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    Predefinito 12/10/2002 - Raid razzista a Padova

    «Caccia al negro», naziskin scatenati!
    Armati di bastoni e tubi di ferro hanno picchiato due operai nigeriani.
    L'agguato di una ventina di teppisti fra il negozio Ricordi e il Supercinema.
    Alcune persone si sono gettate nella mischia in aiuto degli aggrediti.

    di Enzo Bordin e Felice Paduano

    Un manipolo di naziskin, armato di bastoni e tubi di ferro, ha assalito ieri sera due giovani operai senegalesi. Una «caccia al negro» di matrice razzista, iniziata verso le 19 davanti a Ricordi e proseguita fino all'altezza del Supercinema, sotto gli sguardi attoniti di decine di passanti.
    Vista anche la disparità di forze in campo, alcune persone di passaggio, tra cui un pensionato di 60 anni, si sono gettate nella mischia riuscendo a «liberare» la coppia di extracomunitari accerchiata. Alle grida di aiuto lanciate dai senegalesi, poi rifugiatisi in un bar, il numero dei soccorritori si è via via ingrossato, sino a formare una piccola folla. A quel punto i naziskin, una ventina, se la sono data a gambe per via Risorgimento, lasciando anche un tubo di ferro sotto una panchina, davanti al negozio di «Anna Spose». Giunti in largo Europa, si sono divisi: alcuni sono stati visti filarsela imboccando riviera Mugnai e la zona di Ponte Molino. Avevano i volti coperti da fazzoletti neri. Quasi tutti indossavano jeans e giubbotti in pelle. Alcuni testimoni hanno riferito di averli uditi scandire slogan razzisti. I due senegalesi, invece, avevano degli impermeabili corti color arancione per ripararsi dalla pioggia.
    I primi ad accorrere in via Emanuele Filiberto sono stati i vigili urbani, giunti con due pattuglie. Nella concitazione del momento, vedendo i senegalesi impugnare oggetti di fortuna usati per difendersi, hanno sulle prime equivocato la situazione mettendo le manette ad uno di essi. «Che fate, a prendere le botte sono stati loro!» hanno cominciato ad urlare alcuni passanti. A quel punto gli agenti municipali hanno subito rimediato all'errore liberando il malcapitato. Si tratta di Halifa Ababacar Guenye, 20 anni, nato in Senegal ma in Italia con regolare permesso di soggiorno. Lavora come operaio alla Carraro di Campodarsego, un'azienda con 800 dipendenti.
    L'altro senegalese è un suo coetaneo. Era arrivato da Brescia per passare il fine settimana a Padova, ospite nella casa di Chiesanuova dove abita da due anni Halifa. Entrambi hanno rimediato diverse manganellate, alla schiena e alle braccia. Ma qualche colpo li ha raggiunti anche alla testa e al collo.
    Ad aggressione già conclusa, è giunto il consigliere comunale di Forza Italia Surendra Narne, medico otorinolaringoiatra che vive a Padova da decenni. «I vigili mi hanno già informato dell'accaduto: è un episodio d'intolleranza razziale - ha detto - Non avrei mai creduto che in pieno centro potessero accadere fatti così gravi e sconcertanti».
    Per circa un'ora, via Emanuele Filiberto è rimata bloccata. Il «tam-tam» della notizia ha portato davanti al Supercinema decine di curiosi. Nel frattempo, l'operaio della Carraro è stato accompagnato dai vigili in piazza Garibaldi per un'eventuale identificazione di alcuni degli aggressori. Non ha però riconosciuto nessuno.

    Dal Mattino di Padova del 13/10/2002

  2. #2
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    Predefinito

    «I padovani non sono razzisti»
    Rabbia del sindaco Giustina Destro per l'agguato ai senegalesi sul Listòn
    LA CITTÀ E GLI ALTRI:

    PADOVA. «Chiedo scusa ai due immigrati. E chiedo ai cittadini di comprenderci». All'indomani della «caccia al negro», messa in atto sabato sera, sul listòn, da una dozzina di naziskin, Lucio Terrin, comandante della Polizia municipale, si scusa per quelle manette che, per errore, sono scattate ai polsi dei due extracomunitari percossi. Per il sindaco Giustina Destro quello di sabato è «un episodio deplorevole e incivile. Spero che gli aggressori siano individuati al più presto». Intanto Halifa Abacar Guenye, il ventenne senegalese aggredito sabato, racconta che, tre anni fa, ha lasciato il suo paese per fame. E' provvisto di un regolare permesso di soggiorno. Oggi sarà al suo posto di lavoro alla Carraro di Campodarsego.

