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    Predefinito Cos’è un partito politico?

    Cos’è un partito politico?

    L’indifferenza alla storia e agli ideali al tempo di Videocracy


    Cos’è un partito politico? Questa domanda mi sono fatto oggi, dopo che mi sono tornate alla mente alcune parole in libertà del ministro Brunetta, riprese da Alessandro Campi, che dicevano pressappoco così: io sono berlusconiano, perché a me del dopo Berlusconi non me ne importa nulla. Dopo Silvio, dunque, venga pure il diluvio, tanto noi non ci saremo più e comunque a quel punto, quando la festa sarà finita, faremo altre cose. Nel frattempo, però, quanto ci siamo divertiti!
    Per Brunetta evidentemente il partito è solo un mezzo per conseguire le riforme. Non la pensava diversamente Paolo Del Debbio che all’epoca delle polemiche interne sul “partito unico” sottolineava questo punto: si fa un gran parlare di “partito” quando la cosa veramente importante è che esprimi una politica “unica”, ovvero quella del premier. Del resto, che il centrodestra italiano si riconosca da sempre come una “lista Berlusconi” lo testimonia il simbolo elettorale in cui tradizionalmente a dominare è il nome del leader con l’arcobaleno tricolore e il termine “libertà” a fare graficamente da contorno.

    C’è poi un’altra idea di partito, opposta alla prima, che si richiama all’appartenenza. L’UDC, ad esempio, continua a sentirsi depositaria della tradizione di Sturzo e De Gasperi e sa di rappresentare una fetta non indifferente di elettori italiani: i cattolici democratici. Lo stesso succede anche in Germania, dove la CDU rimane ancor oggi il partito di Adenauer e la SPD quello di Brandt. Lo stesso dicasi per paesi come l’Inghilterra e l'America, dove, pur con tutti i cambiamenti dovuti alla storia, il Partito Repubblicano ha una sua identità riconducibile ai Presidenti Lincoln e Reagan, mentre quello Democratico a Roosevelt e Kennedy. In Francia Sarkozy si richiama esplicitamente a De Gaulle e nessuno si sognerebbe mai di contestarglielo. In Italia, invece, il tentativo maldestro di alcuni berlusconiani di collocare Berlusconi nella scia dei partiti democratici della Prima Repubblica è franato perché c’erano altri che avevano migliori credenziali per reclamare quelle specifiche identità.

    Riguardo al centrodestra italiano ciò che in definitiva ne mette più a rischio la sorte futura non è la scarsità di mezzi o la mancanza leaders, ma la difficoltà congenita divenuta col tempo indifferenza ad incarnare in proposta politica una storia nazionale. Alcuni anni fa ci provò, con lodevole sforzo, Ferdinando Adornato che cercò in alcune figure del liberalismo, del cattolicesimo, del socialismo e del conservatorismo una scia nella quale potesse collocarsi il berlusconismo. Anche lo scomparso Baget Bozzo ci provò da par suo, ma in entrambi i casi le sollecitazioni non furono raccolte dalla leadership. Cosicché oggi il centrodestra italiano non può propriamente dirsi né Cavouriano, né Crispino, né Giolittiano e né Degasperiano, nè Einaudiano e tantomeno Almirantiano. Resta ahinoi berlusconiano, il che alimenta in molti la consapevolezza che finito questo ciclo non se ne aprirà un altro, perché mancano le basi storiche, ideologiche e al contempo mitiche che impediscono a qualunque partito vero di sfaldarsi dall’oggi al domani.

    Bisogna dunque separare il concetto di partito, che ha una precisa identità radicata nella storia, da quello di un semplice cartello elettorale in cui a dominare è la leadership. Quando questa decade il cartello si scioglie perché non ha alcun motivo di sussistere venuto meno il suo unico collante.

