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Barista aggredito diventa giustiziere
Magrebino lo ferisce al braccio
e lui reagisce a suon di pugni
E' successo al Pedavena davanti alla stazione: «Mi ha sputato addosso, poi ha estratto il coltello Non ci ho visto più... »
Non ha aspettato la polizia. Si è fatto giustizia da sè, cacciando l'aggressore dal suo locale a forza di pugni. Il magrebino ora è ricoverato in ospedale. «Mi ha sputato in faccia», racconta il proprietario del bar «Pedavena», che si trova proprio davanti alla Stazione ferroviaria.
«Poi ha tirato fuori un piccolo coltello e mi ha ferito al braccio. Quando ho visto il sangue non ho capito più nulla... ». L'esercente, che ha 33 anni, è stato a sua volta medicato al Pronto soccorso. Ha sette giorni di prognosi, e ieri mattina era puntuale al lavoro, con camicia bianca e gilet bordeaux dietro il bancone del suo bar.
L'aggressione è avvenuta domenica sera, verso le 22.30. Gli agenti della Volante, al loro arrivo, hanno trovato il magrebino completamente annichilito. Dall'alcol che aveva in corpo e dalle botte ricevute dal barista. Tutto era cominciato una ventina di minuti prima, quando un rumeno, che era seduto al tavolino del bar, si era accorto che un nordafricano stava rubando la sua bicicletta, che aveva lasciato appoggiata al portico, davanti al locale. Si era precipitato fuori, urlando, riuscendo a bloccare il ladro quand'era già in sella. Sistemata la faccenda, il rumeno era tornato al tavolo, seguito dal magrebino. Che si muoveva con passo incerto, continuando a sbraitare contro l'altro immigrato. E chiedeva soldi al gestore. Voleva un euro oppure da bere. Con insistenza. Il barista l'ha sollecitato ad andarsene, ma come risposta si è preso uno sputo in faccia. Che ha schivato di un soffio. Ha cercato allora di raggiungere lo stesso risultato spingendolo di forza all'esterno, ma questa volta lo straniero ha tirato fuori dalla tasca una specie di portachiavi, che aveva una piccola lama. E con quella ha colpito all'avambraccio l'esercente, ferendolo. Nella concitazione l'uomo non se n'era accorto.
«E' stata una cameriera a farmi notare che avevo la manica della camicia bianca rotta e sporca di sangue - continua il barista - A questo punto non sono più riuscito a trattenermi e ho alzato le mani contro l'aggressore. Mi sono fatto giustizia da solo? Diciamo piuttosto che era l'unico sistema per mandarlo via dal locale. Inutile aspettare le forze di polizia, in quanto in questi frangenti la situazione rischia di degenerare. Quando ho visto la ferita, mi è salito il sangue alla testa, anche perché mi trovavo nella mia proprietà. E quello era l'unico modo per difenderla».
Poi è arrivata la Volante, che ha cercato di chiarire quello che era successo. Chi stava peggio, comunque, era il nordafricano che ha ricevuto alcuni colpi alla testa, tanto che i sanitari, per precauzione, hanno deciso di ricoverarlo.
«Non voglio sostenere a tutti i costi che in questa zona la situazione è invivibile - dice il proprietario del bar - Sicuramente ci sono quartieri più a rischio. Comunque, non bisogna mai abbassare la guardia. Quando succedono episodi più gravi, per qualche giorno poliziotti e carabinieri sono presenti in forze. Poi i controlli si allentano, tanto che negli uffici che si trovano in questo stesso immobile a volte si infilano anche i "tossici". Ci sarebbe bisogno di un presidio fisso della polizia, una presenza di uomini in divisa notte e giorno, unico sistema per vivere sicuri».




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