    Hanno tentato la «caccia al negro» armati di bastoni e catene, il volto - da vigliacchi - mascherato con un foulard. Ma quella caccia è finita in un rapporto che i vigili urbani hanno già trasmesso in questura. E la Digos ha avviato un'inchiesta per identificare, nel più breve tempo possibile, i 12, forse 13 naziskin della spedizione punitiva che volevano dare una lezione a quei «negri di merda», due operai regolarmente immigrati in Italia, colpevoli di essere stranieri e di pelle scura. E intanto il comandante della polizia municipale, Lucio Terrin, chiede scusa.
    «Chiedo scusa ai due immigrati. E chiedo ai cittadini di comprenderci» ammette il capo dei vigili rubani. Già perché quando hanno capito che stavano assistendo ad un'aggressione ignobile, alcuni padovani, sgomenti, si sono affrettati a chiamare due vigili urbani in servizio sul listòn, poco lontano da piazza Insurrezione. Piazza dove, nella fuga, inseguiti dallo squadrone razzista, erano scappati i due senegalesi, l'uno operaio alla Carraro di Campodarsego, l'altro in una fabbrica del Bresciano. E i vigili sono arrivati di corsa. E di gran lena hanno estratto le manette chiudendole ai polsi dei due malcapitati extracomunitari. Equivoco subito chiarito dai passanti (italiani) che hanno gridato: «Che fate, a prendere le botte sono stati loro!». «Mi dispiace per l'equivoco - insiste Terrin - Capita, quando il lavoro impone di intervenire in fretta». Pestaggio razzista? Il comandante è prudente nel ricostruisce la vicenda: «I 2 vigili che si trovavano sul listòn sono stati informati che c'era una rissa. Quando sono arrivati in piazza Insurrezione hanno trovato i due immigrati: uno di loro impugnava una spranga. Da qui l'equivoco». Spranga che era sfuggita ad una «testa rasata». E che il senegalese era riuscito ad afferrare. Per difendersi. «All'arrivo dei vigili, di quei giovani non c'era più traccia - rileva Terrin - Tutti spariti». Giovani violenti. E razzisti. Ma il comandante getta acqua sul fuoco: «Sono tutte cose riferite dai passanti. Noi stiamo raccogliendo dati e testimonianze. Mi viene da pensare: sono stati provocati? I due stranieri, comunque, non sembravano più di tanto intimoriti. Bisogna capire bene che cosa è accaduto. Faremo le nostre indagini e il questore trarrà le sue conclusioni: è un fatto da valutare con attenzione senza creare allarmismi e fantasmi». E conclude: «Del resto i due immigrati non hanno voluto denunciare nessuno». Querela evitata forse per paura.
    Più esplicito il sindaco Giustina Destro: «Un episodio deplorevole ed incivile, estraneo alla storia ed alla cultura della nostra città», commenta. «L'immigrato colpito dai naziskin è un tranquilissimo operaio, che lavora alla Carraro e si è inserito da tempo nel nostro tessuto democratico e civile. Spero che gli aggressori siano individuati al più presto. Gli immigrati, quelli che lavorano onestamente e non creano problemi ai cittadini italiani, devono essere tutelati nei loro diritti e trattati come tutti gli altri nostri connazionali». Resta la «tolleranza zero» per i clandestini e per chi viola le leggi: «Nonostante l'inqualificabile atto di teppismo, le istituzioni cittadine continueranno a tenere una linea durissima verso quegli immigrati arrivati in città solo per delinquere. Anche noi del Comune cercheremo di utilizzare, in modo intransigente, gli articoli della nuova legge Bossi-Fini. Una legge giusta che premia chi lavora onestamente, ma espelle e manda in galera coloro i quali non rispettano le nostre regole e le leggi».
    E intanto il caso arriva a Montecitorio: l'onorevole Piero Ruzzante (Ds) presenterà un'interrogazione al Ministero dell'Interno Pisanu. «Appare ormai evidente che in Veneto esiste una componente sempre più ramificata nel territorio legata al movimento di estrema Destra Forza Nuova e ai naziskin», sottolinea. «Ma fino ad oggi, nonostante le numerose segnalazioni, ha risposto con il nulla».

