Finalmente qualcuno che ben conosce i fatti dice la verità su Mani Pulite: il clima di giacobinismo fu dovuto soprattutto a MSI, Lega e TV di Berlusconi.
Guarda caso quelli che sono andati al governo nel 94, spazzando via la DC.
Eppoi un'altra pesante accusa: i finanziamenti illeciti li hanno presi tutti, compreso l'MSI. Perchè non si è mai voluto indagare su quel fronte?
I DC non si sognarono mai di cambiare la legislazione in corsa, come sta facendo Berlusconi. Loro avevano più senso dello stato.
La tesi berluschina secondo la quale i magistrati avrebbero lavorato bene fino al 94 e poi sarebbero diventati "rossi" è ridicola.
Così parlo' Citaristi, uomo condannato per aver finanziato il pèartito senza aver mai preso una lira personalmente.
In questi giorni il parlamento è bloccato per salvare un uomo che ha decine di miliardi in svizzera e alle Bahamas.
(Del 13/10/2002 Sezione: Interni Pag. 7)
IL SEGRETARIO AMMINISTRATIVO DELLA DC PROTAGONISTA DEI PROCESSI DI TANGENTOPOLI
«I missini mi additavano dai comizi»
Citaristi: ricordo gli attacchi di allora, la tv ci ha condannato
IL volto scavato da una vita difficile e da una lunga malattia, a 81 anni Severino Citaristi resta l´uomo mite di sempre e anche i giudizi più severi li esprime senza acrimonia: «Ma cosa vuole? In Parlamento gli ex missini sono tornati a denunciare gli sbagli degli altri, dimenticando i propri: la verità è che i finanziamenti illeciti li hanno presi tutti, compreso l´Msi. Senza quei soldi i partiti non vivevano. La differenza è che qualcuno ha pagato, qualcun altro no». Cassiere della Dc prima del crollo, voluto da tutte le correnti per la sua proverbiale onestà, l´imprenditore bergamasco Severino Citaristi non era mai stato un big della Prima Repubblica, ma alla fine del 1992 diventò il simbolo della «rivoluzione giudiziaria»: sul suo petto si scaricò una raffica di avvisi giudiziari e di condanne, la sua reputazione risultò minata, anche se chi lo conosce è pronto a giurare sulla definizione di Mino Martinazzoli: «Severino Citaristi? Un galantuomo».
Senatore, nella polemica rovente di questi giorni tra ex missini ed ex democristiani è stato detto che i big Dc non cambiarono mai le leggi in corsa e a proprio uso. Almeno ci pensaste?
«Diciamolo chiaramente: avremmo potuto farlo. Ma non lo facemmo. Di più: non ci sognammo di farlo. Mai. E quel che è stato detto in questi giorni, che i democristiani avevano più senso dello Stato, è vero. E´ storicamente, oggettivamente vero».
La differenza tra i politici di ieri e quelli di oggi?
«Noi abbiamo avuto coraggio, abbiamo affrontato i processi, nel mio caso tanti processi e abbiamo riconosciuto i nostri errori quando ne abbiamo commessi».
Tornando agli anni caldi di Tangentopoli, non ritiene che fu la sinistra, ancor più della destra, a cavalcare lo spirito del tempo?
«Certo, i comunisti ebbero questa capacità, ma non furono i soli, non bisogna dimenticarselo».
A chi allude?
«I giornali in quel periodo non erano teneri. E poi non dimentichiamoci mai la tv».
Tutta la tv?
«Basta ricordarsi cosa dicevano in quel periodo le tv di Berlusconi...».
Chi altro cavalcò l´onda emotiva?
«Sicuramente la Lega. E anche i missini. In quei mesi e in quegli anni bastava ascoltare i loro comizi e leggere i loro giornali».
Bossi più di Fini?
«Ricordo quel che disse contro di noi l´onorevole Gianfranco Fini durante un comizio a Milano. E ricordo bene che citò esplicitamente il mio nome. E quelle accuse le abbiamo pagate, chi in un modo, chi in un altro».
In che senso?
«Nel senso che il sottoscritto ha pagato fisicamente e politicamente, altri soltanto politicamente. Altri non hanno pagato per niente».
Da destra, è riemersa una teoria singolare: la magistratura avrebbe operato bene sino al 1994, poi da quando è stato indagato Berlusconi, i giudici sarebbero diventati «rossi»: lei che ne pensa?
«Vogliono salvare quel che non è salvabile. Io, per esempio, non ho mai sparlato delle istituzioni, non ho mai attaccato la magistratura nel suo complesso. C´è il magistrato capace e quello meno capace».
Ma come? Proprio perché molti dicono che lei è un galantuomo, non è più pesante sopportare il fardello di condanne definitive?
«Ma guardi che io riconosco gli sbagli compiuti per quanto riguarda il finanziamento del mio partito. Per la corruzione no! Quel reato io non l´ho compiuto e ricordo la dizione con la quale sono stato condannato: "per aver collaborato con ignoti pubblici ufficiali". Mai conosciuti questi pubblici ufficiali».
Senatore, la polemica di questi giorni, ha riaperto le sue ferite?
«Qualcuno, come Bruno Tabacci, un uomo schietto e di gran valore, dice che io sono un uomo fondamentalmente sereno. Certo, sotto il profilo morale sono tranquillo. Quegli errori li ho fatti per il mio partito. Ma è anche vera un´altra cosa...».
Cosa senatore?
«Che sono stato condannato e che l´esecuzione della mia pena è stata sospesa per motivi di salute».




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