Tratto da Oron
di Valerio Ricci
Il secondo dopoguerra, a fronte di quanti rimpiangevano pubblicamente il passato, fu caratterizzato da generazioni che inseguirono il sogno della Rivoluzione, battendosi contro l'Imperialismo statunitense e sovietico e pagando a volte un costo tragico, tanto in Europa quanto in America Latina.
Furono, a loro modo, protagoniste effettive della propria epoca.
Gli anni settanta segnarono però il compimento di un processo di trasformazione generale delle Società, per certi versi disumanizzante, rispetto al quale ogni forza antagonista sembrò mostrarsi in definitiva inerme.
Lo slancio politico cominciò ad apparire a molti un sacrificio Nobile ma inutile, destinato presto o tardi al fallimento.
Costoro, in nome di un equivoco realismo, furono progressivamente attirati nelle orbite complesse del potere accettando il ruolo ingeneroso di comparse.
Gli altri, quasi sempre, degradarono a figure caricaturali, cercando di riproporre con formule sempre più sbiadite gli schemi logori del passato.
Tutti assistettero passivamente al crollo dell'URSS mentre l'ostentazione, a tratti grottesca, delle effigi passate consolava in modo patetico il militante idealista, persuaso egli stesso dell'impossibilità di una seria mobilitazione politica.
L'opposizione radicale, percepita dalle moltitudini come un'opzione politica quanto mai marginale, contribuiva in questo modo al consolidamento di un Sistema di potere ormai unipolare, ma sempre innaturale ed illegittimo, ingigantito dalla pochezza dei propri avversari ufficiali.
Oggi le nuove società, caratterizzate da una disarticolazione patente delle relazioni politiche e sociali, vedono moltiplicare vorticosamente il costo del denaro mentre il diritto alla proprietà e la solidità del risparmio risultano sempre più a rischio.
L'esasperazione dei consumi e la logica frenetica dello sfruttamento intensivo sembrano poi imprimere alle nuove società, scosse da flussi migratori convulsi, impulsi autodistruttivi.
Nel contempo le piccole e chiuse oligarchie finanziarie al potere impongono indisturbate la globalizzazione mentre non solo le sovranità nazionali, ma gli stessi tessuti connettivi delle società, rischiano di sgretolarsi definitivamente.
L'individuo, sempe più atomizzato, si riduce a spettatore passivo di uno spettacolo mediatico, esteso dalla rete Internet al sistema satellitare planetario, che confonde in modo sottile il reale con il virtuale.
OSAMA BIN LADEN, probabilmente, rappresenta il capolavoro dei nuovi complessi scenari artificiali.
Ma sono proprio le società in disfacimento, in fondo, ad offrire lo spazio più ampio per una nuova mobilitazione politica e mai come oggi rimane aperto il campo che separa le moltitudini dalle élite.
Infatti le frontiere infinite della Rete Globale offrono alle eventuali minoranze di Avanguardia, qualora risultassero in grado di assumere le tecniche richieste dai nuovi sistemi mediatici (superando quindi la vecchia concezione di una comunicazione basata sui rapporti diretti con i propri palpabili interlocutori), la possibilità di stabilire contatti in modo interpersonale con quelle moltitudini che, quotidianamente, cercano le proprie verità confrontando le informazioni reperite in rete con i dogmi ufficiali del potere oligarchico.
E' anche questa, per certi versi, la foresta inaccessibile al Leviatano.
E' questo il contesto in cui le moltitudini manifestano ad un interlocutore anonimo ed invisibile il proprio disagio verso la società degli oligarchi.
E' in questo ambito che le moltitudini possono conoscere quei soggetti in grado di fornire le risposte alle richieste oggi poste invano.
E' su questo terreno, fondamentalmente neutro, che oggi le élites devono disputare la battaglia più importante, quella della Comunicazione.
La battaglia per la comunicazione, se intrapresa correttamente ed in modo effettivo, vedrebbe favorite per certi versi le élites aperte sulle oligarchie chiuse.
Questo perchè la finzione mediatica divulgata da quest'ultime alle moltitudini risulta credibile solo se supportata acriticamente dagli operatori della comunicazione: il Virtuale imprime i suoi effetti fino a quando viene percepito come reale.
Ed il potere che deriva dalla sfera Virtuale ha possibilità di sopravvivenza solo in mancanza di un antagonista reale.
Le Oligarchie vincono solo se giocano da sole.
Il reale chiama in causa, del resto, i due elementi fondamentali nella vita degli uomini: la Politica e la Territorialità.
La costituzione di un blocco eurasiatico, compatibile con gli scenari internazionali determinati dalla crisi afghana ed in contrapposizione all'uniformità mondialista ed all'unipolarismo americano, è connessa per questo motivo a principi che trascendono il dominio esclusivamente Geopolitico.
Essa presuppone necessariamente un nuovo incontro tra élites e moltitudini.
Sono questi, pertanto, gli elementi cardine su cui le élites aperte possono fondare un nuovo rapporto con le moltitudini, articolando nuovamente relazioni naturali nella sfera sociale e politica.
L'inizio di un'effettiva interazione tra nuove élites e moltitudini sancirebbe ufficialmente la nascita dell'opposizione al potere usurpato delle oligarchie chiuse.




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