    «Sono emigrato per fame»
    Il giovane bastonato: in fabbrica mi vogliono bene
    «Aggressione? Forse è stata una rissa» Ruzzante (Ds) presenta una interrogazione in Parlamento:

    Halifa Ababacar Guenye, il senegalese di 20 anni con regolare permesso di soggiorno aggredito selvaggiamente dai naziskin, è iscritto al sindacato e questa mattina sarà al suo posto di lavoro alla Carraro di Campodarsego.
    Signor Guenye, come si sono svolti i fatti?
    «Io e il mio amico di Brescia passeggiavamo in piazza Garibaldi. Ci eravamo fermati a salutare i nostri connazionali che vendevano mercanzie davanti la Rinascente, dopo aver comprato degli indumenti da Foot Locker. Ci siamo fermati a guardare le vetrine della Walt Disney quando un ragazzo, che indossava un giubbotto scuro e portava un fazzoletto nero sugli occhi, mi ha dato una spinta e ha gridato «negro di merda». Appena mi sono girato, ho ricevuto una bastonata sul collo. Io e il mio amico volevamo reagire, ma ci siamo accorti che c'erano altri dodici nazisking, così siamo scappati lungo via Filiberto. Davanti al Supercinema abbiamo preso tra le mani una fioriera e un altro oggetto e siamo partiti al contrattacco. A questo punto i naziskin, dopo aver visto che alcune persone erano accorse in nostro aiuto, si sono dati alla fuga».
    Potrebbe riconoscere qualcuno dei ragazzi che l'hanno colpita?
    «Alcuni di loro avevano tra le mani delle catene e dei tubi di metallo. Non riesco a capire perchè se la siano presi proprio con me. Posso dire che in passato ho avuto un alterco con un giovane dai capelli corti che sul liston stava pestando sotto i piedi un cd di un ambulante sistemato su un panno verde. L'altra sera, invece, un giovane ha detto ai vigili: «Lo riconosco, è uno di quelli che vende le borse false davanti la Rinascente».
    Lei quand'è arrivato in Italia?
    «Ho lasciato, per fame, il mio bel Paese tre anni fa. Avevo appena 17 anni. Sono stato un anno a Parigi e subito dopo sono venuto a Padova. I miei connazionali mi avevano detto che da queste parti trovare un lavoro era facile. Ho lavorato prima alla valigeria Roncato e da oltre un anno sono occupato come metalmeccanico nella fabbrica di Mario Carraro, che produce assali per trattori. Abito con un gruppo di amici in un mini-appartamento e sono fidanzato con una bella ragazza padovana».
    Padova è una città razzista o no?
    «In fabbrica mi trovo benissimo. Tutti mi vogliono bene e mi rispettano. In città, invece, continuo ad avere problemi. C'è gente buonissima ma c'è anche chi non ci accetta e fa di tutto per renderci la vita difficile».


    PARLA PAOLO CARATOSSIDIS
    «Stop all'invasione di immigrati»
    Il leader di Forza Nuova: è la reazione delle persone più sensibili.

