Mandato da Giovanni Maria Domenica, 13 Ottobre 2002, 00:14 uur. www.legnostorto.com
A me è stato sempre più simpatico il Pinocchio-burattino del Pinocchio-bambino 'redento'. Anche perché alla storia del pentirsi di quelle marachelle, che poi sono il sale della vita, non ci ho mai creduto troppo. E dire che sono sempre stato un figlio ammodino, timorato e timoroso. Evidentemente, crescendo, mi sarò guastato. Io mi diverto con i film horror, di serie A o B o C2 non importa; ho ammirato il genio di Tarantino, il 'ragazzo cattivo' de Le Iene (no, non il programma con la Marcuzzi-cavallona-che-ti-fa-impennare) e di Pulp Fiction; leggo i fumetti di Dylan Dog dell'ultrasinistro Tiziano Sclavi; mi gusta il sarcasmo strappapelle del Vernacoliere, anche se di persona coltivo un'ironia bonaria e finto-trasgressiva; m'incisto per i riff metallari d'antan dei gruppi sulfurei alla Iron Maiden. In letteratura, preferisco frequentare gli angoli bui, più o meno romantici, talvolta per nulla, dell'hard boiled di derivazione hammettiana più che chandleriana, andando in sollucchero per lo Stephen King più nero, quello che sputtana la provincia americana sulla scia di Lovecraft e dei suoi 'mostri all'angolo della strada'. Non farei mai parte di quelle Associazioni per la Difesa della Moralità, che vorrebbero tirare lo sciacquone della censura perfino sugli omicidi col pallino verde del tenente Colombo, che pure dimostra sempre al colto e all'inclita come il delitto non paghi. E invece il delitto paga, eccome, con o senza 'tolleranza zero'. Paga anche in termini di chiacchiere da Crepet-suzette, ziobono!, e nessuno si sogna di tappare la bocca ai sociologi a gettone, ai preti da sermone un tanto al chilo, ai mauriziocostanzosciò con buonismo incorporato. Fatto sto po' po' di premessa, non stupitevi se mi accodo a tale Giorgiutti, il quale, in un gruppo di discussione di lettori del Giornale, scrivendo a proposito dei bastardi uccisori di Desirée, fa presente che i giovani, lungi da abbisognare di 'regole', hanno una gran fame di 'modelli'. Mi limiterò a fare a tale affermazione una piccolissima tara: il ragazzo ha tutte le carte in regola per scrivere quello che scrive, da cattolico integerrimo, mentre io non sarei credibile nelle vesti di moralista. Ma tutti quanti noi, moralisti o immoralisti, abbiamo un nemico comune: l'amoralità diffusa, che non prende mai posizione in nome di un progressismo vacuo e indifferentista, che ha la faccia di tolla di stupirsi per i delitti del 'branco'. Il problema, con la morale, che sia cattolica o 'laica' (tale aggettivo non mi sfagiola per niente), è che la si deve maneggiare con cura, quasi fosse nitroglicerina: quanti 'sinistri', di più o meno onesto sentire, vorrebbero prendere a calci in culo gli assassini di Leno, ma la fregatura, per costoro (i 'sinistri', non gli assassini), è che l'input arriva dall'osceno Ferrara, berlusconiano odiatissimo in quanto 'traditore' ( forse Krancic avrebbe qualcosa da dire), e allora non si può, ci si ritira per 'correttezza politica'. Così si liviaturcheggia sulle 'regole', paroletta magica che ha sempre costituito, per i radical-chic, un apriti sesamo sulle posizioni un tempo irrise come oscurantiste dalla sinistra, che avverte confusamente la necessità di allinearsi con il cosiddetto 'paese reale', senza pagare il dazio di riconoscersi minoritaria anche nell'individuazione delle misure contro lo svaccamento etico. Per fortuna che c'è un Benigni da far cadere dal piedistallo. Il suo Pinocchio, molto probabilmente, andrò a vederlo per dovere d'ufficio genitoriale, facendo finta di non essermi scompisciato dalle risate per la recensione ribalda del grandissimo immoralista Busi, anche per disincrostarmi dalle scorie di burattino impoverito lasciatemi addosso dalla ripetuta visione, sempre per dovere d'ufficio genitoriale, del cartoon disneyano omonimo. Fambai zvakanaka a me.
Ezechiele Lupo
vedi anche: http://www.legnostorto.com/node.php?id=852




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