    E’ un dato di fatto che nel centrodestra attuale l’unico intellettuale interessato a fare del PDL un “vero” partito italiano è Alessandro Campi di FareFuturo, ovvero la fronda interna. Personalmente condivido solo in piccola parte le idee di Campi, tuttavia non posso che sottoscrivere la sua critica al presente stato di cose. Volontariamente o no, la “discesa in campo” di Berlusconi ha mutato nel profondo la politica italiana, che oggi è preda di un generale imbarbarimento con le parti in causa che si battono all’arma bianca per mere questioni di potere e di patrimonio. Gran parte dell’elettorato è stanca e disillusa se non addirittura indifferente a quanto quotidianamente accade nel "teatrino" della politica. Il senso civico è praticamente scomparso, sia perché gli esempi che vanno per la maggiore sono quelli che sono, ma anche perché nell’epoca di Videocracy la storia si è liquefatta riducendosi unicamente ai totem politicamente corretti dell’Olocausto e della Resistenza. Solo piccole isole di militanza rimangono fedeli ad una storia che purtroppo per loro ai più si rivela oggi completamente sconosciuta.

    Se Berlusconi fosse stato un vero leader di partito invece che un businessman mosso in politica da interessi e convenienze, si sarebbe preoccupato di ascoltare quanto per anni gli hanno raccomandato di fare intellettuali come Galli della Loggia, Angelo Panebianco o Sergio Romano, tanto per fare qualche nome. Avrebbe potuto scegliere di darsi un tono prettamente liberale, linea Cavour-Einaudi, oppure cattolico, impugnando il miglior lascito della DC. Ancora, avrebbe potuto dar vita ad una sintesi liberalnazionale o persino socialnazionale, ma non ha mai avuto interesse a fare tutto ciò perché indifferente alla storia delle idee e per timore di perdere voti. Al contrario, ha preferito non scegliere alcunché e incarnare via via tutti i modelli politici possibili e immaginabili come maschere da indossare e poi disfarsi a proprio piacimento. Dietro il “partito liberale di massa”, primo ed unico marchio di fabbrica del centrodestra italiano, non c’è nulla che non sia racchiuso nella storia privata dell’imprenditore Silvio Berlusconi. Il quale agli italiani delusi dalla politica non presenta né continuità storica né ideali, ma soltanto l’immagine vincente di se stesso e la sua proverbiale capacità di “fare”.


    Florian
    Ultima modifica di Florian; 14-09-09 alle 22:03
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  2. #2
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    Predefinito Rif: Cos’è un partito politico?

    siamo in un'era di puro pragmatismo,gli italiani vedono che questo governo riesce in 6 mesi a ridare un tetto ai terremotati abruzzaesi e non si preoccupa se il capo del governo ha una vita moralmente discutibile o se il partito che lo segue non ha un'identità ideale definita.

    la colpa è anche dei partiti però che han preceduto quest'epoca: non dimentichiamoci che in Italia è scorso anche del sangue per le ideologie politiche....
    Ultima modifica di Eric Draven; 15-09-09 alle 11:52

  3. #3
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    Predefinito Rif: Cos’è un partito politico?

    (...) voci di palazzo danno come estrema ratio a cui Berlusconi ricorrerebbe per fare cessare le divisioni all'interno del governo. "Credo che ci stiano pensando seriamente. Secondo me è un'ipotesi politicamente folle, significherebbe l'estrema deriva bonapartista del berlusconismo - dice il direttore Alessandro Campi - E' un'idea per arrivare ad un ultimo ed estremo referendum sulla propria persona, per eliminare ogni possibile concorrenza esterna e interna, ma è chiaro che la partita è molto interna: neutralizzare Fini e lasciare Casini al suo 5-6%. Tecnicamente è la soluzione di Napoleone III, il plebiscito bonapartista che rischia di aprire la strada ad una forma di autoritarismo soft".


    Lettera ex An a Berlusconi "Evitare il corto circuito" - Politica - Repubblica.it
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