    Nelle sfilate «politiche» è alla guida della nuova gioventù che veste un'unica divisa, testa rasata e saluto romano. E sempre lui arringa e sprona i militanti che sventolano bandiere rosse con sigla in nero: un'effe e un'enne incrociate a formare la croce uncinata. «Dio, patria e famiglia» è il suo credo. E a chi tira in ballo il razzismo e l'intolleranza verso il diverso, il padovano Paolo Caratossidis, leader indiscusso di Forza Nuova, replica: «Razzista io? Sono solo tradizionalista. Non voglio che la città sia invasa dagli stranieri».
    Ma è inevitabile. Ogni volta che c'è il pestaggio di un «pedrino», sono tirati in ballo loro, i forzanovisti che contano tra le fila alcuni tra i più scatenati ultras. E se si scatena la «caccia al negro», rieccoli.
    Caratossidis, che dice di questa aggressione a due tranquilli operai senegalesi?
    «Secondo me c'è una sorta di strumentalizzazione. Ieri (sabato) ero in centro e ho visto un nordafricano che girava con un trancino di un metro e mezzo per tagliare i lucchetti. Aveva appena rubato una bicicletta ed era stato arrestato. Sono rimasto sconvolto. La città sta cambiando. Ma vedo tanto assenteismo da parte delle istituzioni. Razzismo? Tre quarti della delinquenza è extracomunitaria. È possibile anche una reazione quando il centro e il listòn sono letteralmente invasi da gente di malaffare di cui il 90 per cento non è italiana».
    Ma questi due senegalesi sono stati aggrediti da un gruppo di naziskin...
    «Un vigile urbano amico mi ha detto che uno dei due immigrati era armato con un tubo di ferro. Credo che bisognerà ricostruire bene i fatti. Magari uno di questi due aveva la coscienza sporca e qualcuno gliel'ha fatta pagare. Comunque non so che cosa sia accaduto, se si sia trattato di una vera aggressione o di una presunta aggressione».
    Ma lei Caratossidis, è intollerante verso gli stranieri?
    «Se nessuno disturba, mi sembra che non sia mai successo nulla. Tuttavia è difficile che ci siano episodi di intolleranza: ci sarà qualche motivo. Per quanto mi riguarda non voglio che le nostre città siano invase dagli stranieri. È un problema di numeri: saranno inevitabili le situazioni di crisi in mancanza di limitazioni».
    Ma la reazione del gruppo naziskin in centro è andata oltre ogni limite...
    «A me i naziskin non hanno mai dato fastidio, mentre chi vende la droga ai ragazzini o è un marocchino o un albanese. E allora, di fronte a questi fatti, le persone più sensibili possono reagire. Alla fine verrà fuori che il movente razziale è da escludere o da ridimensionare».


    I DIRIGENTI DI AN
    «Una banda d'imbecilli»

    An condanna il raid dei naziskin contro i due immigrati. «La mamma degli imbecilli è sempre incinta. Sono persone fuori dal mondo e dal tempo», esordisce l'onorevole Filippo Ascierto, «la violenza non deve trovare alcuna giustificazione da qualunque parte venga esercitata. Abbiamo fatto una legge, la Bossi-Fini, che coniuga due principi fondamentali: solidarietà e legalità. Non possono passare idee che si fondino sul razzismo». Riprovazione anche nelle parole dell'onorevole Maurizio Saia, assessore alla Sicurezza del Comune di Padova. «Non è un fatto preoccupante ma grave perché è un'aggressione. Fortunatamente Padova registra solo sporadici episodi di questo genere. Un gesto gratuito anche perché rivolto verso senegalesi che sono inseriti regolarmente nel mondo del lavoro o si dedicano alla vendita ambulante». Sulla stessa lunghezza d'onda Gabriele Zanon presidente provinciale. «Io non darei all'episodio un'etichettatura politicamente marcata anche se lo ritengo preoccupante. La legge Fini-Bossi fa chiarezza».

    Dal Mattino di Padova del 14/10/2002

  3. #3
    P.N.F.
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    «Raid razzista? Andiamoci piano»

    Maurizio Saia: «È strano che i due senegalesi non abbiano ancora sporto denuncia»

