Una rozza e volgare offesa
a 50 anni di storia democratica


ROMA, 14.
Non sono ancora sopite le polemiche sul riferimento fatto alla Camera da La Russa (An) in merito a legami tra Dc e tangentopoli che Umberto Bossi lancia, in termini rozzi e volgari ai quali non è nuovo, un'altra bordata contro gli ex democristiani. In un'intervista al quotidiano "la Repubblica", poi replicata con dichiarazioni amplificate dai telegiornali di ieri, Bossi dice tra l'altro che "il Nord non si dimentica di chi lo ha rapinato. Negli anni Settanta furono Moro e Berlinguer a togliere agli enti locali i soldi...". Poi attacca i centristi accusandoli di vivere "una stagione di realtà virtuale"; e aggiunge che "se tornasse questa stagione, il Nord si alzerebbe in piedi al grido di "ladri, ladri" e si ribellerebbe".
Il leader della Lega, che è anche ministro di Governo, torna poi sul tema dicendo: "Ccd e Udc non c'entrano. Quando parlo di Dc parlo di storia, di un'esperienza che è morta per sempre ed è morta male, perché si dimostrarono schiavisti nei confronti del Nord".
Immediate le reazioni, e non solo dagli ex Dc. L'Udc convoca una riunione urgente dell'ufficio politico. Il ministro Giovanardi, ammonisce: "Se davvero il leader della Lega è convinto di poter risolvere i rapporti con l'Udc usando l'epiteto "ladri" nei confronti nostri e della nostra storia, traiamone consensualmente le dovute conseguenze, essendo chiaro che in quel caso, allo stesso tavolo non potremmo più sederci".
Duro il presidente del Ccd, Follini, che si chiede "se esista ancora un'alleanza"; e il ministro Buttiglione, precisa: "Noi siamo alleati convintissimi di Silvio Berlusconi. A questo punto non sappiamo se lo siamo di Bossi. A giudicare da quello che dice sembra di no, perché tra alleati il primo dovere è quello del reciproco rispetto". Buttiglione ricorda poi che l'esperienza della Dc "non è morta" ed è grazie ad essa che l'Italia è passata "da una condizione di vita da terzo mondo a un primato economico e civile tra i Paesi più sviluppati". Questo grazie non alla Lega "ma alla Dc di De Gasperi e Moro".
E l'orgoglio democristiano si fa sentire anche in altri ex esponenti dello scudo crociato, nella maggioranza e nell'opposizione. Castagnetti (Margherita) osserva: "Se nella precedente legislatura un ministro di un partito nostro alleato avesse detto anche solo il 50% di quanto affermato da Bossi, non saremmo restati un minuto in più". Dal canto suo l'ex Presidente della Repubblica, Cossiga, sostiene: "Se An e la Lega fossero coerenti con quello che dicono, dovrebbero essere avversari dei progetti di riforma della giustizia elaborati dalla Casa delle Libertà e in via di attuazione. Per prima cosa - osserva - dovrebbero rivedere il loro atteggiamento sulla legge Cirami e votare contro provocandone inevitabilmente la bocciatura. Ma queste cose hanno diritto a dirle quegli ex Dc come me, Casini, Tabacci, Fontana che sono insorti contro gli abusi di "mani pulite" e hanno difeso tutta la Dc dai tentativi di "colpo di Stato legale" portati avanti dalla procura di Milano e da quella di Palermo. Non certo gli Enrico Letta, le Rose Jervolino, i Castagnetti che per viltà sono stati e sono tutti giustizialisti sino a rinnegare i loro compagni di partito, benché continuino a campare, come movimento politico, con i proventi dei "ladrocinî" di Forlani e Citaristi...".
Nell'Udeur, Mastella sostiene che "gli insulti ed i ricatti di Bossi dimostrano paura"; e la presidente Dentamaro chiede che Berlusconi "prenda ufficialmente le distanze dalle affermazioni farneticanti e offensive" di Bossi. Per Fioroni della Margherita, "gli insulti a Moro e a Berlinguer sono l'ultimo raglio dell'asino"; e Maurizio Ronconi, dell'Udc, chiede una verifica della maggioranza.
Interviene in difesa "non della Dc ma di un pezzo di storia d'Italia" anche il diessino Violante, secondo cui "la Dc è stata una grande classe dirigente dotata di senso dello Stato. Ha fatto grandissimi errori, e un pezzo è scivolato nella corruzione, ma quando sono stati colpiti dalla giustizia i suoi esponenti si sono comportati tutti in modo esemplare".
Intanto nella maggioranza c'è chi cerca di gettare acqua sul fuoco di una polemica che secondo diversi commentatori non è casuale ma seguirebbe un preciso disegno politico teso a ridimensionare il peso dei centristi nella Cdl.
In una dichiarazione odierna, il Premier Berlusconi rileva come "la presenza e il contributo dell'Udc" siano "fondamentali per la realizzazione del programma di Governo" e "come garanzia di quei valori che hanno consentito all'Italia in questi ultimi cinquant'anni di crescere e di svilupparsi nella libertà, nella democrazia, nel benessere".

(©L'Osservatore Romano - 14-15 Ottobre 2002)