Ieri l'altro è passato a trovarmi un mio vecchio amico, di quelli cari, che tanto più son cari quanto meno ci si vede, che il ricordo basta a mantenere l'affetto, lo vedo arrivare saltellando sulle sue gambe sghembe con quel sorriso sempre stampato in faccia, ed in mano una bottiglia di vino. Il vino era scadente, ma è quello che ci vuole per una sbornia che non sia triste, ma solo nauseante. Nell'altra mano una bustina: un po' di solito formaggio rancido per i miei topini.
I piccoli bastardi dormivano. Ma solo con la mente, perchè i nasi si risvegliarono, in contemporanea, con un soprassalto luciferino, e iniziarono a vibrare come radar, scandagliando l'aria circostante. In un attimo furono tutti pimpanti tra le gambe del mio amico, che ancora nemmeno ero riuscito ad abbracciare.
Ne sanno sempre una più del diavolo.
La giornata era tiepida, il sole riscaldava le mie povere ossa, abbracciandosi, dall'esterno, con il vino, che scendeva caldo. Dopo i primi convenevoli il nemico prende a raccontarmi una delle sue solite storie, quelle sentite chissà dove, cui un amico di un amico di un amico era stato certamente testimone indiscutibile. Anche i topini smettono di mangiare e si fermano rapiti.
Ascolta, amico mio, - mi dice - ascolta...
Un suo amico agricoltore si era accorto di star perdendo troppi cocomeri a causa di furti notturni nel suo terreno, perciò affisse un cartello che diceva: "Attenzione! In questo campicello c'è un cocomero avvelenato".
Il giorno dopo aver messo l'avviso, scoprì che non mancava neppure un cocomero, la scritta era stata alterata e diceva: "In questo campicello ci sono DUE cocomeri avvelenati".
E il sole scese giù, e il cielo si arrossiva, come il vino e le mie gote.




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