    Quanti erano gli aggressori? Chi dice fossero una decina, chi più di venti. Anche altre testimonianze divergono: qualcuno parla di "teste rasate", un passante riferisce invece di avere visto tra loro addirittura un extracomunitario. I racconti che la Polizia Municipale ha raccolto sull'episodio accaduto l'altra sera sul Liston, sono ancora confusi. Rimane il fatto certo e gravissimo che una banda di scalmanati, armata di bastoni e catene, con i visi nascosti dai passamontagna, abbia potuto mettere in atto nel centro affollato, un'aggressione contro due giovani senegalesi: Halifa Abadacar Guenye, 20 anni, operaio alla Carraro di Campodarsego, ed il suo coetaneo giunto da Brescia per passare il week end. Un episodio di intolleranza che lascia l'amaro in bocca in una città civile quale vorrebbe essere Padova. La Polizia Municipale dal canto suo ha già informato la Questura ed è probabile che fin da questa mattina le indagini vengano affidate alla Digos per verificare se vi siano risvolti politici. Intanto, gli agenti cercano altre testimonianze nel tentativo di ricostruire nei dettagli l'accaduto.
    Raid razzista? «Rimangono alcune zone d'ombra - dice l'assessore alla sicurezza, Maurizio Saia - Non si capisce ad esempio come mai i due senegalesi non abbiano presentato una denuncia contro gli aggressori. Noi li abbiamo comunque informati che lo potranno fare anche nei prossimi tre mesi. È incomprensibile che non abbiano nemmeno risposto alle nostre domande, esprimendo solo il desiderio di andarsene al più presto. È un comportamento strano, che non aiuta a fare emergere un quadro chiaro su quanto è accaduto. Non potendo avere una valutazione completa andrei cauto nel dare giudizi affrettati».Ha l'assessore qualche sospetto sugli autori del raid? «Francamente no - risponde Saia - L'unica realtà è che quasi quotidianamente ormai ci troviamo ad affrontare il problema dei regolamenti di conti tra gruppi di extracomunitari. Se posso rivolgere un invito, è quello di non trasformare l'episodio in un caso politico, almeno finché la Digos non avrà elementi per poterlo definire tale».Anche il comportamento della Polizia Municipale, secondo Saia, è stato ineccepibile. «Il nostro intervenuto - spiega il comandante Lucio Terrin - è avvenuto su richiesta dei cittadini. Ci avevano avvertito che c'era una rissa e quando gli agenti sono arrivati davanti al Supercinema, uno dei senegalesi stringeva in mano una mazza. A quel punto ai suoi polsi sono scattate le manette: un errore al quale si è subito rimediato non appena si è scoperto che era lui l'aggredito». Anche Terrin però si dichiara perplesso: «Non capisco perché - dice - i due senegalesi non abbiano voluto sporgere querela. E perché non abbiamo voluto essere sottoposti ad una visita medica».

    Paolo Gabrielli

    Dal Gazzettino di Padova 14/10/2002



    A volte ritornano. Purtroppo sempre ...

    A volte ritornano. Purtroppo sempre più frequentemente, sempre più sfacciatamente. Di sabato, in centro, sotto sera, quando la gente è più numerosa, intenta a passeggiare, a guardare vetrine, a far compere, a chiacchierare, a prendere l'aperitivo.
    Loro, i rigurgiti, usciti da chissà quale fetida cantina, con le teste pelate, si mescolano tra la folla, gli occhi alla ricerca di qualche pelle di colore scuro. E poi, improvvisamente, attaccano. Armati, incuranti di dove finiranno i colpi, sprezzanti della gente che sta attorno, che grida, che urla, che cerca inutilmente di farli smettere.
    Scene già viste, deja-vu' di un passato anche recente, che guarda caso si ripresenta sempre ad estate finita, messa in archivio, nei fine settimana e, soprattutto, dove c'è più confusione; perchè è più facile confondersi, non farsi vedere e poi darsi alla fuga.
    Episodi di razzismo, di disgustosa intolleranza, condotti a compimento a sangue freddo, con una medesima e ben conosciuta metodologia. Giovani, rigorosamente in gruppo, con la testa rasata, spesso alticci per le abbondanti libagioni. Che di meglio altro non sanno fare se non organizzare la "caccia al nero". Per dare un "senso" al loro sabato di noia, di vuoto assoluto.
    Gli stessi che quasi sicuramente poi si uniscono a quelle orde di scalmanati, che sciamano per le strade del Ghetto, devastano e lordano la città. Intimorendo i passanti, pronti ad offendere chiunque li guardi, pronti ad alzare le mani su chiunque abbia l'ardire di pretendere un minimo di rispetto e di educazione.

    Dal Gazzettino di Padova 14/10/2002

  4. #4
    Paul Atreides
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    "Raid razzista"?

    "Caccia al negro"?

    "Naziskin"?

    Siamo alle solite

    Molto meglio attendere ulteriori sviluppi, prima di mettere in piede il classico refrain

    Saluti

  5. #5
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    Ma quali naziskin? Quale caccia al negro? Ieri i testimoni avevano parlato di 20 persone, oggi si dice che gli "aggressori" fossero 12. Quale sarà il loro numero domani?
    Secondo il comandante dei vigili di Padova i due stranieri non apparivano affatto intimoriti e dei "naziskin", nessuna traccia! Gli immigrati invece sono stati trovati con una spranga in mano! E poi come mai non hanno sporto denuncia?
    CUI PRODEST?

