Nel 1993 una leggenda iniziò a diffondersi per il capoluogo partenopeo. Era quella del “rinascimento bassoliniano”, ovvero la rinascita della città grazie all’elezione a sindaco di Antonio Bassolino e delle sue politiche.
Oggettivamente Napoli si rifece il look ed in tal senso una vera e propria manna fu il G7 che vide giungere nel 1994 i rappresentanti dei governi più potenti al mondo. Con essi arrivarono anche una pioggia di quattrini necessari per rimettere in sesto la città. I benefici che ne derivarono furono notevoli, con la riscoperta di Napoli come città turistica a livello mondiale grazie all’immenso patrimonio artistico e paesaggistico, troppo spesso compresso dal degrado e dallo stato di abbandono. Bassolino, sorprendentemente, si impose come vero uomo marketing, promotore innanzitutto della sua immagine, ma anche di quella di Napoli. Del resto non si potrebbe spiegare in altro modo l’inaugurazione a tempo di record di alcuni giardini e parchi già costruiti dalle vecchie amministrazioni e solo da aprire al pubblico. O’ sindaco riuscì nell’impresa di far passare tutto come un proprio merito, ma non contento il 19 settembre a San Gennaro, da ateo, con le lacrime agli occhi si fece ammirare in prima fila al Duomo in attesa del “miracolo” del santo patrono. Ed ogni anno, sempre da ateo, sarà lì, in prima fila... I problemi di fondo, tuttavia, restano immutati. Anzi, si aggravano quando le sirene governative lo spingono a Roma, al ministero del Lavoro, e quando la sua missione per la “salvezza” della città diventa più grande, tanto da contenere l’intera regione Campania.
In questi ultimi anni Napoli è una città abbandonata, che si sta adagiando in un torpore pericoloso, in una sorta di rassegnazione che ci pone in una condizione ancor più grave di dieci anni fa, quando la città cercava di opporsi alla depressione che l’aveva colpita. Il nuovo sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino, con un candore che rasenta il ridicolo non perde occasione per lodare la sua amministrazione, il buon governo della città, i risultati conseguiti. Ma è difficile ipotizzare che il sindaco metta qualche volta il naso fuori dagli Uffici comunali di Palazzo San Giacomo o dalla sua casa sulla splendida collina di Posillipo, perché Napoli oggi è sinonimo di marciume, delinquenza, caos. Nei quartieri bene del Vomero ed in prossimità di Piazza del Plebiscito, in questi giorni, ci sono stati gravissimi atti di vandalismo da parte di bande di giovani e giovanissimi che hanno preso di mira i passanti con inaudita violenza. Una deriva sconcertante che non ha avuto che una risposta tardiva delle autorità pubbliche e comunali. Segno della rassegnazione, come di rassegnazione e passività si deve parlare per la “conquista” di ampie strade a ridosso della stazione centrale di extracomunitari che pensano bene di passare lì le proprie giornate ad ubriacarsi, cantare, intrattenere rapporti amorosi con delicate donzelle, oltre che usarle come latrine a cielo aperto. Non una protesta che abbia avuto una risposta da parte dell’ultimo segretario di un assessore, non il minimo interesse di qualche responsabile dell’ASL per le precarie condizioni igieniche in cui si è costretti.
Napoli è tanto alla deriva che addirittura al Comune hanno pensato bene di rivoluzionare la raccolta differenziata dei rifiuti. Non più usando le orribili campane (che comunque restano per il vetro, con l’immutato impatto visivo), ma in prossimità di palette collocate sui marciapiedi delle strade. Una raccolta a cielo aperto, contrariamente a quanto prevede il codice della strada che vieta la raccolta all’aperto dei rifiuti, contrariamente al buon senso ed al buon gusto. Napoli città aperta... ai rifiuti che spesso vengono lasciati per giorni visto che la raccolta non è propriamente impeccabile e spesso capita che gli addetti saltino dei punti. Questa è la “bomboniera” che ci hanno regalato gli amministratori della città e la loro cecità è tanto sconcertante quando demoralizzante perché ci priva anche della speranza. La speranza di un rinascimento pubblicizzato ma mai realizzato.




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