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CONDANNA
Le stelle brillano
Come faville di fuochi lontani
Che illuminano il tuo volto a me caro.
Nella penombra dei miei ricordi
Unico bagliore che rischiara l'anima mia
sei tu
tu essere strano ed etereo
che sei il mio mondo
che sei il mio respiro
adesso mi lasci così
mi dimentichi così
spegnendo la fiamma
nel triste oblio della solitudine.
Cristiano De Simone
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Lei
Cammina, per le strade deserte
cammina, con la pace nell’anima
è libera, nessuno può fermarla
ha deciso di non amarmi più.
Furtivamente accarezzo la sua ombra
ma non ho più il diritto di toccarla
mio grande amor ormai ti sto perdendo
e non ho più il diritto di supplicare.
Lei non è più il mio amore
ormai ciascuno può amarla
lei non si ricorda più chi sono io
che ho potuto amarla tanto.
Cammina, altre braccia si tendono
cammina un altro cuore spera
cammina verso un'altra vittima
lontano da me e dal nostro passato.
E se ne vanno per le strade deserte
e se ne vanno silenziosi e tranquilli
ed io vado come un folle relitto
sono perduto, è sfumata ogni speranza.
S. Adamo
http://www.italysoft.com/flowers/rose.gif
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1948
I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
che tu venga all'ospedale o in prigione
nei tuoi occhi porti sempre il sole.
I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
questa fine di maggio, dalle parti d'Antalya,
sono così, le spighe, di primo mattino;
i tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
quante volte hanno pianto davanti a me
son rimasti tutti nudi, i tuoi occhi,
nudi e immensi come gli occhi di un bimbo
ma non un giorno ha perso il loro sole;
i tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
che s'illanguidiscono un poco, i tuoi occhi
gioiosi, immensamente intelligenti, perfetti:
allora saprò far echeggiare il mondo
del mio amore.
I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
così sono d'autunno i castagneti di Bursa
le foglie dopo la pioggia
e in ogni stagione e ad ogni ora, Istanbul.
I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
verrà giorno, mia rosa, verrà giorno
che gli uomini si guarderanno l'un l'altro
fraternamente
con i tuoi occhi, amor mio,
si guarderanno con i tuoi occhi.
Nazim Hikmet
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Citazione:
Originally posted by pcosta
Lei
Cammina, per le strade deserte
cammina, con la pace nell’anima
è libera, nessuno può fermarla
ha deciso di non amarmi più.
Furtivamente accarezzo la sua ombra
ma non ho più il diritto di toccarla
mio grande amor ormai ti sto perdendo
e non ho più il diritto di supplicare.
Lei non è più il mio amore
ormai ciascuno può amarla
lei non si ricorda più chi sono io
che ho potuto amarla tanto.
Cammina, altre braccia si tendono
cammina un altro cuore spera
cammina verso un'altra vittima
lontano da me e dal nostro passato.
E se ne vanno per le strade deserte
e se ne vanno silenziosi e tranquilli
ed io vado come un folle relitto
sono perduto, è sfumata ogni speranza.
S. Adamo
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Sbaglio o è una canzone questa pcosta?.....non ha proprio nulla da invidiare ad una poesia......molto bella davvero.....la S. per quale cognome sta?
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Un jardinier de l'amour
Hai visto giusto, "Lei" è una canzone degli anni '60, parole e musica di Salvatore Adamo
La puoi ascoltare da http://digilander.libero.it/pcosta/Lei.wma
Questo è Salvatore Adamo che la canta all'Olimpia di Parigi nel 1965
http://digilander.libero.it/davideco...Aolympia65.gif
Forse, come "La Notte", anche "Lei" è solo una canzonetta, ma insieme a un piccolo grande amore di adolescente a pezzi diventa molto più bella e struggente...
Nato a Comiso ed emigrato in Belgio con i suoi genitori (il padre in miniera) all'età di 3 anni, Adamo è stato influenzato dai versi di Victor Hugo e dalla musica di Jacques Prèvert, Georges Brassens e dalla canzone italiana. La passione per la musica e le qualità artistiche lo hanno reso una delle stelle più grandi nel mondo musicale in lingua francese; Jacques Brel lo definì " Tendre Salvatore, tu es un jardinier de l'amour "
Nel 1968 ha vinto perfino il Festivalbar con
"Affida una lacrima al vento" , che è arrivata anche al primo posto della hit-parade italiana.
Ha scritto anche libri di poesia.
Questo è il testo originale in francese...