  6. #6
    P.N.F.
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    Originally posted by Walter
    Ma quali naziskin? Quale caccia al negro? Ieri i testimoni avevano parlato di 20 persone, oggi si dice che gli "aggressori" fossero 12. Quale sarà il loro numero domani?
    Secondo il comandante dei vigili di Padova i due stranieri non apparivano affatto intimoriti e dei "naziskin", nessuna traccia! Gli immigrati invece sono stati trovati con una spranga in mano! E poi come mai non hanno sporto denuncia?
    CUI PRODEST?
    Secondo me i due cioccolatini non la raccontano giusta....
    20 o 12 che siano,si trovano nel punto centrale e più affollato di Padova (e chi conosce la città lo sa bene),a volto coperto e armati di spranghe e tubi di ferro. Mah...

  7. #7
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    Apriti cielo! Ora le cimici del "Pedro" capeggiate da Casarini faranno il finimondo, inondando la città di volantini e iniziative "antirazziste" (leggi = antiitaliane, antibianche e anticattoliche).
    Speriamo solo che ciò contribuisca a far crescere nella gente normale il disgusto per gli alligeni e i loro difensori.

  8. #8
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    Il senegalese va dai vigili e denuncia:
    Halifa ha raccontato che sabato i naziskin l'hanno pestato a sangue:

    Halifa, il senegalese aggredito sabato pomeriggio da un folto gruppo di naziskin, ieri mattina è tornato negli uffici della polizia municipale per presentare denuncia. Contro ignoti. Ha denunciato di essere stato improvvisamente circondato da un gruppo di italiani, che l'hanno pestato a sangue. Lui e il suo connazionale, che vive a Brescia. Nel frattempo i vigili urbani, intervenuti sabato pomeriggio sul Listòn, stanno cercando di ricostruire l'accaduto.
    Impresa tutt'altro che facile, sottolinea il comandante Lucio Terrin. Ci sono cinque testimoni da sentire, quattro padovani e un veneziano, che l'altro pomeriggio si trovavano per caso a passare in centro. E che hanno assistito alla feroce scena di violenza, cercando anche di salvare i due africani dalla furia degli aggressori. Armati di bastoni e tubi di ferro.
    Erano in tanti: un gruppo di una ventina di ragazzi, i soliti personaggi legati ai gruppi di estrema destra, che ogni sabato pomeriggio si ritrovano in piazzetta Cavour. E che in un attimo hanno unito le loro forze contro i due poveri senegalesi che, dopo essere stati bastonati, si sono ritrovati anche le manette strette ai polsi. Per uno spiacevole equivoco, in quanto all'arrivo della polizia municipale gli aggressori si erano precipitosamente dileguati. Con le loro «armi». E sul posto gli agenti hanno trovato solo i due senegalesi, e un bastone di 45 centimetri (con due centimetri e mezzo di diametro), che è stato sequestrato.
    La prima relazione degli investigatori è stata comunque già inviata al magistrato e al questore Rodolfo Poli, che l'ha trasmessa alla Digos, competente in questi episodi di violenza politica.
    Probabilmente, aggiungono gli inquirenti, non c'è stata premeditazione da parte dei naziskin, ma questo niente toglie alla ferocia dell'atto. Nato esclusivamente per motivi di razzismo.
    Ai lavoratori senegalesi arriva intanto la solidarietà dei delegati Fiom-Cgil della «Carraro spa», l'azienda di Campodarsego dove lavora lo stesso Halifa, con contratto interinale. La Fiom, dopo aver denunciato «il clima di intolleranza razzista, favorita da leggi, dichiarazioni ed istituzioni», invita tutti a «prendere esempio ed agire con la stessa determinazione di quei cittadini che sabato pomeriggio, per il rispetto della democratica convivenza, hanno sventato questa vile aggressione, indegna di una società civile».
    Condanna decisa all'episodio anche da parte dell'associazione «Razzismo Stop». «La campagna di odio e discriminazione razziale, promossa dalla stessa legge Bossi-Fini, sta raccogliendo i suoi frutti avvilenti», è il commento.


