In questura le ragazze degli Irriducibili
Interrogate, confermano la versione degli arrestati: erano tre immigrati, ci insultavano
«Eravamo a piazzale Ostiense, domenica, primo pomeriggio. Tutto è cominciato là». E finito come tutti sanno, ormai: il giovane marocchino (ancora in coma) con la testa fracassata a bastonate, in via Carletti, dietro piazzale Ostiense. Escono dalla questura alle 19,45, le quattro ragazze chiamate in causa dagli arrestati, i quattro Irriducibili che, per spiegare l’aggressione, hanno parlato di una reazione dovuta alle molestie subite da loro amiche. Eccole, le ragazze, appena ascoltate dagli uomini della Digos. Tre more e una bionda, tra i 18 e i 22 anni: capelli raccolti, abbigliamento sportivo. Niente trucco, lineamenti morbidi. Un piercing brila sul naso di una di loro. «Siamo state noi ad essere aggredite - dicono quasi in coro - quel quartiere è uno schifo, i marciapiedi coperti di siringhe». Ma voi abitate lì? «No». Torniamo a domenica, allora: cosa è accaduto? «Stavamo tornando da una gita, due macchine. Noi in quella che era qualche metro più avanti. Siami arrivate ad un incrocio, e siamo stati costrette ad evitare questi tre ragazzi che stavano attraversando...». Squilla un telefonino, la melodia è di una canzone di Michael Jackson, alla quale i tifosi della Lazio hanno cambiato le parole, «non mollare mai». Ricominciano a parlare. «Li abbiamo evitati ma siamo state subito aggredite». In quale modo? «Hanno cercato di afferrare il gomito che avevo fuori e hanno cercato di entrare nella macchina. Urlavano insulti, era chiaro, anche se in un’altra lingua». E dopo, dopo cosa è accaduto? «Siamo ripartite, fuggite».




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