Ho pensato di dedicare questo scritto apparso nel Popolo d'Italia e dedicarlo a chi in questo Forum ha idee dissenzienti rispetto alle "nostre". Cordialmente. MarcoL.
Sfatiamo dunque un luogo comune: chi ha detto che i vigliacchi non abbiano coraggio?
È un luogo comune che la storiografia antifascista ha in effetti contribuito notevolmente a smantellare. Ricordate la strage di Via Rasella? I partigiani piazzarono la bomba, e via, fuggirono ad una velocità tale che non li potè raggiungere nemmeno la voce della propria coscienza. Oltre ad uccidere i soldati altoatesini e un bambino che passava di li, non si fecero scrupoli per lasciare trucidare dalla crudele eppur legittima rappresaglia dei tedeschi trecento e passa civili (tra l’altro, attentamente selezionati: ma su questo si potrebbe aprire un discorso a parte).
Le ragioni che apportarono a giustificazione del loro comportamento diventarono parte integrante del manuale del perfetto figlio di puttana.
Dicevano: “se ci fossimo presentati, nessuno avrebbe comunque garantito l’astensione dei tedeschi dalla rappresaglia”. Improbabile che si verificasse la rappresaglia, visto che i tedeschi erano soldati e seguivano quelle leggi di guerra che i partigiani invece ignoravano del tutto. Ma se anche avessero compiuto la rappresaglia, allora si che sarebbero passati dalla parte del torto, e dunque i partigiani avrebbero incassato un punto a favore (e forse anche l’appoggio dei fascisti). Purtroppo (per le mancate ragioni dei partigiani e per le vittime delle fosse Ardeatine) con i se la storia non si fa: i partigiani non si presentarono e legittimarono la rappresaglia.
Dicevano: “se ci fossimo presentati, la resistenza avrebbe perso degli uomini importanti”. Le ragioni della resistenza, dunque, autorizzarono l’eccidio della rappresaglia. Cinici, e il cinismo richiede coraggio: peccato che quel cinismo salvò loro le palle.
Di bomba in bomba (strumento democratico, poiché uccide chiunque, senza discriminare, senza giudicare…), la repubblica nata dalla resistenza cominciò a riusare gli ordigni negli anni di piombo. Vigliacchi due volte, però, questa volta: perché uccisero degli innocenti, e perché diedero la colpa ad altri. Due volte coraggiosi, diranno invece quanti, doppiamente cinici, hanno saputo prestarsi all’eccidio per le suddette ragioni della resistenza. E sempre di bomba in bomba il partito dell’ordine traslocò dalle insegne dello scudo crociato all’ombra rinfrescante della quercia. Un partito dell’ordine, sia ben chiaro, che non riesce mai a garantire alcun ordine (poiché invero la società sta sgretolandosi nella più demoralizzante delle anarchie), ma definibile tale soltanto perché è il ricevente ultimo degli ordini che altri impartiscono.
Non domandatemi chi siano questi altri: postate magari la questione a quelli de “La settimana enigmistica”. Chiaro risulta, semmai, che, cosi’ come negli anni di piombo le bombe servivano a toglier voti al MSI, al giorno servono a togliere di mezzo, nel silenzio-assenso più o meno inconsapevole dell’opinione pubblica, le uniche forze politiche e sociali che hanno ancora il coraggio di denunciare ad alta voce la feccia che di questa società detiene il controllo: noi.
Hanno incastrato un emerito psicolabile, tale Insabato. Si potrebbe, e a ragione, pensare che i nostri nemici abbiano fatto un autogol: guarda caso, ora che Insabato non è morto, sono certo loro a rischiare e non alcuna delle nostre forze politiche, che tutti i difetti avranno tranne quello di spingere la gente a mettere petardi ai giornali, per di più all’unico giornale “libero” della sinistra (libero, se non altro, di mandare a quel paese i vari Veltroni). E invece il giochetto, ahimé, è riuscito: la gente, l’opinione pubblica, crede che il tale sia uno dei nostri, uno che frequenta una sezione o che legga un giornale come quello che avete in mano ora!
Qualche altro spirito libero ha perfino proposto di sciogliere Forza Nuova, e nessuno si ribella anche solo all’idea: non c’è che dire, cinquant’anni di cultura e di educazione improntati all’esaltazione della “tolleranza e dei valori di libertà di parola” non sono passati invano. Il fatto è che noi italiani siamo una genia da quattro soldi. Altro che legge Mancino e posizioni razziste: siamo un’accozzaglia di gente che non sa cosa significa esser coerenti. Un pascolo di egoisti, di approfittatori, di opportunisti: siamo un NON POPOLO.
Parliamo della corruzione che tutti conosciamo, e ne parliamo con una rassegnazione che ci pone sullo stesso livello dei complici: sappiamo che le strade attraverso cui la nostra società sta involvendosi sono fetide di compromessi, omissioni, favoritismi, ingiustizie.
Sappiamo tutto, eppure non parliamo (sto parlando genericamente: ognuno di noi risponda poi alla propria coscienza): siamo la società degli omertosi, dei vigliacchi, degli antifascisti...
Non soltanto nessuno fa nulla contro l’ingiustizia dilagante: ma la massa guarda con fastidio ai pochi don quixote che osano muovere qualche appunto, alle voci nel deserto che gridano, fievolmente per quanto è loro ancora concesso, alla moralizzazione.
E si trincera, questa onda-lunga di vigliacchi, dietro quell’ombra di coraggio che serve per perseguire nella disciplina mistica della sopportazione quotidiana della proprio pochezza. Hanno ragione, i meschini: ci vuole tanto coraggio a vivere in cotanto fango.
Ma ancor più coraggio e intelligenza si dovrà dunque chiedere a tutti noi che massa non siamo (o che ci sforziamo di non esserlo):
1) non si risponda alle provocazioni, se non attraverso la penna di un articolo o di una denuncia;
2) non ci si fidi di nessuno nell’esprimere commenti di nessun tipo;
3) ci si guardi alle spalle;
4) non ci si presti a giochetti strani con individui sospetti.
Dobbiamo ricordarci tutti quanti di una cosa: se il caso Insabato è stato già insabbiato, altra gente potrebbe star valutando l’ipotesi di strumentalizzare qualcuno di noi.
Lasciamo agli altri il coraggio della vigliaccheria: accontentiamoci del senso dell’onore che ci è stato instillato da chi, a guerra persa, sta ancora li a fare il proprio dovere con lo sguardo lucido sugli eventi che stanno accadendo.




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