    Halifa Abacar Guenye, 20 anni

    Dal Mattino di Pd

  9. #9
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    LA REPLICA DI SAIA:
    «I fatti non sono chiari»

    «Diciamolo chiaro e tondo. Nella valutazione di un episodio non può far testo l'articolo di un giornale. Piuttosto bisogna fare riferimento ai rapporti delle forze dell'ordine, di cui io, al contrario di lui, ho preso visione».
    L'assessore alla Polizia municipale e deputato di Alleanza nazionale Maurizio Saia (nella foto) replica, a stretto di giro di posta, al segretario provinciale dei Democratici di sinistra, Alessandro Naccarato, per il quale «quella di sabato non è stata una rissa scatenata dal comportamento di qualcuno, ma piuttosto da una deliberata volontà di colpire delle persone solamente per il colore della loro pelle».
    Rispetto all'episodio l'onorevole Maurizio Saia, (nella foto) esponente di Alleanza Nazionale, distingue. «Da un lato, a nome mio e della forza politica di cui faccio parte, ribadisco la condanna di qualsiasi atto razzistico - puntualizza il deputato - così come esprimo la condanna di qualsiasi atto di violenza, politica e non. Ma nel giudicare quanto è avvenuto sabato, mi attengo esclusivamente ai fatti, che risultano ancora piuttosto imprecisi e non del tutto definiti. Ho comunque buoni e fondati motivi per affermare che, tra i protagonisti dell'episodio, nessuno è completamente santo. E quindi ritengo che, nei prossimi giorni, potrebbe esserci qualche sorpresa».
    Quale sorpresa ci riserva Saia? Lo sapremo appena le indagini saranno chiarite.




    «Sono quelli di Forza Nuova, e con loro la Destro ha stretto un patto elettorale»
    LE REAZIONI - Un'interrogazione di Ruzzante:

    «Sono i soliti noti, i gruppi di naziskin di Padova o Schio che fanno le scorribande, che picchiano gli extracomunitari, che devastano gli stadi. E sono quelli legati a Forza Nuova, facilmente identificabili. Volendo». Volendo, appunto. Piero Ruzzante, deputato del gruppo Ds-Ulivo, ha presentato un'interrogazione al ministro degli Interni sull'aggressione ai danni di due operai africani, regolari, da parte di una dozzina di naziskin armati di catene, bastoni e tubi di ferro. Doveva essere una spedizione punitiva contro quei «negri di merda» che passeggiavano in centro, i quali sono riusciti a scappare, raccogliendo nella fuga un tubo di ferro caduto agli aggressori: i passanti hanno chiamato i vigili che, come prima mossa, hanno piazzato le manette ai polsi dei due extracomunitari. Picchiati, insultati, rincorsi dai naziskin e pure ammanettati dai vigili. Tombola! Per fortuna alcuni testimoni hanno suggerito che le cose stavano diversamente: manette tolte e il giorno dopo pubbliche scuse del comandante Terrin. L'interrogazione di Ruzzante comincia con i fatti: è stata un'aggressione di stampo razzista; il peggio è stato evitato grazie a passanti che sono riusciti a proteggere i due giovani dal vile assalto. Poi attacca Saia: «avevano i volti coperti con fazzoletti neri e, a detta dei testimoni, urlavano slogan razzisti, contrariamente a quanto sostenuto dall'assessore alla Sicurezza e alla Polizia municipale - il deputato di An Maurizio Saia - che ha invece teso a ridimensionare l'episodio, dimostrandosi scettico sulla matrice xenofoba e dando credito alla pista infondata del regolamento di conti tra extracomunitari». Continua parlando delle numerosissime aggressioni di stampo nazista, a Padova e in Veneto, organizzate dall'estrema destra e sostiene che «non dovrebbe essere difficile individuare i responsabili visto che spesso partecipano a manifestazioni con simboli e slogan violenti e razzisti». Chiede se il governo non ritenga che «siamo di fronte a un vero allarme razzismo», cosa intenda fare per assicurare alla polizia i responsabili e se non ritenga indispensabile aumentare i controlli delle forze dell'ordine nei confronti delle organizzazioni di estrema destra. Ma anche se ritenga legale la presenza di partiti politici che inneggiano al razzismo e predicano la violenza. Alessandro Naccarato, segretario provinciale Ds, attacca la Destro: «Colpisce che esprima rabbia per l'accaduto dimenticando che 3 anni fa ha stretto un patto elettorale con Forza Nuova che sull'accaduto ha preso posizione giustificando e quasi rivendicando l'aggressione. E' tempo che il sindaco faccia chiarezza sul rapporto tra il Comune e questo pericoloso e organizzato gruppo». «L'aggressione razzista - scrive la segreteria Cgil - trova alimento in una campagna dalla quale non sono estranee importanti forze della maggioranza politica nazionale e cittadina, mirata a strumentalizzare l'insicurezza e le paure dei cittadini, orientandole contro un inesistente pericolo di invasione straniera».

