Come tutti i venerdì da due anni a questa parte, all’inizio di via Longhena, nel quartiere dello Stadio, un centinaio di musulmani si incontrano per pregare. Lo fanno in un ex panificio che è l’unica moschea in tutta la città: c’è chi arriva a piedi, chi in motorino, chi in automobile e per poche ore la viabilità lungo la via subisce un rallentamento. I motorini e le auto vengono parcheggiati sul marciapiede, alcuni passanti si lamentano. Alla terza circoscrizione sono giunte diverse segnalazioni di schiamazzi. Il presidente della circoscrizione Katia Forte e il consigliere provinciale Damiano Monaldi sono andati di persona sul posto per constatare com’è effettivamente la situazione. Ci sono anche i vigili che, blocchetto alla mano, invitano quanti hanno commesso delle infrazioni a mettersi in regola. La situazione non appare così critica, ma quello che è evidente è la mancanza di uno spazio adeguato per essere definito una sede di culto religioso. L’ex panificio ha tre vetrine che si affacciano sulla strada e due entrate: una è destinata alle donne e bambini, l’altra è riservata agli uomini che pregano. Non c’è spazio per accoglierli tutti, molti sono costretti a lasciare le scarpe sul marciapiedi visto che la scarpiera all’interno del locale non è sufficiente.
«Non è umano», afferma indignata Forte, «lasciare che delle persone siano costrette a pregare accalcate gli uni sugli altri. Ma chi ha dato l’agibilità? Se dovesse scoppiare un incendio tutte queste persone non avrebbero il tempo di mettersi in salvo. Non oso pensare se dovesse accadere qualche cosa ai bambini e alle donne non me lo perdonerei mai».
«Va affrontato il problema della sicurezza», le fa eco Monaldi, «si parla tanto di integrazione mi chiedo se è questa la maniera di far integrare. In questo caso dov’è il rispetto della cultura e della religione degli altri popoli?».
Un’inquilina della palazzina a fianco della moschea ci tiene a dire la sua: «Non mi lamento per il rumore o se la strada talvolta rimane sporca», spiega, «nel periodo estivo i marciapiedi vengono utilizzati per pregare e del resto è evidente che per queste persone occorre maggior spazio». «Le persone che abitualmente frequentano questo luogo», dice il responsabile del centro culturale arabo, Chraef, «sono persone per bene che lavorano onestamente. Se qualcuno non rispetta le regole del codice stradale, è giusto che paghi. Mi scuso per quei pochi che possono aver creato disturbo sporcando e mi dispiace se qualcuno si è lamentato. Siamo circa un centinaio nei giorni di preghiera e nelle festività il numero dei fedeli sale fino a sfiorare le quattrocento presenze. Da tempo cerchiamo un locale idoneo e lo avremmo anche trovato. Purtroppo l’affitto che ci è stato chiesto è troppo alto».
«Chiedo», aggiunge la presidente, «che l’Amministrazione comunale si faccia carico del problema e che venga incontro a queste persone che sono cittadini a tutti gli effetti e pagano le tasse. Il diritto ad esercitare il proprio culto religioso è contemplato nella costituzione, dobbiamo trovare al più presto una soluzione».
Anna Zegarelli
http://www.larena.it/ultima/oggi/cronaca/Aae.htm




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