Il cardiologo Piero Sestu: «Grandi prospettive con un nuovo pacemaker»

Si può evitare il trapianto di cuore
Tecnica rivoluzionaria introdotta al Brotzu e al Civile

Una nuova tecnica per combattere la cardiomiopatia dilatativa, sperimentata con successo al Brotzu e al San Giovanni di Dio. È quella dei pacemaker biventricolari, in grado di stimolare contemporaneamente sia il ventricolo destro che quello sinistro del cuore. Il cardiologo Piero Sestu, che opera con la sua équipe al Brotzu, ha già compiuto l’intervento su alcuni pazienti. «Si chiama terapia di desincronizzazione ventricolare», spiega il cardiologo, «e viene praticata utilizzando dei pacemaker particolari, in grado cioè, di incidere sull’atrio e sul ventricolo destro, ma anche su quello sinistro».
Gli studi finora effettuati hanno dimostrato un miglioramento clinico e delle capacità funzionali di questi pazienti, grazie al ripristino delle regolari funzioni cardiologiche, «ma bisognerà attendere del tempo per valutare se questa tecnica si traduce in una aspettativa di vita a lungo termine», conclude Sestu, «e anche se costituirà una valida alternativa al trapianto».
I pacemaker biventricolari consentono così a molti candidati al trapianto di tornare a una vita quasi normale, evitando il trauma e i rischi dell’operazione. Massimo Carta è uno di questi: «Ho scoperto di soffrire al cuore nel 1993, e per sette anni ho fatto una vita rigidissima: niente fumo, niente stress e un’attenzione quasi maniacale per l’alimentazione. E naturalmente medicine betabloccanti per tenere sotto controllo il ritmo cardiaco». Nonostante tutto, nel corso degli anni le sue condizioni peggiorano: «Ormai ero un paziente col problema trapianto a breve, con la paura che nel frattempo il mio cuore si fermasse per sempre. Mi è stato proposto questo intervento e ho accettato perché ho intravisto uno spiraglio».
Un mese fa l’operazione, in anestesia locale. E la rinascita. «Da quando sono stato dimesso», spiega Carta, «mi sono sentito subito meglio. È scomparsa la stanchezza, l’affanno e ho ritrovato tutte le energie. Spero che il trapianto non sia più necessario».

Mauro Caproni