    Dal Mattino di Pd

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    AGGRESSIONE RAZZISTA: molte circostanze da chiarire nelle indagini sugli immigrati picchiati.

    Raid del Liston: sentiti 5 testimoni.
    Hanno fornito elementi determinanti. Uno dei senegalesi intanto ha presentato querela

    Almeno cinque testimoni sono stati sentiti nella giornata di ieri dagli investigatori per cercare di fare chiarezza sul raid che ha visto un gruppo di persone aggredire due immigrati senegalesi attorno alle 19 di sabato, su Liston, mentre il centro era affollato di passanti. A quanto pare sono stati forniti elementi determinanti per il seguito delle indagini che non vanno solo nella direzione dell'attacco razzistico da parte di skinheads travisati con dei fazzoletti e dei passamontagna ed armati di bastoni.
    Nel frattempo una delle vittime, Halifa Abacar Guenye, ha sporto querela nei confronti di ignoti. L'immigrato, ventenne, lavora da una ventina di giorni alla "Carraro" di Campodarsego, della quale non è dipendente fisso. È infatti stato chiamato all'azienda di trattori attraverso un'agenzia interinale. Il secondo aggredito lavora invece in provincia di Brescia; per entrambi i medici hanno riscontrato fortunatamente solo alcune contusioni.Numerose le reazioni politiche e sindacali all'accaduto. Il deputato dei DS Piero Ruzante ha rivolto un'interrogazione al ministro degli Interni, chiedendo al governo "di intervenire con solerzia per assicurare alla giustizia i responsabili delle vili aggressioni contro i cittadini extracomunitari", avvenute, oltre che a Padova, a Roma e a Civitavecchia. Sempre dai DS, dalla segreteria provinciale, arrivano critiche dirette all'assessore alla sicurezza Saia. "Ci lasciano perplessi quanti - afferma Alessandro Naccarato - tentano di minimizzare la ricostruzione dei fatti". Sempre secondo il rappresentante dell'opposizione il sindaco Giustina Destro "esprime rabbia per l'accaduto dimenticando che tre anni fa ha stretto un patto elettorale con Forza Nuova", formazione che avrebbe di fatto rivendicato l'accaduto.

    Dura anche la CGIL. "Quanto è accaduto sabato pomeriggio non può, purtroppo, essere liquidato come uno squallido e isolato episodio causato dalla nota teppaglia nazista che si raccoglie attorno a Forza Nuova e ad alcune frange di ultras di calcio". Sempre secondo il sindacato, inoltre, si orienterebbero a tal punto i cittadini contro il pericolo di "invasione" straniera da generare anche episodi di questo tipo. "La legge Bossi- Fini - aggiunge un comunicato- nasce sul presupposto di escludere dalla vita civile e sociale l'immigrato, ridotto a sola forza-lavoro, privo di alcun diritto e considerato sempre e comunque in transito nel nostro paese, in relazione alle sole esigenze dell'azienda che lo assume".

    E proprio dalla rappresentanza sindacale Fiom della Carraro arriva "La più completa solidarietà ai lavoratori senegalesi... Il clima di intolleranza razzista è favorito da leggi e comportamenti istituzionali (vedi sindaco di Treviso) che sono oggettivamente schierati contro la convivenza civile". La Fiom invita poi i lavoratori a partecipare, anche per questi motivi, allo sciopero generale del 18 ottobre.

    Per accertare quali siano veramente i contorni della vicenda, intanto, tutti gli atti sono stati trasmessi in Procura nella giornata di ieri, mentre è la Digos ad avere preso in mano le indagini sui risvolti di eventuale natura politica dell'accaduto.

    Dal Gazzettino di Pd.

 

 
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