Elle
Elle marche dans les rues de la ville
Elle marche silencieuse et tranquille
Mon amour, chacun peut te surprendre
Et chacun peut s'emparer de toi
À son insu, je caresse son ombre
Mais je n'ai plus le droit de la toucher
Mon bel amour, tu n'es plus que décombres
Et je n'ai plus le droit de supplier
Elle n'est plus mon amour
Et chacun peut l'aimer
Elle ne se souvient plus
Qui je suis, qui au juste l'a aimée
Elle marche et d'autres bras se tendent
Elle marche, un autre cœur l'espère
Elle marche vers une autre victime
Loin de moi loin de notre passé
Et ils s'en vont par les rues de la ville
Et ils s'en vont, silencieux et tranquille
Et moi je vais comme une épave folle
Je suis perdu, tout mon espoir s'envole
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è stato influenzato dai versi di Victor Hugo e dalla musica di Jacques Prèvert, Georges Brassens e dalla canzone italiana. La passione per la musica e le qualità artistiche lo hanno reso una delle stelle più grandi nel mondo musicale in lingua francese; Jacques Brel lo definì " Tendre Salvatore, tu es un jardinier de l'amour "
Ah...ecco, volevo ben dire che pareva quasi una poesia, aveva dei geni come esempi da seguire.........., postane delle altre pcosta....ma levami na curiosità il nome è Salvatore o Adamo?
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secundu a tia, unu picciriddu nato nella sicula Comiso, come lo avissimo a chiamari? Turiddu o Adamo?:-00N
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Citazione:
Originally posted by pcosta
secundu a tia, unu picciriddu nato nella sicula Comiso, come lo avissimo a chiamari? Turiddu o Adamo?:-00N
Hai ragione, avrei dovuto capirlo anche dal fatto che solitamente e correttamente si mette il nome prima del cognome;)
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Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perchè con quattr'occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perchè sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.
(Eugenio Montale, Satura, Xenia II)
http://home19.inet.tele.dk/kiss/grafik/feer/fe-3.gif
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Altra poesia
La libertà (libertà dall'amore e dalla donna amata, aggiungo io che sono solo un vecchio malvestito e ripugnante)
Autore Pietro Trapassi (a tutti noto come il Metastasio).
Grazie agl'inganni tuoi,
al fin respiro, o Nice,
al fin d'un infelice
ebber gli dei pietà:
sento da' lacci suoi,
sento che l'alma è sciolta;
non sogno questa volta,
non sogno libertà.
Mancò l'antico ardore,
e son tranquillo a segno,
che in me non trova sdegno
per mascherarsi amor.
Non cangio più colore
quando il tuo nome ascolto;
quando ti miro in volto
più non mi batte il cor.
Sogno, ma te non miro
sempre ne' sogni miei;
mi desto, e tu non sei
il primo mio pensier.
Lungi da te m'aggiro
senza bramarti mai;
son teco, e non mi fai
né pena, né piacer.
Di tua beltà ragiono,
né intenerir mi sento;
i torti miei rammento,
e non mi so sdegnar.
Confuso più non sono
quando mi vieni appresso;
col mio rivale istesso
posso di te parlar.
Volgimi il guardo altero,
parlami in volto umano;
il tuo disprezzo è vano,
è vano il tuo favor;
che più l'usato impero
quei labbri in me non hanno;
quegli occhi più non sanno
la via di questo cor.
Quel, che or m'alletta, o spiace.
se lieto o mesto or sono,
già non è più tuo dono,
già colpa tua non è:
che senza te mi piace
la selva, il colle, il prato;
ogni soggiorno ingrato
m'annoia ancor con te.
Odi, s'io son sincero;
ancor mi sembri bella,
ma non mi sembri quella,
che paragon non ha.
E (non t'offenda il vero)
nel tuo leggiadro aspetto
or vedo alcun difetto,
che mi parea beltà.
Quando lo stral spezzai,
(confesso il mio rossore)
spezzar m'intesi il core,
mi parve di morir.
Ma per uscir di guai,
per non vedersi oppresso,
per racquistar se stesso
tutto si può soffrir.
Nel visco, in cui s'avvenne
quell'augellin talora,
lascia le penne ancora,
ma torna in libertà:
poi le perdute penne
in pochi dì rinnova,
cauto divien per prova
né più tradir si fa.
So che non credi estinto
in me l'incendio antico,
perché sì spesso il dico,
perché tacer non so:
quel naturale istinto,
Nice, a parlar mi sprona,
per cui ciascun ragiona
de' rischi che passò.
Dopo il crudel cimento
narra i passati sdegni,
di sue ferite i segni
mostra il guerrier così.
Mostra così contento
schiavo, che uscì di pena,
la barbara catena,
che strascinava un dì.
Parlo, ma sol parlando
me soddisfar procuro;
parlo, ma nulla io curo
che tu mi presti fé:
parlo, ma non dimando
se approvi i detti miei,
né se tranquilla sei
nel ragionar di me.
Io lascio un'incostante;
tu perdi un cor sincero;
non so di noi primiero
chi s'abbia a consolar.
So che un sì fido amante
non troverà più Nice;
che un'altra ingannatrice
è facile a trovar.
Vienna, 1733.