Quando si parla di Giustizia vien subito da pensare che di giustizia penale si tratti. Questo è quanto il comune cittadino ha compendiato in un accavallarsi di opinioni sui trascorsi fatti di tangentopoli. In effetti tutto ciò trova palese valenza per il fatto che in questi ultimi anni si è verificata una vera “rivoluzione “, opera della stessa magistratura che, innamoratasi della politica, si indirizzò verso il ruolo di chi ne è stato l’artefice. Da ciò la mancanza della dovuta serenità nel dibattito.
Quanti hanno seguito tutte le vicende –tra cronaca , storia e sentenze – emerge una legittima e cospicua serie di preoccupazioni.
Ci si chiede:
“perché tanti criminali vengono rimessi in libertà molto presto o se commettono un “certo genere” di reati non vengono nemmeno perseguiti?”
Invero non si capisce nemmeno perché quando una persona si difende contro un pericolo attuale di un’offesa ingiusta viene costantemente perseguita nonostante al cittadino sia garantita dal codice penale la legittima difesa.
Una risposta, la più ovvia, va ricercata nel sistema ove alligna qualcosa che ne incrina e ne deforma il funzionamento.
Noi crediamo che essendo il giudice soggetto alla legge deve interpretarla ed applicarla in base a quanto detta la norma nel “suo formalismo giuridico”, non secondo il comune sentire. Tale concetto,però, è talmente astratto che può trovare concretezza soltanto ad libitum,a seconda della “della coloritura ideologica dell’interprete”.
In un ordinamento come il nostro, di diritto positivo e di democrazia, il criterio ermeneutico deve invece essere la volontà del legislatore come previsto dalla Carta Costituzionale.
La estraneità del magistrato ai partiti mantiene quell’atmosfera di fiducia che deve essere assicurata alla funzione giudiziaria.
“In questo senso – scriveva il sen. Giovanni Conti in la Giustizia - la Magistratura va. Abbiamo ,però, ancora, naturalmente, il giudice autoritario…il giudice sprezzante, il giudice prepotente, il giudice violento, il giudice maleducato: sono residui del passato. Abbiamo giovani magistrati faziosi, bisogna riconoscere anche questo. Saranno pochi, lo so, ma c’è il fazioso simpatizzante comunista e c’è il fazioso democristiano come c’è anche il fazioso monarchico”.
“E ancora oggi la politicizzazione di parte della magistratura ha comportato un altro fenomeno inquietante: giudici e pm si sono divisi in correnti con chiara allusione all’orientamento politico-ideologico dei loro membri.”
Da ciò scaturisce come la coscienza democratica dei cittadini italiani sia stata negli ultimi anni particolarmente sollecitata a riguardo della funzione giudiziaria, specie in rapporto a taluni clamorosi casi, che hanno messo in luce come il suo regolare svolgimento sia elemento indispensabile all’equilibrio della vita nazionale.
Aldilà delle questioni che hanno rilevanza notevole e che si ripercuotono inevitabilmente sul normale vivere della collettività- non ultimo il’caso’ Palermo, è necessario un intervento drastico ed eliminare tutte quelle cause che generano gravi spaccature ogni volta che questioni fondamentali chiamino in causa la funzione giudiziaria.
Il problema è vasto e questa premessa l’abbiamo ritenuto utile per sfoltire certe situazioni che gravano in alcuni settori collegati alla giustizia.
Riteniamo necessario che “si ponga la dovuta attenzione alla necessità che la esecuzione penale avvenga già dopo la pronuncia del giudizio d’appello e non si perda di vista di ridurre sia i benefici,sia gli sconti di pena per tutti coloro che si sono resi colpevoli per taluni gravi reati. Non da escludere, poi, l’importanza di una profonda revisione della legislazione penale in questo senso: “pochi reati, poche pene, ma scontare interamente e con severità”.
Sappiamo con certezza che “ un’alta percentuale (circa l’85%) delle sanzioni penali previste nella legislazione extracodicistica potrebbe essere tranquillamente ridotta a sanzioni amministrative senza danno per la sicurezza dei cittadini e dello Stato”.
Pensiamo al sovraffollamento attuale delle carceri italiane ove in una cella ,secondo quanto si apprende , coabitano in condizioni indegne 15 detenuti invece di due/tre.
Soluzioni per questi problemi, che riteniamo indifferibili perché stanno alla base di un profondo rinnovamento nel settore della Giustizia, che vada al passo coi tempi e garantisca sempre che il magistrato sia custode dei fondamentali principi democratici, si mantenga sempre lontano di quanti si mostrano nemici della libertà e del rispetto della personalità.
Ma i problemi della giustizia non si fermano. Nasce la necessità di rivedere la personalità del magistrato, la sua specializzazione, il processo snello e semplificato, senza lungaggini e teatralità –senza TV,
E’ questo che i politici e le istituzioni devono affrontare e risolvere se quest’Italia vuole il rapporto con il Parlamento, la sua vera indipendenza, il CSM.essere annoverata tra i Paesi democratici e moderni.
Giovanni Venezia
http://www.legnostorto.com/node.php?id=840




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