Il professore ebreo-inglese Norman Finkelstein, autore del dirompente libro “L’industria dell’Olocausto”, recentemente pubblicato anche in Italia, è stato ospite dell’odierna puntata di “Otto e mezzo” condotta da Giuliano Ferrara – e per questa sera anche da Gad Lerner.
Il quale Gad Lerner ha faticato non poco per trattenere la rabbia nei confronti dell’ospite (che ha potuto dire ciò che ha detto senza essere linciato solo perché è lui stesso ebreo), così come Ferrara e gli altri ospiti, tutti ovviamente contrari alle tesi “revisionistiche” del professore, tutti situati tra i “falchi”.
“Revisionistiche” di fatto, perché Finkelstein, pur non negando che l’Olocausto ebraico sia avvenuto, né addentrandosi nella verifica dei controversi fatti di quell’episodio storico, ha espresso una serie di denunce contro la vera e propria “estorsione” finanziaria, sicuramente la più grande della storia, ai danni delle istituzioni di Svizzera e Germania soprattutto, e sulla pelle del popolo palestinese; estorsione ormai nota al grande pubblico, e non solo agli “addetti ai lavori”, da dopo lo strappo colla Svizzera di qualche anno fa.
Va detto che gli intenti di Finkelstein non sono revisionistici (altrimenti non sarebbe mai stato invitato a quella trasmissione, né il suo libro sarebbe stato preso in considerazione dalle grandi case editrici), ma sono quelli di ripulire la memoria dell’Olocausto ebraico dalle infami speculazioni economiche e politiche che vi hanno costruito attorno. La sua denuncia, però, non può che sortire l’effetto di confermare tutta una serie di accuse lanciate da sempre da chi contrasta il modo d’agire della Lobby ebraica internazionale e la sua straordinaria potenza.
Il fatto è che ormai “L’Olocausto” è assurto a un tale livello di indiscutibilità, data la rilevanza gigantesca che si è voluto dare a tale episodio, per i più diversi motivi, da non rendere più possibile alcuna discussione in merito, pena il demolire un aspetto o un altro della Volgata. E visto che una cosa tira l’altra, una demolizione tira l’altra, ecco il terrore di chi teme che quel castello ormai ingestibile crolli del tutto.
Probabilmente in Finkelstein parla la sua parte più britannica, e lo si leggeva nel volto sconcertato di Gad Lerner che fissava deserticamente le pupille azzurre del professore inglese. Ma questo tentativo di ripulire l’Olocausto non può che scatenare un dòmino di disincrostazioni, fino a scoprire i punti nevralgici ed arrivare alla vera consistenza di quell’evento. Ciò che anche Ferrara ha paventato, nel suo chiedere ossessivamente a Finkelstein: “ma lei, professore, a cosa mira dicendo ciò?” “Si rende conto della rilevanza delle sue affermazioni?”




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