…della vita”.
Chiedo: se aveste o avete una figlia di 12, 14, 18 o 30 anni, le consigliereste di farsi ammazzare pur di non essere stuprata?
E’ una domanda che pongo con il massimo e sincero rispetto per tutti coloro che “credono” alla santità del comportamento della povera Desirèe, paragonata alla santa Maria Goretti. E rispetto e partecipazione al dolore delle persone vicine alle due giovani violentate ed uccise.
Giordano Bruno Guerri ritorna alla vecchia storia e al libro critico sul processo di canonizzazione da lui scritto anni fa, e che fece scandalo perché dimostrava (almeno secondo lui) le forzature e le falsità nel processo canonico.
Sosteneva che suggerire a un bambino o ad una adolescente o ad una adulta di farsi ammazzare piuttosto che subire stupro è un atto di violenza quasi come lo stesso stupro. Il suo parere era di insegnare che era meglio stare zitti e lasciar fare piuttosto che resistere alla follia di qualche squilibrato criminale. Ci sarebbe poi stato il modo e il tempo per riparare i danni psicologici e fisici subiti, mentre alla morte “non c’è rimedio”.
Pare feroce e sbagliato insegnare ai bambini a sacrificare la vita per difendere una “purezza” che viene loro estorta con l’implacabilità di una sciagura, come un incidente stradale.
Anch’io come Bruno Guerri ricordo che alle elementari (sono del ’33) maestre e sacerdoti sollecitavano le bambine a “fare come Maria Goretti”, a morire pur di non rinunciare ad una “purezza” fisica quanto astratta.
E’ chiaro che la piccola Maria – 11 anni cresciuti a fame, malattia e catechismo – disse all’offensore”, un ventenne disgraziato più di lei:”No, Dio non vuole, tu vai all’Inferno!”. Quella era la sua modesta cultura, e solo a quella poteva appellarsi. Ma soprattutto agivano in lei la paura e l’istintiva ripugnanza che ognuno ha contro un aggressore.
Lo stesso dev’essere accaduto anche alla povera Desirèe, istintivamente, umanamente, resistente alla violenza per paura e perciò diventata vittima di fragili e ignobili individui che avevano perso il controllo della situazione. Se fosse riuscita a sopravvivere – e poi a denunciare – oggi staremmo meglio: lei, i suoi assassini, i genitori di tutti quanti e noi tutti.
Laicamente e rispettosamente, pur non conoscendo ancora bene il caso Desirée, Giordano Bruno Guerri ed io speriamo, per la ragazza uccisa, per la Lombardia e per l’Italia, che essa sia morta per la follia altrui e per l’orrore della violenza, e non per salvare una purezza che sarebbe rimasta intatta anche dopo lo stupro.
tratto liberamente da Il Giornale di venerdì 11 ottobre
saluti




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