Fazio e le errate statistiche contro gli operai
Su queste colonne ho già sostenuto che il panico dei politici del potere, siano essi al governo o all'opposizione, nei confronti della crisi della Fiat abbinato al dogmatismo di non toccare il capitale fa rimpiangere l'apertura mentale di persone che, ad eccezione di Sylos Labini, di sinistra non erano. Ora, a causa di strafalcioni pronunciati da Antonio Fazio, volutamente effettuati contro i salari operai, devo perfino rimpiangere un grande conservatore come Guido Carli. Sul Corriere della Sera di mercoledì 16 ottobre Roberto Bagnoli riporta lungamente una parte del discorso del Governatore della Banca d'Italia (ormai euroridondante) Antonio Fazio. Riprendiamo il passaggio di Bagnoli per intero: "Fazio tocca più volte il tema della competitività. ‘Se l'Italia è il settimo Paese più industrializzato del mondo - ha affermato il Governatore - ma è al ventottesimo posto nella media del Pil pro capite vuol dire che c'è qualcosa che non va'. Ed è il costo del lavoro. ‘Il livello dei salari in Corea è circa metà del nostro - puntualizza Fazio - ma in Corea fanno macchine più o meno come noi, non sono peggiori di quelle italiane, forse di quelle tedesche sì…'. Insomma per Fazio c'è un problema di competitività legato al ‘nostro tenore di vita'".
Parole in libertà, da parte di Fazio, che pur dovrebbe disporre di un nutrito ufficio studi che gli fornisca almeno delle statistiche precise e, per ignoranza riflessa, da parte del giornalista del Corriere della Sera. Ma tutto fa brodo per spostare la responsabilità della crisi dell'auto dal capitale ai lavoratori.
Le statistiche citate da Fazio sono errate e spurie. In materia di reddito globale (Pil) e pro capite l'Ocse utilizza due misure ambedue in dollari Usa. Quella fondata sulla media annuale del tasso di cambio con la moneta americana e quella basata sulla parità del potere d'acquisto (si veda Oecd in Figures, Paris: July 2002). In termini di Pil aggregato l'Italia è al sesto posto nella graduatoria dei paesi Ocse. Ciò vale per entrambe le misure: 1088,7 miliardi di dollari sulla base del tasso di cambio vigente mediamente nel 2001 e 1510,6 miliardi in termini di parità di potere d'acquisto. Sesto non settimo. Forse all'infuori dell'Ocse la Cina ha un Pil più ampio di quello italiano. Tuttavia i dati aggregati sulla Cina compilati dalla Banca Mondiale devono essere presi con tonnellate di grani di sale. In termini di Pil la Corea meridionale con 47 milioni di abitanti si situa al decimo posto. Il dato importante, ammesso che queste statistiche significhino qualcosa, è quello del Pil pro capite. Calcolato sulla base del tasso di cambio l'Italia è al diciottesimo posto (18800 dollari Usa), Secondo il Corsera invece Fazio ha posto l'Italia al ventottesimo rango. E' semplicemente sbagliato. In termini di parità di potere d'acquisto invece l'Italia è al quindicesimo (26100 dollari). Secondo quest'ultima misura l'Italia supera la Francia (25100), la Gran Bretagna (25400) ed è ad un passo dalla Germania (26500). Ne consegue che, contrariamente a quanto vorrebbe farci credere Fazio l'Italia non è un paese ove il volume del reddito aggregato è alto per via della numerosa popolazione, come invece sarebbe il caso della Cina. Vi è pertanto una relazione tra il valore del reddito aggregato italiano e la sua collocazione in termini pro capite tra la Francia e la Germania. Il teorema di Fazio è quindi falso. L'Italia non è un paese a basso reddito pro capite.
Chi glielo ha preparato il discorso di Foligno? Ma queste false correlazioni statistiche servivano a raccontare la favola che il reddito pro capite italiano sarebbe basso a causa dei salari eccessivi. Andiamo ora in Corea. Fazio dice che il livello dei salari coreani è metà del nostro. E'evidente che qui il calcolo è in termini di tasso di cambio monetario. Ebbene mentre in base a questa misura l'Italia ha, come abbiamo visto, un reddito pro capite di 18800 dollari Usa quello coreano arriva appena a 8800 dollari. Qual'è il rapporto tra 8800 e 18800? Risposta:47%. In altri termini vi è una relazione simmetrica tra il salario coreano ed il reddito pro capite medio dei coreani raffrontato ai salari ed al reddito pro capite italiano. A metà salario corrisponde metà reddito pro-capite, punto e basta. Sarà questo il vero messaggio di Fazio? ridurre cioè i salari ed i redditi pro capite italiani ai livelli coreani? Gli operai in procinto di essere licenziati dovrebbero venire a conoscenza dei falsi ideologici che vengono commessi per far gravare su di loro la responsabilità della crisi. Nazionalizziamo la Fiat e pensioniamo Fazio che di numeri non sembra capirci molto mentre non possiamo che rimpiangere, intellettualmente, Guido Carli.




Rispondi Citando