"Lascino fare a noi”: e così ieri ad Arcore il governo si è messo a riscrivere il “piano Fiat”. Non soltanto con lo scopo di ridurre o, si spera, azzerare gli 8.100 tagli all’organico, ma anche con l’obiettivo dichiarato di scongiurare la vendita della Fiat Auto alla General Motors. In che modo verrà riscritto il piano, non è chiaro. Non potrà che trattarsi di “aiuti di Stato”, ovvero quell’istituto aborrito dall’Unione europea ma comunque largamente praticato in tutta Europa. E la speranza – civicamente obbligatoria – è che il nuovo piano riesca negli intenti.

Ma non c’è un minimo di “morale” da trarre? Con gli 11 mila miliardi di soldi pubblici che negli ultimi dieci anni sono già andati alla Fiat; con una famiglia Agnelli che ha sì pagato un contributo al sostegno dell’azienda ma minimo rispetto ai costi sociali e di mercato, e che contemporaneamente ha commesso errori gravissimi; con simili premesse, la conclusione è che alla fine “paga Pantalone”, cioè la “fiscalità generale”, noi contribuenti. In casi del genere c’è anche da esserne contenti: in America, gli operai sarebbero già in mezzo a una strada, da noi salveranno il salario.

Ma qualcosa di preventivo, non si poteva fare? Non ci si poteva “pensare prima”? Gli Usa hanno appena riscritto tutte le regole di controllo sulla gestione delle imprese private: e noi? E infine: come fa la Confindustria a lamentarsi per le riduzioni degli sgravi fiscali quando si dimostra, un’ennesima volta, che i costi degli errori dei privati in Italia li paga lo Stato?



Cordialità.