono macchiate dai mezzi illegali usati dagli investigatori e dagli accusatori militari.
51. Rimasi in Brasile fino al 1999. Nel 1990, durante la mia permanenza in Brasile, ottenni attraverso i normali canali il passaporto cileno. Rinnovai il passaporto al consolato cileno in diverse occasioni senza alcun problema. Le autorità cilene non tentarono di estradarmi dal Brasile anche se sapevano che io risiedevo in Brasile. L¹ultimo passaporto rilasciatomi dal consolato a San Paolo fu nel 1999.
52. Nell¹agosto del 2000 partecipai ad una conferenza in Italia. Durante il mio soggiorno in Italia le autorità cilene chiesero attraverso l¹Interpol la mia estradizione. Non fui estradato perché le autorità erano persuase che il crimine fosse chiaramente di natura politica e a causa dell¹esistenza della pena di morte in Cile. Ho motivo di credere che, anche se parzialmente abolita, la pena di morte in Cile sia ancora in vigore nelle corti militari.
53. Nel gennaio 2002 mi sono recato in Mozambico per lavorare come consigliere del Direttore della Facoltà di Legge dell¹Università Eduardo Mondane e come consulente del Ministero dell¹Agricoltura.
54. In seguito ho lavorato per circa due mesi come consulente della Planact, una ONG di Johannesburg.
55. Sono convinto che la seconda corte militare abbia richiesto la mia estradizione in Cile dall¹Italia come risposta all¹arresto del generale Pinochet da parte della Corte Suprema di Spagna. Il tentativo di estradizione fu fatto su richiesta di attivisti per i diritti umani per gli eccessi compiuti sotto la sua dittatura militare.
56. Nego categoricamente di essere stato coinvolto nelle uccisioni. Ritengo che il tardivo tentativo di estradarmi sia parte della strategia dei militari in Cile e che sia stato fatto per sostenere la loro campagna di propaganda volta a giustificare le atrocità commesse da Pinochet e di cui lui e i suoi militari sono responsabili. Il delitto fu chiaramente commesso per motivi politici. La morte del generale rese possibili i negoziati per la rimozione di Pinochet.
3. Contro la Black List! 26/10: manifestazione a Bruxelles. Nuove adesioni
Mancano 8 giorni alla manifestazione internazionale promossa dal campo CONTRO LA 'LISTA NERA' EUROPEA (la sciagurata lista che ha posto fuori legge, tra gli altri: FARC, PKK (Kadek), DHKC, FPLP, Batasuna ecc). La manifestazione si svolgera' a Bruxelles sotto la sede dell'Unione Europea la mattina del 26 OTTOBRE.
Rivolgiamo un appello a tutti gli antimperialisti affinche' diano la loro adesione. Partira' un autobus nel quale ci sono ancora posti disponibili. => Per adesioni e informazioni: campoantimperialista@infinito.it <=
Le nuove adesioni giunte in questa settimana:
P.T.B.: Partito dei Lavoratori (Belgio)
K.K.E. (ml) Partito Comunista di Grecia (ml)
Sinistra radicale (Afganistan)
Lista delle adesioni precedenti
Abnaa el Balad, Figli della Terra, Palestina
ACTUS, Action du Tchad pour l'Unité et le Socialisme, Ciad
Azione Rossa, Germania
Bayan, Filippine
BsB, Movimento per la Liberazione Sociale, Austria
Campagna contro limpunità, Colombia
Comitato popolare di Appoggio al popolo palestinese, Tunisia
Comunardi, (Sardegna)
Comunitarismu et Indipendentzia, Sardegna
DHKC, Fronte rivoluzionario di Liberazione del Popolo, Turhia/Kurdistan
Direzione 17, Italia
EHK, Comunisti dei Paesi Baschi
FPLP, Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina
Gruppo di Appoggio alle Madri di Plaza de Mayo, Paesi Baschi
IDP, Sinistra Democratica Popolare, Messico
IAC, International Action Center, USA
ILC, Coorrente Leninista Internazionale
Lealtà per l'Uomo e la Terra, Libano
Mohamed Regragui, Sinistra Rivoluzionaria (Marocco)
Movimento per la Confederazione dei Comunisti (Italia)
RCG, Gruppo Comunista Rivoluzionario (G. Bretagna)
Resumen Latinoamericano
RKL, Lega Comunista Rivoluzionaria, Austria
RKL, Lega Comunista Rivoluzionaria, Thuringia, Germania
Terra e Liberazione, Sicilia
Umbria Rossa, Italia
YPKP, Istituto Indonesiano di Indagine sul Massacro del 1965/66, Indonesia
Associazione Socialista dell'Afganistan
Nuovo Fronte di Sinistra (Ungheria)
L.U.P.O. (Osimo, Ancona)
Comunardi (Ittiri)
IRSP, Partito Repubblicano Socialista Irlandese
CMKP, Partito Comunista Operaio e Contadino, Pakistan
SKJ, Lega dei Comunisti (Serbia)
MILF, Fronte Moro Islamico di Liberazione (Filippine)
Nuovo Fronte di Sinistra (Ungheria)
Comitato di Difesa dei Diritti Popolari di Oaxaca (Mexico)
Blocco per il Potere Popolare di Oaxaca (Mexico)
4. Roma: 26/10: manifestazione antimperialista
SABATO 26 OTTOBRE TUTTI IN PIAZZA CONTRO LA GUERRA IN MEDIO ORIENTE ED A FIANCO DEL POPOLO PALESTINESE.
MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA
Condividendo e raccogliendo l¹appello lanciato dal Comitato "Per non dimenticare Sabra e Chatila" e dalla Comunità Palestinese del Lazio, saremo in piazza nella manifestazione nazionale convocata per sabato 26 ottobre.
1. No alla guerra coloniale contro l'Iraq e i popoli del Medio Oriente
2. Pace, terra, autodeterminazione per il popolo palestinese
3. Invio di osservatori internazionali a protezione della popolazione palestinese
4. Applicazione delle Risoluzioni dell'ONU sulla Palestina che prevedono:
- Il ritiro dei militari e delle colonie israeliane dai territori palestinesi occupati
- La nascita dello Stato Palestinese indipendente con Gerusalemme est capitale
- Il diritto al ritorno dei profughi palestinesi
1. Congelamento delle relazioni commerciali tra Italia e Israele. Revoca dell¹embargo contro l'Iraq
2. Solidarietà con l'Intifada
Il 26 ottobre raccogliamo l¹appello alla mobilitazione internazionale lanciato da ANSWER _ la coalizione statunitense contro la guerra e il razzismo _ scendendo in piazza con una grande e unitaria manifestazione nazionale contemporaneamente alla grande manifestazione contro la guerra che si terrà a Washington e in decine di altre città del mondo.
Per preparare la manifestazione nazionale a Roma si terrà una assemblea Venerdi 18 ottobre alle 17.30 alla facoltà di Lettere (università La Sapienza) e verrà stampato un manifesto con i punti della piattaforma. Le adesioni _ per essere stampate sul manifesto _ devono pervenire entro lunedi 13 a: palestina26ottobre@libero.it
http://www.forumpalestina.org




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