Il pensiero dei nemici della nuova concezione di Dio, introdotta da Gesù e sviluppata dai grandi maestri gnostici nei secoli successivi, ruotava intorno ad una concezione di Dio che con linguaggio tomista potremmo definire del “motore immobile” ed è stato illustrato in maniera eccellente da Tertulliano proprio in occasione della sua polemica con Marcione. Tertulliano affermava, infatti, che Dio “contrariamente” agli altri esseri “può mutarsi in ogni cosa pur conservando la sua natura” (Tertulliano, De carne Christi, III-5).
Lo scontro teologico tra lo gnosticismo e la “Grande Chiesa” è avvenuto proprio sul tema centrale della natura di Dio.
I maestri gnostici, coerentemente con il pensiero di Gesù per come ci è stato trasmesso dall’Apocrifo di Giovanni e da altri testi antichi, affermavano che Dio è infinito, illimitato e per questo immutabile.
Il pensiero cattolico, erede del pensiero religioso alienante antico, a partire da Tertulliano è giunto ad affermare qualche cosa di assurdo, cioè che Dio è immutabile e allo stesso tempo fonte volitiva di mutamento: il mondo si muove, cioè esiste nel tempo, solo perché Dio, in quanto Volontà Assoluta, vuole che ciò avvenga.
Ora, è chiaro a tutti che il concetto di volontà, implicando la possibilità di una scelta da parte di un soggetto umano o divino tra diverse possibilità di azione, comporta “a priori” l’esistenza del molteplice, del determinato, del limite, in una parola, del mondo materiale.
Il Dio dei cattolici ha finito con identificarsi con un essere divino antropomorfo, limitato e, quindi, parte esso stesso del mondo materiale.
Già Gesù aveva visto il pericolo di una simile concezione quando aveva detto: “Se coloro che vi guidano vi dicono: Ecco il Regno (di Dio) è in cielo! Allora gli uccelli del cielo vi precederanno. Se vi dicono: È nel mare! Allora i pesci del mare vi precederanno.” (loghion n°3 del Vangelo di Tomaso).
Chi ha orecchie per intendere, intenda.




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