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di red.
Una retata dei carabinieri nella mensa dei poveri Sant’Antonio, al convento dei Frati Cappuccini, a Rimini, ha fatto uscire dai gangheri il vescovo, monsignor Mariano De Nicolò. «L'operazione dei carabinieri – ha detto il vescovo - suscita molto stupore e sconcerto: si è trattato di un fatto clamoroso e indiscriminato, non in presenza di reati specifici, durante un'iniziativa promossa dalla comunità ecclesiale, senza il permesso dell'Autorità ecclesiastica e senza averla preavvisata». Non è infatti usuale che gli uomini dell’Arma, senza alcun motivo, facciano irruzione nei locali di un’associazione umanitaria, bloccando una cinquantina di immigrati perché sforniti di permesso di soggiorno.
Secondo monsignor Mariano De Nicolò l’operazione dei carabinieri, sollecitata da alcuni residenti costituiti in un comitato, è stata «una vera retata». È stato «un controllo di poveri - sottolinea il vescovo - in gran parte immigrati, comprese numerose donne dell' Est Europa, a Rimini come badanti che erano a mensa per un pasto». E ulteriore amarezza viene dal fatto che il fatto sia avvenuto nei locali del convento, in un ambiente di pertinenza ecclesiale.
E pensare che solo quattro giorni fa monsignor Mariano De Nicolò si era rivolto alle autorità cittadine dicendo che «di fronte alla presenza di immigrati e di nomadi non si deve dimenticare che questi vanno affrontati con spirito di umanità, in linea con la nostra tradizione civile e cristiana». «A volte si constata qualche segno di insofferenza e di gelosa difesa dei propri diritti: una tendenza - ribadisce monsignor De Nicolò - che sarebbe pericoloso incoraggiare». «Se vi sono dei problemi, - prosegue il vescovo - questi vanno risolti con equità, cercando il bene di tutti, e non semplicemente cacciando via chi non è gradito, magari solo perché è povero, sgradevole o espressione di altra cultura».
Secondo monsignor De Nicolò, infatti, l'attività della Chiesa, attraverso la Caritas e altre iniziative del volontariato ecclesiale, vuole solo contribuire a creare un clima di umanità, di accoglienza, di aiuto alle persone e alle famiglie per un positivo inserimento nella società. «È un servizio prezioso, per il quale la Città tutta dovrebbe essere grata; un servizio - ripete il vescovo - che previene tensioni sociali e che offre un indispensabile contributo alla costruzione di una società più equa e fraterna».




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